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Miti greci | Chi sono e qual è la storia dei più importanti eroi della mitologia

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Andiamo alla scoperta dei più importanti eroi della mitologia greca: da Orfeo a Narciso e Aracne, nessun nome sarà più sconosciuto! Leggi le loro storie straordinarie!

Orfeo era il figlio della musa Calliope (il cui nome in greco significa "dal bel canto") e del re trace Eagro, riceve in dono da Apollo uno strumento musicale con cui è capace di incantare gli elementi della natura e placare l'animo umano.

Orfeo si innamora della ninfa Euridice, ma il giorno delle nozze il pastore Aristeo, invaghitosi di lei, la insegue per rapirla. Euridice fugge, ma calpesta un serpente che la morde e la uccide. 

Orfeo è disperato, ma riesce con la sua musica ad incantare gli dei degli Inferi, Ade e Persefone, che gli concedono di riportare la sua sposa in vita ad una condizione: né lui né Euridice dovranno voltarsi a guardare indietro durante la salita dall'Oltretomba, pena il ritorno per sempre nel regno dei morti.

Orfeo scende nell’oltretomba e insieme alla ninfa comincia la salita per il ritorno alla vita. La curiosità, però, tradisce Euridice, che si volta ed è così costretta a restare per sempre negli Inferi. Orfeo,  distrutto dal dolore, giurando che non amerà mai più altre donne, commuovendo tutta la natura.

Penelope

Moglie di Ulisse e madre di Telemaco, Penelope discendeva, da parte di padre, dal grande eroe Perseo, che decapitò Medusa.

Il suo nome è legato a un mito. Per volontà del padre, quando la piccola nacque venne gettata in mare; alcune anatre, tenendola a galla, la salvarono portandola verso la spiaggia più vicina. Dopo questo fatto prodigioso fu ripresa dai genitori che le diedero il nome di Penelope, ossia "anatra".

Fedele, astuta e prudente, attese per vent'anni il ritorno del marito Ulisse, partito per la guerra a Troia, crescendo da sola il figlio e respingendo le domande di matrimonio dei Proci, che si stabilirono con prepotenza nella sua casa. Avendo promesso ai pretendenti che avrebbe scelto il futuro marito al termine della tessitura della tela funebre per Laerte, padre di Ulisse, rimandava all'infinito il momento della sua decisione, perché di giorno tesseva, mentre di notte disfaceva il lavoro. 

Narciso

Narciso era uno splendido ragazzo, figlio del fiume Cefiso e della ninfa Liriope; disinteressato all’amore, preferiva trascorrere il tempo nelle foreste, andando a caccia. Si innamorò perdutamente di lui la bellissima Eco, ninfa della montagna, ma Narciso non se ne curò e la ninfa si consumò per questo amore impossibile. 

Così si rinchiuse in una caverna ai piedi della montagna dove Narciso era solito andare a caccia, con la sua bella voce continuò a chiamare per giorni e notti il suo amato. Egli, pur sentendo Eco, non la raggiunse mai e della ninfa, nel tempo, rimasero solo le ossa e la voce, che continuò a vivere sulla montagna. 

La dea Nemesi decise allora di punire Narciso per la sua crudele indifferenza e lo fece innamorare della propria immagine riflessa in uno specchio d'acqua; nel vano tentativo di afferrare l'immagine che credeva essere di persona vera, un giorno si sporse di più, finché perse l'equilibrio, cadde e le acque si rinchiusero sopra di lui. 

E così si trasformò in un fiore bellissimo e profumato, il narciso.

Aracne

Tessitrice e ricamatrice di straordinaria bravura, Aracne, figlia del tintore Idmone, viveva nella città di Colofone, famosa per la sua porpora Un giorno ebbe l'arroganza di paragonarsi e di sfidare nell'arte del ricamo la stessa Atena. 

La dea, piena di rabbia, si presentò ad Aracne con le sembianze di una vecchia, suggerendole di ritirare la sfida, ma la superba fanciulla rifiutò. A quel punto Atena si manifestò e la ragazza e la dea iniziarono a tessere le loro tele. Una volta completate e paragonate, Atena dovette ammettere la superiorità del lavoro di Aracne, ma non tollerando la sconfitta, afferrò la tela dell'avversaria, la distrusse e colpì la fanciulla con una spola. Aracne, sconvolta, scappò via e tentò di impiccarsi ad un albero. L'ira di Atena però non si placò e la dea decise di condannare Aracne a tessere per l'eternità, non più filando con le mani ma con la bocca, perché fu trasformata in un enorme ragno.

Filemone e Bauci

Filemone e Bauci, uniti in matrimonio, trascorrevano i giorni invecchiando insieme felici, pur nell'estrema povertà. Vivevano in una capanna costruita con canne e fango in una località della Frigia.

Gli dei Zeus ed Ermes, volendo mettere alla prova gli esseri umani e il loro senso dell'ospitalità, vagarono per tutta la Grecia con sembianze umane. Bussarono a tutte le porte, domandando ovunque un'accoglienza che veniva puntualmente negata. Solo Filemone e Bauci aprirono la loro umile dimora e offrirono agli dei tutto quel poco che avevano.

Zeus, rivelatosi dopo il pasto in tutta la sua potenza, scatenò allora la propria ira contro gli uomini e la loro indifferenza, causando distruzione e morte. Risparmiò invece i due coniugi, trasformò la loro capanna in un bellissimo tempio e offrì loro la possibilità di esaudire qualunque desiderio. Filemone e Bauci, divenuti sacerdoti del tempio di Zeus, chiesero di poter un giorno morire insieme, per non soffrire l'uno della mancanza dell'altro. Fu così che, prossimi alla morte, Zeus li trasformò in una quercia e un tiglio uniti nel tronco, proprio di fronte al tempio che avevano custodito con rispetto e amore

Pandora

Nella mitologia greca, Pandora è la prima donna creata. 

Zeus era furibondo per il furto del fuoco sacro commesso da Prometeo a vantaggio degli uomini, così decise di punire sia il titano sia l'umanità.

Prometeo venne incatenato ad una roccia e sottoposto ad un tormento perenne: ogni giorno un'aquila gli divorava il fegato, che di notte ricresceva.

Per punire gli esseri umani, il padre degli dei ordinò ad Efesto di creare Pandora, una bellissima fanciulla il cui nome significa "tutti i doni"; in effetti custodiva in sé pregi e virtù di ogni sorta, comprese l'astuzia e la curiosità, perché ciascun dio le offrì in dono una qualità.

Ermes, messaggero degli dei, condusse Pandora da Epimeteo che, noncurante dei consigli del fratello Prometeo sul non accettare doni dagli dei, si innamorò di Pandora e la sposò. La fanciulla ricevette da Zeus come regalo di nozze un vaso, che le era stato ordinato di tenere sempre chiuso ma, mossa dalla curiosità, la fanciulla disobbedì e aprì il vaso; da esso fuoriuscirono tutti i mali del mondo, prima sconosciuti agli uomini, che vivevano come gli dei.

Sul fondo del vaso, richiuso, rimase solo la speranza.

Da quel momento il mondo divenne un luogo invivibile e triste, finché Pandora non riaprì il vaso per far uscire anche la speranza e la vita ricominciò.

Arianna

Figlia del re di Creta Minosse e di Pasifae, Arianna si innamorò di Teseo, che giunse sull'isola per uccidere il Minotauro. Arianna offrì al giovane ateniese la possibilità di uscire dal labirinto dov'era custodita la mostruosa creatura, dandogli un gomitolo di filo per poter tracciare la strada percorsa. La principessa poi fuggì con l'eroe e gli altri ateniesi verso Atene, ma durante il viaggio Teseo la abbandonò sull'isola di Nasso.

Molte sono le versioni di questo mito, ma quasi tutte vedono Arianna sposarsi con il dio Dioniso, da cui ebbe dei figli.

Damocle

Damocle è una figura più leggendaria che mitologica. 

Alla corte del tiranno Dionigi I di Siracusa, sostenne che questi fosse un uomo molto fortunato, poiché deteneva un grande potere. Il tiranno gli propose dunque di sostituirsi a lui per un giorno, così da poter godere della stessa fortuna, e Damocle acconsentì

Durante il banchetto serale Damocle iniziò a gustare i privilegi del potere e solo a fine serata notò, sopra la sua testa, la presenza di una spada sospesa al soffitto mediante un sottile crine di cavallo. Dionigi voleva che Damocle comprendesse che la posizione dei potenti li esponeva sempre a pericoli e attentati. Immediatamente perse tutto il piacere del banchetto e chiese a Dionigi di cessare l'esperimento di scambio.

Dedalo

Dedalo, scultore, architetto e inventore di probabile origine ateniese, fu ospite di re Minosse a Creta. 

A lui è attribuita la costruzione del labirinto dove fu rinchiuso il Minotauro, creatura mostruosa partorita da Pasifae, moglie del re. Essendo a conoscenza del segreto del labirinto, Dedalo vi fu rinchiuso con il figlio Icaro, avuto con una schiava di palazzo.

Per scappare costruì per sé e per Icaro due paia di ali con delle piume, che attaccò ai corpi con la cera. Durante il volo Icaro si avvicinò troppo al Sole ed il calore fuse la cera, facendolo precipitare in mare.

Fuggito da Creta, Dedalo si recò in Sicilia, dove trovò rifugio presso il re Cocalo. 

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