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La mano robotica che “parla” con il cervello

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L'incredibile storia del primo uomo con una mano "bionica" collegata al cervello e che "sente" come sono gli oggetti che afferra.

In un futuro non troppo lontano i robot potranno diventare nostri amici.

Tempo fa ha fatto notizia la storia di un uomo danese che, dodici anni or sono, ha perso la mano sinistra in un incidente e adesso può usare una mano robotica per afferrare gli oggetti. Ma, è questa la cosa incredibile, mentre afferra gli oggetti riesce a “sentire” se sono oggetti morbidi o duri, spigolosi o tondi e li riconosce senza guardarli. Nessuno, nelle sue condizioni, c'era mai riuscito prima .

 

Un lavoro di squadra

Una squadra composta di chirurghi, ingegneri, esperti di robotica e neuroscienziati , italiani, svizzeri e tedeschi, ha compiuto questo straordinario intervento .  In pratica, degli speciali sensori posti sui polpastrelli delle dita bioniche trasmettono un segnale elettrico a dei microchip elettronici contenuti nella mano. Un programma software inventato apposta, trasforma questo segnale in impulsi, che il cervello dell'uomo riceve (grazie a dei fili collegati ai nervi del braccio dell'uomo) e  può riconoscere .

 

Questa impresa, che ti ho raccontato in poche righe, ha richiesto anni di studio e di ricerche e apre prospettive grandiose per migliorare la vita delle persone. 
Nel video che segue puoi vedere come funziona la mano bionica.

 

PS: il video è in inglese ma puoi far apparire i sottotitoli in italiano . Nella barra in basso, quella del menu, clicca sul rettangolino bianco che vedi quando fai partire il video: vedrai apparire una barretta rossa sotto. Poi clicca sulla rotellina dentata, sul menu sottotitoli e cambia la lingua da inglese a italiano. E non metterti a ridere se... la traduzione fa ridere: la fa in automatico Google!