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Come imparano i robot? Copiando!

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Ballano, abbracciano, fanno le smorfie e preparano il caffè. Siamo entrati nel mondo dei robot

Ho sempre sognato di avere un robot! E nel 2020 si festeggia il centenario della nascita di Isaac Asimov: scienziato e scrittore, famoso per i suoi romanzi di fantascienza, molti dei quali dedicati proprio ai robot. Così insieme a Jacopo, il condirettore del mese super-appassionato di tecnologia, siamo andati a visitare la mostra La città dei robot a Milano. Appena entrati la sensazione è stata di trovarci fra tanti “amici”, ognuno pronto ad aiutaci. Per esempio, appena mi ha visto, un gentilissimo barista-bot mi ha offerto un caffè. «Wow, grazie!».

Nei libri di Asimov, tutti i robot venivano progettati per obbedire a tre leggi: primo, non far male agli esseri umani; secondo, obbedire agli ordini; e terzo, proteggere sé stessi.

La realtà invece è un po’ diversa e ce l’ha spiegata Antonio Chella, professore di ingegneria robotica dell’Università di Palermo. «Per far funzionare i robot gli ingegneri usano reti neurali artificiali, ovvero algoritmi che simulano il funzionamento del cervello umano. Queste macchine ricevono moltissimi esempi di un’azione e, dopo un po’, imparano a ripeterla» ci ha detto. Quindi i robot apprendono a furia di copiare, un po’ come si fa a scuola.

E la prima legge di Asimov, invece? Come si insegna a queste macchine intelligenti a non far male agli umani? «Questo è un problema etico complicato. Esistono organismi internazionali, come la comunità europea e la IEEE (l’associazione internazionale degli ingegneri elettrici, elettronici e informatici) che forniscono linee guida per orientare i costruttori».

Il professor Chella ci ha anche spiegato che in realtà i robot non pensano come noi, ma eseguono dei programmi: possono pianificare un percorso per andare da una stanza all’altra, o una serie di compiti per raggiungere un obiettivo. Però non provano emozioni e non sono in grado di avere idee originali. E i robot pittori e musicisti sanno solo copiare stili già esistenti. Prima di salutarci, ho un’ultima curiosità. Come si fa a programmarne uno? Io e Jacopo potremmo riuscirci?

«Costruire un robot “semplice” è alla portata anche di studenti delle scuole medie. Tuttavia, per fare della robotica una professione è necessario conoscere tante materie: la matematica, la fisica, l’informatica, l’elettronica, la meccanica e l’intelligenza artificiale, ma anche guardare i cartoni animati in modo da creare macchine dalle sembianze amichevoli e affidabili».

A volte infatti le persone possono essere intimorite da questi automi. Ma per il professore non sono in competizione con noi. «Io sogno una società in cui persone e robot possano con- vivere» ha concluso.
Non potrei essere più d’accordo.

Chris standing up holding his daughter Elva