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A spasso nel tempo: 24 ore con gli uomini primitivi della Preistoria

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A spasso nel tempo: 24 ore con gli uomini primitivi della Preistoria
Giovanni Garattoni

Cronaca di un incontro, avvenuto 40 mila anni fa, tra Homo sapiens e “cugini” neanderthaliani.

Ci troviamo nella Preistoria e, senza riguardo, qualcuno mi ha sfilato da sotto la schiena la pelliccia su cui stavo dormendo: apro gli occhi controvoglia e vedo che l’accampamento è già in fermento. Uomini e donne stanno raccogliendo pelli, armi e utensili di pietra e di osso: stamattina ci rimettiamo in cammino. Mi dispiace lasciare le nostre grandi capanne di rami e paglia, ma questa è la vita di noi nomadi avventurosi della Preistoria. Mi alzo in piedi, mi stiracchio e con lo sguardo cerco la mia amica: io sono Rurk e laggiù ecco Mila! È coperta come me di pelli, tenute insieme da strisce di cuoio che le nostre mamme hanno cucito con lunghi aghi d’osso, e tutti e due siamo scalzi.

INCONTRO TRA I CESPUGLI
È un po’ che non fa più tanto freddo, gli alberi e i cespugli sono pieni di frutta e bacche: ne raccogliamo parecchie lungo il cammino, ma la maggior parte ci finisce in pancia durante la marcia. Stiamo seguendo il corso di un fiume, quando mi accorgo che qualcuno ci sta seguendo: guardo Mila e le faccio un segno. Un secondo dopo ci buttiamo su un cespuglio vicino: un ragazzo un po’ più basso di me salta fuori, spaventato. È un neanderthaliano!

All’improvviso una decina di cacciatori armati di bastoni ci circondano minacciosi. Nella Preistoria siamo vestiti più o meno tutti uguali, ma non ci assomigliamo molto: noi siamo più alti e snelli, loro molto più muscolosi ma hanno l’aria un po’ tonta. Il nostro gruppo si avvicina: i Neanderthal ci guardano in cagnesco, ma siamo più numerosi, perciò con un grugnito si ritirano. Faccio la linguaccia al ragazzino basso e scappo via.

I GRANDI A CACCIA

Dopo questo brutto incontro, gli adulti si riuniscono per decidere il da farsi. Il sole è già a metà del cielo, perciò 12 di loro andranno a caccia mentre gli altri si occuperanno di organizzare un riparo per la notte. «Stavolta vengo con voi!» urlo ai cacciatori che si allontanano con le loro lance. «Tu resti a dare una mano alle donne» ridacchia il più giovane di loro. Metto il broncio, ma Mila, che si sta già dando da fare, ha trovato delle rocce sporgenti sotto cui costruire un riparo: chiamiamo gli altri e insieme cerchiamo grossi rami da piantare a ridosso della parete. Poi su questa struttura stendiamo alcune pelli, che ci terranno al caldo.

Abbiamo appena finito quando vedo i cacciatori di ritorno: un orso, lepri, uccelli, stasera mangeremo alla grande! Mentre loro spellano le prede con affilati coltelli di selce, le donne accendono il focolare nella buca dove metteranno la carne a cuocere: sono bastate poche scintille, sprigionate da due pietre battute l’una contro l’altra, per dar fuoco ai legnetti.

PITTURA E MUSICA
Mentre la carne cuoce, alcuni prendono i raschiatoi e ripuliscono le pelli degli animali che domani dovranno conciare, altri si mettono a dipingere scene di caccia sulle pareti del rifugio. Usano le dita per spargere l’ocra gialla, l’ossido di ferro rosso, il carbone nero e l’argilla bianca impastati con l’acqua: Mila ed io, invece, ci riempiamo la bocca di quella poltiglia, mettiamo le mani sulla roccia e facciamo a gara a chi sputa più for te, lasciando il contorno delle nostre impronte. Ridiamo come matti, finché il profumo del cibo attira la nostra attenzione: ci dividiamo un uccello, strappando la carne coi denti e con le mani e quando ho finito ho la pancia che mi scoppia. Sta calando la sera: mentre Mila suona il flauto che le ho intagliato nell’osso di un animale, mi assopisco. E sogno di catturare un enorme, peloso mammut.