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Conoscere meglio il significato della Giornata della Memoria

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Conoscere meglio il significato della Giornata della Memoria
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Che cosa sai veramente della storia che ha coinvolto l'Italia e gli ebrei durante gli anni Trenta e Quaranta del Novecento? Ecco come capire fino in fondo il significato della Giornata della Memoria

C’è una Storia che contiene tante, tantissime storie: è quella che viene ricordata il 27 gennaio di ogni anno con la Giornata della Memoria, nata per ricordare le vittime dei regimi nazisti e fascisti. Persone ebree, ma anche omosessuali, con disabilità o di etnia rom. Una storia che non può essere raccontata senza capire come e dove è nata, senza guardare a ciò che è successo prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale.

Prima delle deportazioni - Gli anni Venti

A inizio Novecento l’Italia non aveva un presidente della Repubblica ma un re: Vittorio Emanuele III. Al Governo dal 1922 c’era il partito fascista, guidato da Benito Mussolini, che puntava a instaurare una dittatura, cioè un sistema politico dove non c'è libertà di pensiero.

Mussolini in quegli anni aveva fatto costruire scuole, strade, ponti, palazzi ottenendo sempre più il sostegno degli italiani. Sono anni di prosperità e benessere, soprattutto dopo le miserie della Prima Guerra Mondiale, e Mussolini sfruttava questa fama per dimostrare che il nostro Paese, con lui al Governo, riusciva a fare grandi conquiste.

Mussolini, tuttavia, decideva tutto da solo, persino come si dovevano fare le lezioni. Nelle scuole bisognava andare vestiti come voleva il “Duce” e ai bambini dai 6 agli 8 anni veniva dato anche un fucile finto da indossare. I ragazzi tra gli 8 e i 14 anni diventavano una specie di “esercito” e venivano chiamati “Balilla”. I quaderni e i libri venivano dati dal Governo. Anche ciò che si doveva studiare era deciso dal partito fascista.

Un esempio? Ecco un problema di matematica: “I Balilla di una scuola fecero una gita in montagna. Per arrivare sulla vetta percorsero 2500 metri, per scendere 2300 metri. Quanti metri percorsero in tutto i Balilla? Quanti chilometri?”

L'arrivo delle leggi razziali 

In Italia, come nel resto d’Europa, già dal II secolo avanti Cristo vivevano persone ebree. Per gli Ebrei la religione era molto importante. La Bibbia, il loro testo sacro, conteneva anche leggi e regole di comportamento.

Nel settembre del 1938, il Governo fascista aveva approvato delle leggi che facevano distinzione tra le persone di cosiddetta “razza ebraica” e di “razza ariana”, cioè senza antenati ebrei. Da quel giorno, tutti i bambini e gli insegnanti ebrei erano stati espulsi dalla scuola pubblica. Due mesi dopo erano stati licenziati tutti gli ebrei che lavoravano nei Comuni, alle Poste, alle ferrovie. Gli ebrei non potevano più avere terreni, fabbriche, uscire dall’Italia, entrare in una banca. 

L’Italia entra in guerra 

Il 10 giugno del 1940 Mussolini dichiarava che l’Italia sarebbe entrata in guerra insieme alla Germania comandata dal nazista Hitler. Hitler già da tempo stava già dando la caccia agli ebrei ma anche alle persone rom, agli omosessuali, alle persone con disabilità, a chi si opponeva. In Italia per gli ebrei si metteva male: non potevano più nemmeno entrare nei negozi. Chi ne aveva la possibilità, decise di emigrare in altri Paesi dove non c’era la guerra. Gli ebrei erano diventati nemici dell’Italia.

Le deportazioni

Nel mese di luglio del 1943 gli eserciti che combattevano contro l’Italia e la Germania arrivarono in Sicilia. Mussolini perse il potere. L'8 settembre 1943 veniva annunciata una tregua tra l’Italia e i nemici ma Mussolini formò un nuovo governo col sostegno delle truppe tedesche. Fu in quel momento che la polizia tedesca e più tardi anche quella fascista iniziarono ad arrestare gli ebrei.

Dove venivano deportati gli ebrei?

Molti venivano condotti nei campi di concentramento, strutture che radunavano per un certo periodo molte persone facendole vivere in durissime condizioni: al freddo, con pochissimo cibo, in letti dove stavano anche in sette-otto. In Italia, per esempio, esistevano un campo di concentramento “a Fossoli, in Emilia Romagna, e uno a Trieste, ricavato da una fabbrica di riso, la “Risiera di San Sabba”.

Anche i prigionieri politici - cioè quelle persone che non volevano aderire al progetto fascista - venivano deportati nei campi di concentramento. Uno di loro si chiamava, ad esempio, Armando Gasiani: lui e suo fratello Serafino avevano deciso di combattere contro il fascismo ma sono stati arrestati, portati al campo di Fossoli e poi a quello di sterminio in Austria. Armando si è salvato mentre Serafino è morto là.

Nei campi di concentramento le persone non venivano uccise mentre nei campi di sterminio sì. Quest’ultimi, in Italia, non c’erano. Erano stati creati dai nazisti nel 1941 in Polonia, Austria, Germania, Cecoslovacchia e altri Paesi con lo scopo di sterminare gli ebrei in tempi molto rapidi, utilizzando le cosiddette “camere” a gas ovvero locali saturi di gas tossico.

I campi di sterminio

Ma come arrivavano le persone nei campi di sterminio? Gli ebrei e gli altri prigionieri sono stati deportati con dei treni che partivano da diverse parti d’Italia. Famoso è il “Binario 21” a Milano, che si trova in una strada laterale alla stazione centrale, via Ferrante Aporti. Qui, negli anni Quaranta, si trovavano i magazzini delle poste. E lì sotto, quindi, arrivavano camion carichi di posta che veniva messa sui vagoni dei treni che poi, attraverso una specie di ascensore, venivano fatti salire al piano delle partenze. I fascisti e i nazisti avevano pensato che quello fosse il posto giusto per nascondere le persone deportate agli occhi della gente, per poi caricarli sui treni diretti ai campi di sterminio.

Tra il 1943 e il 1945 migliaia di ebrei e oppositori politici furono caricati su vagoni merci, diretti ad Auschwitz- Birkenau, Mauthausen e altri campi di sterminio. Il 6 dicembre 1943 partì il primo convoglio di prigionieri ebrei (169 persone, ne tornarono 5), il 30 gennaio 1944 il secondo, entrambi diretti ad Auschwitz-Birkenau. Soltanto 22 delle 605 persone deportate quel giorno sono sopravvissute. Tra di loro la senatrice Liliana Segre, allora una bambina tredicenne, che finì ad Auschwitz- Birkenau.

Ma chi sono gli ebrei?

Una persona di religione ebraica o che comunque condivide la cultura e i valori dell’ebraismo è un uomo o una donna che nasce da madre ebrea o si converte. La religione ebraica è la prima religione monoteista della storia. Israeliano significa cittadino dello Stato di Israele, i cui abitanti sono in maggioranza ebrei e in parte minore persone di altre religioni o culture. L’ebraico è la lingua dei testi religiosi ebraici e oggi è la lingua ufficiale di Israele.

Ebrei famosi

Sicuramente conosci la senatrice a vita Liliana Segre, milanese, 93 anni. A tredici è stata deportata ad Auschwitz partendo proprio il 30 gennaio 1944 dal “Binario 21” della stazione centrale di Milano. È stata l’unica bambina di quel treno a tornare indietro.

Tra i volti più noti, ancora in vita, ci sono le sorelle Andra e Tatiana Bucci nate da mamma ebrea. All’età di 4 e 6 anni sono state arrestate insieme alla mamma, alla zia, al cuginetto Sergio e a sua madre. Sono state nella Risiera di San Sabba e poi anche loro ad Auschwitz. Andra e Tati si sono salvate mentre il cugino Sergio purtroppo non è mai tornato.

Conoscerai poi sicuramente Anne Frank e il suo diario che aveva iniziato a scrivere quando si trovava nascosta ad Amsterdam per sfuggire alla cattura dei nazisti. Purtroppo anche lei e la sua famiglia vennero deportati al campo di sterminio. Otto Frank, suo papà, è stato l’unico che è riuscito a sopravvivere e una volta ritornato a casa ha deciso di pubblicare il diario di Anne. Dal 1960 il suo nascondiglio-casa è stato trasformato in un museo.

Tra gli italiani non possiamo dimenticare lo scrittore Primo Levi: il 13 dicembre 1943  era stato arrestato dai fascisti in Valle d'Aosta e inviato nel campo a Fossoli e poi, nel febbraio 1944, è stato deportato nel campo di concentramento di Auschwitz. Se questo è un uomo è il libro che racconta la sua esperienza ad Auschwitz.

Cosa facevano gli altri durante le deportazioni?

Una domanda viene spontanea: ma le persone che non erano ebree, cosa facevano? Molte avevano paura del regime fascista e non fecero nulla. Un esempio, la maestra di Liliana, quando la sua alunna già non poteva più andare a scuola, si era recata a casa di Liliana, e parlando con il papà aveva detto: “Che ci posso fare, le Leggi non le faccio io”. Come dice proprio la senatrice, l’indifferenza di tanti fu terribile. Non a caso se andate a visitare il “Binario 21” a Milano, all’ingresso c’è un grande muro con scritto la parola “Indifferenza”.

Ma ci sono state anche persone straordinarie che hanno salvato tantissimi ebrei. Sono chiamati “I Giusti tra le nazioni”.

Uno di questi è il famoso ciclista Gino Bartali che aveva deciso di rischiare la propria vita per gli ebrei. Gino si era prestato a nascondere nella canna della sua bicicletta verde i documenti falsi che servivano a far espatriare gli ebrei nascosti a Firenze. Un giorno è stato persino arrestato ma grazie a un suo fan carceriere è riuscito a farcela. Grazie a lui oltre ottocento ebrei si sono salvati dai campi di sterminio.

Un altro è il gelataio Tirelli. Francesco era nato nel 1898 a Campagnola Emilia, in provincia di Reggio Emilia, ed era emigrato negli anni Trenta a Budapest, dove aveva deciso di aprire una gelateria. Prima della guerra, la sua bottega era diventata un punto di ritrovo per le famiglie e i bambini ungheresi, ben felici di potersi rinfrescare il palato con un gelato italiano. Poi però era arrivata la guerra e l’invasione dell’esercito tedesco. Nel mese di marzo del 1944 i nazisti avevano occupano l’Ungheria. Tra maggio e luglio oltre quattro mila ebrei presenti nella parte nord ed est del Paese erano finiti nei lager. E a ottobre toccava a Budapest. Qui Francesco Tirelli aveva sentito il dovere di fare qualcosa per quelle famiglie e quei bambini, molti dei quali clienti abituali della sua gelateria. E così aveva fatto diventare il magazzino della sua bottega un nascondiglio per molte famiglie ungheresi. Ogni giorno il gelataio portava agli ebrei rifugiati nel suo magazzino da mangiare, da bere, e anche i giornali. Tirelli aveva cercato di recuperare dei passaporti falsi, in modo tale da mettere in fuga dall’Ungheria quelle famiglie, e aveva trovato anche altri rifugi in giro per la città dove nascondere quelle persone. Grazie a lui più di cinquanta ebrei si sono salvati.

Tutti i “Giusti tra le nazioni” sono ricordati in un giardino dello Yad Vashem, il museo di Gerusalemme dedicato allo sterminio degli ebrei. Lì, ciascuno di loro ha una pianta che porta il suo nome.

Cos'è la Giornata della Memoria?

È una ricorrenza internazionale, celebrata il 27 gennaio di ogni anno come stabilito dalla risoluzione 60/7 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005. Si è stabilito di celebrare il Giorno della Memoria ogni 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell'Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.

Cosa sono l’Olocausto e la Shoah?

La parola "Olocausto" deriva dal greco ὁλόκαυστος (holòkaustos, "bruciato interamente"), a sua volta composta da ὅλος (hòlos, "tutto intero") e καίω (kàiō, "brucio"). Viene in genere usata per fare memoria di tutte le vittime (non solo gli ebrei) dei nazisti e dei fascisti. Per Shoah, invece, si intende solo lo sterminio nei confronti degli ebrei. Shoah in lingua ebraica significa distruzione. Con questa parola si ricordano anche le persecuzioni.

Un gioco per conoscere gli ebrei 

Gli ebrei hanno tradizioni simili ma non uguali alle nostre. In classe puoi divertirti a cercare in Rete e a “festeggiare” le loro feste. Te ne suggeriamo qualcuna: Sukkot, la festa delle capanne; Chanukkà, la Festa delle luci; Purim, la festa delle maschere.

Oppure puoi divertiti a preparare la ricetta che le famiglie ebraiche fanno il sabato, giorno chiamato Shabat: dal tramonto del venerdì si riposa. Non si può fare più nulla, nemmeno i compiti, ma si sta insieme alla famiglia.

In tutte le case si prepara lo “Challot”. Puoi farlo anche tu coi tuoi genitori. Servono:

  • 250 grammi di farina tipo 0;
  • 250 grammi di farina Manitoba;
  • 160 grammi di acqua tiepida;
  • un cubetto di lievito di birra;
  • un uovo intero;
  • un cucchiaio di sale;
  • uno e mezzo di zucchero;
  • mezzo bicchiere di olio di semi di mais;
  • semi di sesamo e di papavero.

A questo punto bisogna sciogliere il lievito nell’acqua tiepida con un pizzico di zucchero e poi aggiungere una parte dei due tipi di farina e mescolare bene con un cucchiaio di legno. Quando il tutto è diventato una pastella, si possono aggiungere il resto della farina e gli altri ingredienti. Lasciate lievitare tutto un’ora e poi formate due trecce che vanno spennellate con un uovo sbattuto per poi cospargerle di sesamo o di papavero. Infine va fatto tutto lievitare ancora per un’ora e infornato a 180 gradi ventilato per 25 minuti.

Per sapere di più sulla cultura ebraica e la Shoah

Qualche libro che puoi leggere:

“Fino a quando la mia stella brillerà” di Liliana Segre con Daniela Palumbo (Il Battello a vapore)

“L’albero della memoria. La Shoah raccontata ai bambini” di Anna e Michele Sarfatti (Mondadori)

“La stella di Andra e Tati” di Alessandra Viola e Rosalba Vitellaro (DeAgostini)

“La mia amica Anne Frank” di Hannah Pick Goslar (DeAgostini)

“Anne Frank Cara Kitty. Romanzo epistolare” Einaudi Ragazzi

“Primo Levi. Una voce per non dimenticare” di Federico Gregotti (Edizioni El)

“La bicicletta di Bartali” di Simone Dini Gandini (Notes)

“Il gelataio Tirelli” di Tamar Meir (Gallucci)

“Le mie feste ebraiche” di Giuditta Di Segni (Logart Press)

Qualche suggerimento di film da vedere:

“One life” di James Hawes

“La vita è bella” di Roberto Benigni

“Schindler's List” di Steven Spielberg

“Il pianista” di Roman Polański

“Train de vie” di Radu Mihăileanu

“Jojo Rabit” di Taika Waititi

“Il bambino con il pigiama a righe" di Mark Herman

“Jona che visse nella balena” di Roberto Faenza

“L’ultima volta che siamo stati bambini” di Claudio Bisio

Visite da fare:

Il Memoriale del Binario 21 - https://www.memorialeshoah.it/

Il campo di concentramento di Fossoli - https://www.fondazionefossoli.org/i-luoghi/campo-di-fossoli/

Risiera di San Sabba - https://risierasansabba.it/

Museo nazionale dell’ebraismo e della Shoah a Ferrara - https://meis.museum/

Sinagoga e museo ebraico di Roma - https://museoebraico.roma.it/le-sinagoghe/

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