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Chi ha inventato la macchina da scrivere?

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Chi ha inventato la macchina da scrivere?
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Fino alla fine degli anni '80 del secolo scorso, la macchina da scrivere è stato il più diffuso strumento per scrivere testi in bella copia. Oggi non esiste più, è stata superata da computer, tablet e smartphone, ossia dalle... email! Ma chi ha inventato la macchina da scrivere? E quando? E, soprattutto, si dice macchina "da scrivere" o "per scrivere"? Scoprilo con noi!

Nel XIX secolo in molti hanno cercato di accaparrarsi il primato di avere inventato la macchina da scrivere, lo strumento che ha messo chiunque in condizione di scrivere bene (oltre che di farlo molto più in fretta) . Ma sembra proprio che ad aver inventato la macchina da scrivere sia stato, per primo, l'italiano  Giuseppe Ravizza. 

LE ORIGINI

Nel  1846 Ravizza fece un primo tentativo con scopi umanitari: questa macchina, nelle sue intenzioni, doveva servire a far sì che anche i ciechi potessero scrivere. Ravizza scelse di darle un nome tutto suo: cembalo scrivano, per la somiglianza con lo strumento musicale. Prima di lui un altro italiano, Agostino Fantoni, nel 1802 aveva creato la sua versione di macchina da scrivere.

Si calcola che furono almeno 52 gli inventori che in luoghi, tempi e modi diversi e indipendentemente l'uno dall'altro, crearono un qualche tipo di macchina da scrivere. Fino al 1868, però, nessuno riuscì a mettere in commercio un modello di macchina da scrivere. Il merito di aver reso messo in vendita quest'invenzione va ad alcui americani: da allora in poi il successo della macchina da scrivere fu ininterrotto per più di un secolo.

Tanto che uscirono modelli sempre più perfezionati: elettrici (per scrivere più velocemente), con il correttore incorporato (per eliminare gli errori), capaci di cambiare stile di scrittura e perfino silenziosi, ossia (quasi) senza il tic tic tic tic tipico delle macchine da scrivere in azione.

LA MACCHINA "COMMERCIALE"

Nella seconda metà dell'800 l'America stava già diventando la terra del progresso e numerosi inventori cominciarono ad arrovellarsi per "meccanizzare" la scrittura.

Tra questi Chistopher Latham Sholes, un piccolo editore del Wisconsin che - si dice - mentre stava cercando di realizzare una machcina capace du numerare automaticamente le pagine di un libro, ebbe l'idea si spingersi oltre e stampare tutte le lettere dell'alfabeto. Nel negozio di macchinari di un certo Kleinsteuber, Sholes realizzò così il primo prototipo di typewriter, come chiamano la macchina da scrivere gli anglosassoni.

Quel marchingegno possedeva una piccola barra, chiamata martelletto, che batteva sul foglio di carta carbone sovrapposto ad un foglio bianco, imprimendo su quest'ultimo le le varie lettere.

Il primo modello del 1874 però era "chiuso" e non faceva vedere allo scrivente quello che stava battendo. Ci si sarebbe accorti degli errori solo a pagina finita! Sholes  continuò quindi a migliorare la sua creazione e nel 1878 mise in commercio un secondo modello, che riscosse un grande successi.

Il merito di aver reso messo in vendita quest'invenzione va dunque agli americani: da allora in poi il successo della macchina da scrivere fu ininterrotto per più di un secolo. Tanto che uscirono modelli sempre più perfezionati: elettrici (per scrivere più velocemente), con il correttore incorporato (per eliminare gli errori), capaci di cambiare stile di scrittura e perfino silenziosi, ossia (quasi) senza il tic tic tic tic tipico delle macchine da scrivere in azione.

SI DICE MACCHINA DA SCRIVERE O MACCHINA PER SCRIVERE?

Domanda da un milione di dollari: si dice macchina da scrivere o macchina per scrivere? Alcuni pensano  che il nome corretto sia "macchina per scrivere". In realtà, nella lingua italiana la preposizione "da" può avere il significato di un fine o di uno scopo. In questo caso lo scopo è quello di scrivere e perciò è corretto dire macchina da scrivere, esattamente come si dice ferro da stiro, occhiali da vista o vestito da sera.

E la tastiera? La  disposizione dei tasti nelle macchine da scrivere  è rimasta la stessa dal 1864 a oggi. La ragione è che la disposizione dei tasti, secondo lo schema chiamato QWERTY (sono le prime 6 lettere a sinistra della tastiera) era stato pensato  per permettere alle dattilografe di scrivere velocemente, mettendo le lettere più usate a portata di dita. E anche per evitare che le più comuni coppie di lettere, scritte velocemente una dopo l'altra, facessero incastrare i meccanismi della macchina da scrivere.