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Perché si dice che l’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re?

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Perché si dice che l’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re?
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Da dove deriva il proverbio l'erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re?

Che cosa significa il proverbio "l'erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re"?

Significa che "non si può ottenere tutto ciò che si vuole".

L’espressione si usa principalmente nei riguardi di coloro che sono soliti insistere molto e dei bambini.

Quali sono le origini del proverbio "l'erba voglio..."

Secondo la Treccani Ragazzi, trae origine dal fatto che Carlomagno aveva messo per iscritto tutte le erbe che voleva fossero coltivate nel suo giardino. L'imperatore voleva avere a disposizione tutti i possibili rimedi nel caso si ammalasse. Di solito queste erbe medicinali venivano coltivate quasi esclusivamente all'interno delle mura dei monasteri.

Virgilio Sapere sostiene tuttavia che il proverbio origina dall'opera di Vasco Pratolini, "Cronache di poveri amanti": “L’erba voglio non si trova nemmeno in Boboli”. Boboli è un parco storico, tutt'ora esistente, di Firenze costruito tra il XVI e il XIX secolo, dai Medici, poi dagli Asburgo-Lorena e dai Savoia.

La favola dell'erba voglio

Su diversi siti viene riportata una storia divertente sull'erba voglio. La versione sotto è stata ripresa dal sito dell'Ifn

C'era una volta un re che diceva sempre voglio, voglio e non diceva mai per favore. Un giorno mentre passeggiava nel bosco incontrò un'erba che aveva dei fiorellini gialli tanto carini.
Quei fiorellini gialli piacquero moltissimo a re, che pensò: "Quest'erba fa dei fiori molto più belli di quelli del mio giardino. Non è giusto che sia qui nel bosco."
Il re comandò subito al suo seguito: "Voglio che quell'erba sia portata nel giardino reale e messa sotto la mia finestra, perché voglio vedere i fiorellini gialli la mattina quando mi sveglio. Voglio che il real giardiniere venga immediatamente qui a prendere l'erba e la trapianti subito nella reggia."

E così fu. Ma le cose non andorano come il re voleva: nel trasporto dal bosco ai giardini reali i fiorellini gialli si staccarono dall'erba ed anche quando l'erba fu trapiantata i fiorellini gialli non crescevano. Tutte le mattine il re, quando si svegliava, apriva la finestra e guardava se l'erba aveva fatto i fiorellini gialli, ma non si vedevano neppure i boccioli. Il re si metteva a strillare: "Voglio i fiorellini gialli, che mi piacciono tanto! Voglio i fiorellini gialli, che mi piacciono tanto! Voglio che il giardiniere venga qui immediatamente! Voglio che l'erba sia innaffiata tutti i giorni, anzi due volte al giorno, voglio che gli sia messo il miglior concime, voglio i fiorellini gialli".

Il povero giardiniere faceva di tutto, ma i fiorellini gialli non crescevano.
Il re disperato fece un bando in cui si diceva che chi sarebbe stato capace di far crescere i fiorellini gialli, sarebbe stato nominato principe.
Vennero giardinieri da tutte le parti del mondo. Il re li portava nel giardino e gli diceva: "Voglio che quell'erba faccia i fiorellini gialli: mi piacciono tanto! Fate di tutto per farli crescere! Se ci riuscite diverrete un principe."
I giardinieri non ottenevano nessun risultato e l'erba stava cominciando a seccarsi. Il re si disperava sempre di più ma non sapeva che fare. Un giorno arrivò a palazzo uno strano personaggio con un cappello alto alto che disse al re: "Io sono il mago Babalù e so come far crescere l'erba che fa il fiorellini gialli."
"Voglio saperlo! Voglio saperlo!" gridò subito il re.

Il mago sorrise: "Non so se vostra maestà ne sarà capace. Bisogna chiedere all'erba di crescere sempre per favore e non bisogna mai dire 'voglio' in sua presenza, né all'erba, né a nessun altro. Non appena l'erba sente 'voglio', smette di crescere, anche se sta nei giardini del re."
Il re dapprima si arrabbiò moltissimo e pensò: "A sentire questo insolente non dovrei dire 'voglio'. Io che sono il re! Che sono diventato re a fare, se non posso nemmeno dire 'voglio' in presenza di un erba. E poi l'erba sta proprio sotto le mie finestre: non potrei mai più dire 'voglio' a nessuno. No, non ne sarei capace!". Il re stava quasi per comandare: "Guardie, voglio che prendete il mago Babalù e gli tagliate la testa! Voglio che impari che non si parla così ad un re.", quando si rese conto che, se faceva così, non avrebbe mai più visto quei bei fiorellini gialli: gli venne quasi da piangere. Cercò di calmarsi e disse: "Mago Babalù ti ringrazio moltissimo dei tuoi consigli, mi sei stato davvero utilissimo. Se quello che hai detto è vero, voglio, anzi desidero che tu sia nominato principe; ma sta attento: se mi hai mentito ti taglio subito la testa!".

Finite le udienze il re uscì di corsa ed andò subito nel giardino dall'erba e le disse: "Erba, erbuccia mia, vuoi fare per favore quei fiorellini gialli che a me piacciono tanto? Ti innaffierò quando vuoi e ti porterò i migliori concimi."
Il re ebbe l'impressione che l'erba annuisse. La mattina dopo, quando il re si affacciò alla finestra, vide che l'erba aveva fatto dei bellissimi fiorellini gialli. Il re fu contentissimo: nominò principe il mago Babalù e gli fece sposare una sua figlia. Si fece una grande festa, che durò tre giorni: da tutte le parti del regno vennero principi e principesse, baroni e baronesse, dame e cavalieri. Da quel giorno in poi il re non disse mai più voglio e fu sempre gentile con tutti.

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