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“La via ferrata”: la poesia di Pascoli della Maturità 2022

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“La via ferrata”: la poesia di Pascoli della Maturità 2022
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Tratta dalla raccolta "Myricae", questa poesia è stata scelta come traccia per la prima prova scritta dell'Esame di Stato. Ecco di cosa parla e qual è il suo significato

Dopo tanta attesa sono state finalmente svelate le tracce che i maturandi dovranno affrontare per la prima prova scritta dell'Esame di Stato del 2022. Quest'anno il grande protagonista dell'analisi del testo poetico (Tipologia A) è Giovanni Pascoli con La via ferrata, lirica tratta dalla celebre raccolta Myricae che gli studenti dovranno analizzare per mostrare di averne compreso sia la forma che il contenuto.

La poesia

La via ferrata non è certo uno dei componimenti più famosi di Giovanni Pascoli, tuttavia la sua struttura è piuttosto semplice (due terzine e una quartina finale), così come il suo contenuto.

Tra gli argini su cui mucche tranquilla-
mente pascono, bruna si difila
la via ferrata che lontano brilla;

e nel cielo di perla dritti, uguali,
con loro trama delle aeree fila
digradano in fuggente ordine i pali.

Qual di gemiti e d'ululi rombando
cresce e dilegua femminil lamento?
I fili di metallo a quando a quando
squillano, immensa arpa sonora, al vento.

Di cosa parla La via ferrata

La poesia è fortemente legata al tema del progresso, dove le meraviglie tecnologiche che stanno rivoluzionando l'epoca si contrappongano ad un mondo immutato e sospeso nel tempo.

La poesia infatti si apre con l'immagine di un placido paesaggio campestre, dove alcune mucche al pascolo si trovano ad assistere del tutto indifferenti al passaggio di un treno (la via ferrata che lontano brilla).

Proseguendo nella lettura ecco poi che compare la seconda innovazione che ha rivoluzionando il mondo in cui Pascoli sta vivendo, il telegrafo (che infatti nella prima stesura doveva dare il nome al componimento), i cui pali che sorreggono i fili per le comunicazioni si stagliano contro il cielo per poi scomparire lontananza.

La poesia si conclude con evocazioni di suoni e immagini cariche di valore simbolico: i rumori del treno, che prima arriva e si allontana, diventano un femminil lamento, mentre il rumore dei fili del telegrafo mossi dal vento diventano un’immensa arpa sonora.

Chi era Giovanni Pascoli?

Pascoli è uno degli autori italiani di spicco del periodo a cavallo tra l'Ottocento e Novecento (e infatti è anche uno die più "gettonati" agli esami di Maturità).

Nato il 31 dicembre 1855 a San Mauro di Romagna, Pascoli ricevette una formazione umanistica (studi classici), ma la tragica morte del padre, ucciso da ignoti quando Giovanni aveva appena 12 anni, lo segnò per sempre, influenzando anche la sua opera poetica, colma di malinconia e richiami all'infanzia spezzata dal lutto.

Pascoli viene infatti ricordato, tra le altre cose, per la cosiddetta Poetica del Fanciullino, ossia la convinzione che ogni uomo abbia dentro di sé la voce di un bambino - il quale è molto più sensibile nella percezione della realtà e riesce a stupirsi delle piccole cose - e che il poeta sia colui in grado di ascoltare questa voce. Per Pascoli, dunque, la vera bellezza risiede nelle cose più semplici, le quale possono però essere eternate in  modo sublime della poesia.

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