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Invenzioni utili: storia e futuro della cannuccia

Pensate mai quando beviamo una bibita, un the freddo o – nel caso degli adulti – un cocktail, che la cannuccia esiste da più di 5.000 anni? Eppure questa piccola ma ingegnosa invenzione è davvero antica…

STORIA DELLA CANNUCCIA

Nelle rovine delle città sumere sono state trovate, risalenti al 3.000 a.C. , cannucce fatte d’oro e lapislazzuli. Molto probabilmente servivano a questo popolo, i Sumeri appunto, per bere la loro birra, molto più densa e torbida di quella prodotta oggi. Esse erano state create per non succhiare i pezzetti amari che si depositavano sul fondo.

Anche i nativi argentini usavano del legno cavo adattato a un filtro metallico chiamato bombilla per bere il mate, un delizioso infuso di erbe tipico di lì.

LA CANNUCCIA MODERNA

Nell’Ottocento, in Europa e negli Stati Uniti, nasce la moda dei drink.

Per berli si utilizzavano cannucce di paglia di erba di segale, che però si riducevano in poltiglia e cambiavano sapore alle bevute. Fu Marvin C. Store, mentre sorseggiava insoddisfatto un Julep alla menta, a cambiare la nostra storia nel 1888. Questo signore lavorava in una fabbrica che produceva i tubicini di carta per contenere il tabacco delle sigarette, e ne creò uno più resistente avvolgendo numerose striscioline cartacee intorno ad una matita da disegno. La misura della lunghezza era intorno ai 25 centimetri e quella del diametro sufficiente a non far incastrare i semini di limone. Tutto calcolato!

Le persone furono entusiaste di non trovarsi più la paglia tra i denti, anche se nel liquido la carta non ha poi così lunga vita. Allora la cannuccia fu rivestita da un foglio di paraffina (avete presente quella sostanza bianca che ricopre certe volte i formaggi o le candele?) che la rendeva un po’ più impermeabile, ed il problema adesso rimaneva solo a coloro che modellavano i tubi a mano: dopo un lavoro del genere, che dolore alle mani! Nel 1906 Marvin Store ideò finalmente la macchina per velocizzare e aumentare la produzione delle cannucce per la sua fabbrica, la Stone Straw Co.


Sappiate che la tecnica di avvolgimento manuale ha ispirato anche molte importanti invenzioni: dai tubi a spirale della radio nel 1928 ai motori elettrici, dalle batterie fino all’ingegneria spaziale!

LA CANNUCCIA CHE SI PIEGA

Arrivò qualche anno dopo, nel 1936 a San Francisco, quando Joseph Friedman, vedendo sua figlia Judith non riuscire a bere con la cannuccia dritta il suo frappè, prese una vite che infilò nel tubicino e passò intorno ad essa del filo interdentale, permettendo così lo snodo e quindi l’inclinazione per avvicinare la cannuccia alla bocca.

Dagli anni Sessanta l’avvento della plastica ha permesso che le cannelle (sinonimo di cannucce) fossero di tutti i colori e grandezze. I lati positivi sono quelli igienici: le labbra non entrano a contatto col bicchiere, così come le bevande zuccherine non toccano direttamente i denti aumentando la possibilità di – ahi ahi ahi – carie dolorose. C’è però da dire che per alcune persone l’aria che entra nella pancia può provocare qualche problemino… e allora scappate!!!

Il danno più grande e irreparabile dell’uso della plastica, purtroppo, lo conosciamo bene: se non viene ben smaltita e riciclata, cosa non possibile tra l’altro per le cannucce, le tartarughe se le ritrovano tra le narici e gli altri animali marini possono ingerirle, provocandone persino la morte.

SOLUZIONI ALTERNATIVE

Per fortuna pratiche e intelligenti: per esempio il nostro amico spugnoso che vive in fondo al mare userà senza dubbio quelle fatte di alghe, che possono avere anche l’aroma di vaniglia, di frutta, di menta, di caramello.
Si possono altrimenti realizzare in bambù, in acciaio, in vetro o, perché no?, usare le zite, un formato di pasta lunga e bucata proprio fatto a cannuccia!

Ed allora ragazzi, il futuro è nella vostra conoscenza: dal bere un succo a saper come gettare i rifiuti… facciamolo con sapienza!

This post was last modified on 1 aprile 2021 15:40

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Published by
Niccolò De Rosa

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