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Internet, sicurezza e privacy: i consigli per evitare i pericoli della Rete

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Internet, sicurezza e privacy: i consigli per evitare i pericoli della Rete
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Usare Internet e i social è bello, ma la insidie della Rete sono sempre in agguato. Abbiamo intervistato un'esperta per sapere come navigare in tutta sicurezza

Giocare con il cellulare, pubblicare contenuti sui social o chattare con gli amici è molto divertente, ma, forse, non sappiamo che rendere pubblici i nostri pensieri o mettere online fotografie è come mettersi a raccontare i fatti nostri in una piazza della città davanti a un pubblico molto folto.È quello che succede con Internet quando lasciamo i nostri dati, le nostre foto e le nostre preferenze, ma soprattutto ci esponiamo a diversi rischi perché tutto ciò che viene messo in rete e che condividiamo è per sempre, non scordiamolo mai. E siccome i pericoli della Rete sono molti, abbiamo contattato una vera esperta del settore...

«Anche se chattiamo nella nostra cameretta da soli e poi cancelliamo e chiudiamo lo smartphone, il computer o il tablet, rimane comunque traccia di ciò che abbiamo fatto, consentendo ai motori di ricerca di collezionare un enorme quantitativo di dati personali» spiega Manuela De Giorgi, Dirigente Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni del Friuli Venezia Giulia.

I dati raccolti possono essere usati, per esempio, per scopi commerciali. Vi è mai capitato di cercare un nuovo modello di bicicletta e avere poi sui social l’offerta dei nuovi modelli? Anche per YouTube funziona così e gli algoritmi vengono utilizzati per intercettare ciò che piace agli utenti.

Ma come, proprio Internet che, nei mesi di quarantena, ci ha aiutato a concludere l’anno scolastico con le attività online e reso meno pesante il periodo di isolamento sociale? «Ebbene sì, ciò che ci ha reso tutto più semplice non ha solo lati positivi, è anche responsabile di alcuni pericoli “nascosti”. Non è un segreto che app come TikTok, Instagram o YouTube, accumulano informazioni sulle persone lo che usano. Il mondo virtuale è una grande opportunità che ci appartiene, ma nel grande mare di internet dobbiamo navigare con la consapevolezza necessaria a non restare impigliati nella Rete» dice De Giorgi.

L'INTERVISTA

È vero che Internet sa con chi chattiamo e interagiamo?

«Sì. Ogni volta che diamo l’autorizzazione a un’app di accedere ai nostri contatti, le informazioni vengono immagazzinate dai vari gestori. E anche se usiamo un account con un falso nome sulle app, è possibile risalire alla nostra identità dai nostri follower e dalla nostra attività».

Le app social TikTok, Snapchat e YouTube sono pericolose?

«Le applicazioni e i social sono nate per condividere, socializzare, conoscersi e divertirsi. Non sono pericolose ma possono diventarlo (...) I ragazzi li adorano e li imitano. Postare contenuti su queste app è gratis ed è per tutti sia per i giovani talenti sia per chi è stonato o inesperto».

Cosa si può fare "di male" con i nostri dati?

«Un esempio può essere un normale video di bambine di otto/nove anni che creano un contenuto in costume da bagno oppure semplicemente indossano i loro short nuovi mentre fanno una spaccata nella loro cameretta. Di per sé il video è innocente, non sembra avere sfondo sessuale, ma attenzione: nel momento in cui il video viene pubblicato non è più in nostro possesso ma immagazzinato fra altri milioni di video. Se poi riceve molte visualizzazioni attira ancora più pubblico e l’esposizione è enorme. Il rischio maggiore è quello di essere contattati da maggiorenni senza scrupoli, da pedofili che utilizzano queste piattaforme alla ricerca di vittime.

Su YouTube e Tik Tok vi è anche una pericolosa tendenza, tra ragazzi, a offendere e denigrare con commenti che possono arrivare fino al cyberbullismo o a discorsi d’odio o al body-shaming. Quali sono i pericoli della rete più grande e come ci si difende?

«Il più diffuso è il fenomeno del cyberbullismo dove la vittima viene attaccata, molestata intimorita anche online. I consigli che la Polizia Postale dà alla vittima sono: tenere le tracce degli attacchi in rete e di chiedere aiuto (genitori, insegnanti, allenatori) e, se necessario, denunciare. La polizia che conosce bene la Rete, non giudica ma aiuta. Il silenzio è il maggior nemico e il tempo di reazione è fondamentale. Al bullo diciamo che si gioca e si scherza in due e che gli insulti e le minacce o altri comportamenti prepotenti e intimidatori possono avere conseguenze disciplinari, civili e anche penali.

Esiste una legge per contrastare il cyberbullismo?

«Nel 2017 il legislatore ha introdotto una apposita Legge con nuovi strumenti per prevenire queste condotte e tutelare i minori coinvolti, sia nella posizione di vittime sia in quella di responsabili di illeciti».

In particolare:

- All’interno di ogni scuola è stato previsto un referente per il cyberbullismo,

-Nuovi compiti per il Dirigente scolastico come l’informazione nei confronti delle famiglie, l’adozione di misure di assistenza alla vittima e sanzioni e percorsi rieducativi per l'autore.

-La collaborazione della Polizia Postale e delle Comunicazioni che con i suoi esperti garantisce una presenza continua e costante nelle scuole e si fa anche promotrice di varie iniziative volte a sensibilizzare i giovani sull’argomento come ad esempio il Safer Internet Day e la campagna informativa itinerante Una vita da social.

-La possibilità per i minori (che abbiano compiuto 14 anni) di richiedere la rimozione dei contenuti al gestore del sito internet. Se entro 24 ore il gestore non avrà provveduto, l'interessato può rivolgere analoga richiesta al Garante per la protezione dei dati personali, che rimuoverà i contenuti entro 48 ore.

-l’Ammonimento da parte del Questore, cioè una misura finalizzata a tutelare la vittima e a preservare l’autore dei fatti, in ragione della minore età, da un eventuale processo penale, richiamandolo sul disvalore sociale dei suoi comportamenti. È necessaria una richiesta da parte dell’interessato (recandosi ad un ufficio competente o contattando la Polizia Postale per telefono) e successivamente il Questore valutata la richiesta, convoca il minore, unitamente ad almeno un genitore. Gli effetti del provvedimento cessano con il compimento della maggiore età.