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Esistono ancora i pirati? Si, ecco chi sono

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Ci sono più pirati oggi che nell’epoca d’oro (XVIXVII secolo). Ma non navigano solo per i mari...

Moderni bucanieri
Quando si parla di pirati si pensa a quelli dei film I pirati dei Caraibi, che nel XVIII secolo attaccavano i galeoni spagnoli. Però se ne parla già nell’Odissea, scritta intorno al IX-VIII secolo a. C. ed esistono anche oggi banditi che si dedicano al dirottamento di navi cisterna, cioè al furto di petrolio. Ne sa qualcosa l’equipaggio di 22 persone (di cui 5 italiani) della petroliera Savina Caylyn, assalita l’8 febbraio 2011 al largo del Corno d’Africa, le cui coste sono una delle zone preferite dai pirati somali: qui attaccano le navi straniere e poi riparano nella loro “Tor tuga” (l’isola rifugio dei Pirati dei Caraibi), cioè i porti di Eyl e Hobyo, nel Puntland,
una regione dove vengono tenuti gli ostaggi con la complicità di autorità locali corrotte. Qui i cantieri costruiscono imbarcazioni per il contrabbando e la pirateria ed esistono persino ristoranti che danno da mangiare solo agli ostaggi. I pirati richiedono un riscatto medio di 2.200.000 euro per ogni nave (secondo il Parlamento britannico, nel 2011 sono stati pagati 135 milioni di dollari in totale). L’organizzazione marittima internazionale mette a punto sistemi di controllo come aerei-spia, ma anche armi di difesa, tra cui il cannone che spara 378 litri d’acqua al minuto; i dispositivi sonori (LRAD), che emettono segnali continui a 153 decibel, o il dazzle gun, un razzo laser che acceca. In fase di studio ci sono: una schiuma che rende scivoloso il ponte della nave, un recinto di filo a 5.500 volt da installare lungo il perimetro della nave e barche-robot armate.