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Storia degli strumenti musicali

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Storia degli strumenti musicali
Pixabay

I primi strumenti musicali usati dall'uomo venivano direttamente dalla natura: ossa di animali, tronchi scavati; fu grazie ai sumeri che si ebbe un'importante evoluzione con l'invenzione dell'arpa e della lira.

Tamburi che danno il ritmo, flauti che diffondono melodie e voci che vanno a tempo.

Siamo a un concerto?

No, nella preistoria, quando, ancor prima di imparare a scrivere, l’uomo già si dedicava alla musica, sperimentando tra boschi e caverne i primissimi strumenti musicali.

Strumenti preistorici

Si racconta che i primi ritmi, prodotti battendo le mani, s’ispirassero ai battiti del cuore. Gli uomini iniziarono poi a creare melodie con la voce e, soprattutto, a imitare la natura: ascoltando il fischio del vento vibrare nell’aria idearono gli strumenti a fiato, consistenti in ossa di animali in cui soffiare dentro.
 Allo stesso modo nacquero gli strumenti a percussione, i più antichi di tutti, in cui la cassa di risonanza poteva essere un tronco scavato o una zucca svuotata (che diventava un sonaglio inserendovi semi o sassolini).

Imitando e sfruttando la natura, l’uomo iniziò a fabbricare strumenti sempre più elaborati. Per esempio facendo piccoli fori sulle ossa degli uccelli, realizzò i primi flauti.

Antichi flauti di legno
Credits: Ipa-agency

I sumeri: i primi a realizzare veri strumenti musicali

A dare un contributo decisivo al mondo della musica furono tra il IV e il III millennio a.C., in Mesopotamia, i Sumeri, che idearono vari strumenti destinati a grande successo. Apparvero tra l’altro l’arpa e la lira, popolari anche nel mondo egizio e poi tra i Greci e i Romani (tra cui spopolò pure la cetra).

Per fabbricarli si ricorreva a pietre, legno e metalli preziosi, mentre le corde – oggi soprattutto in nylon o metalliche – erano ricavate dall’intestino degli animali (per le membrane dei tamburi si usava la pelle).
In epoca ellenistica (IV-I secolo a.C.) nacquero quindi i primi esemplari di tromba, strumento poi diffusissimo in ambito militare, e di organo (basato sul passaggio dell’aria in grandi canne verticali), che diverrà dal Medioevo lo strumento preferito dalla Chiesa.

Scrivere la musica

Fin dalla notte dei tempi, ci si pose il problema di come raccontare la musica, e a offrire una soluzione furono sempre i Sumeri, inventori della scrittura e dei primi spartiti, in cui lettere dell’alfabeto rimandavano a suoni o azioni da compiere con gli strumenti.

Le note come le chiamiamo oggi, Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si, nacquero invece nel Medioevo (all’inizio il “Do” si chiamava “Ut”), grazie al teorico della musica Guido D’Arezzo (X-XI secolo). Seguì, nel corso dei secoli, la nascita dei moderni spartiti basati sul pentagramma e nel frattempo furono perfezionati gli strumenti oggi più diffusi.

Il pentagramma musicale
Credits: Ipa-agency

Pianoforte e violino: i grandi classici

A segnare l’epoca moderna fu soprattutto “sua maestà” il pianoforte. Tale strumento a corda (anche se le corde non si vedono, poiché nascoste al suo interno e mosse da martelletti collegati alla tastiera) si diffuse nel Settecento togliendo la scena al clavicembalo, simile, ma dal suono diverso.
In parallelo, iniziò a spopolare anche il violino, in particolare quelli prodotti dal liutaio (o artigiano degli strumenti a corda) Stradivari.

Nacque poi la moderna chitarra, che assunse l’attuale forma attorno alla metà dell’Ottocento (periodo in cui iniziarono a diffondersi anche batteria e sassofono), mentre per la versione elettrica bisognerà attendere gli anni Trenta del Novecento.

Strumenti elettrici

I progressi tecnologici portarono nella famiglia degli strumenti musicali i cosiddetti elettrofoni, in cui a creare il suono sono dei dispositivi elettronici o nel caso della chitarra elettrica lo amplificano. Uno dei primi fu il theremin, che si suona muovendo le mani nell’aria, o meglio in un campo elettromagnetico generato da due antenne.

Dagli anni Ottanta c'è stato il boom degli strumenti elettrici: batterie, tastiere, chitarre, campionatori e sintetizzatori, in seguito anche virtuali, gestiti da software.

Ancora oggi, tuttavia, sui palchi di molti artisti appaiono spesso strumenti dal sapore antico, o “riciclati” da oggetti quotidiani a testimonianza dell’istintiva passione dell’uomo per ogni macchina da musica.