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Marie Curie: intervista nel tempo alla scienziata che studiò la radioattività

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La scienziata polacca che vinse due premi Nobel, uno in fisica e l’altro in chimica: la nostra inviata nel tempo ha intervistato Maria Skłodowska-Curie.

La scienziata è seduta di fronte a me, al tavolino di un café parigino, è una persona molto speciale. È una grandissima scienziata, polacca e, pensate, ha vinto ben due premi Nobel: uno per la fisica, nel 1903, e un altro per la chimica, nel 1911. Sono appena passati 150 anni dalla sua nascita e... Bravi, è proprio lei: Marie Curie!

INTERVISTA A MARIE CURIE

«A dir la verità, il mio vero nome è Maria Skłodowska-Curie».

Mi scusi, che imbarazzo. Ma... posso chiederle come mai indossa quel pesante grembiule?
«Lo faccio per lei: i miei esperimenti mi hanno resa radioattiva e le radiazioni non le farebbero bene. Solo il piombo cucito dentro questo grembiule può fermarle. Lo sa che anche tutti i miei appunti sono conservati in scatole piombate? Persino i miei libri di ricette... e pensare che ero una schiappa in cucina! Alle pentole, ho sempre preferito gli alambicchi».

Non la biasimo. Ma, di preciso, quando è nata la sua passione per la scienza?
«Mio padre, che insegnava fisica a scuola, mi diede le prime lezioni. Ero una bambina molto curiosa e precoce: a quattro anni già sapevo leggere. Ma la mia famiglia era povera, abitavamo a Varsavia e lì ai miei tempi le donne non potevano frequentare l'università. Perciò, quando finii il ginnasio, feci un patto con mia sorella Bronya: lavorai come governante per pagarle gli studi a Parigi. E, quando si laureò, lei fece lo stesso per me».

Che cosa ricorda del suo arrivo in Francia?
«Era il 1891, avevo quasi 24 anni. Viaggiai in treno per tre giorni, in quarta classe. Ricordo ancora il momento in cui attraversai per la prima volta il cortile della Sorbona, la più famosa università di Francia. Non volevo sembrare una provinciale e per iscrivermi decisi di rendere più francese il mio nome: così diventai Marie».

In meno di tre anni si laureò in scienze fisiche e ottenne una borsa di studio per il dottorato. È allora che nella sua vita entrò un uomo molto importante...
«Eh sì: mio marito, Pierre Curie. Ci siamo conosciuti nel 1894: dovevo studiare le proprietà chimiche e magnetiche di certi acciai e lui era un esperto. Era uno scienziato geniale e in più amavamo le stesse cose: la tranquillità, le passeggiate in bicicletta, il giardinaggio. Ma soprattutto il nostro lavoro».

Infatti un anno dopo vi siete sposati. Avete condiviso la vita, due figlie e il laboratorio: ci può parlare delle vostre scoperte più importanti?
«Tutto cominciò quando lo scienziato Henri Becquerel scoprì che l'uranio emette delle radiazioni di origine naturale. Ha presente? Sono quelle che nei fumetti hanno fatto diventare Hulk verde e cattivo. Chiamai questa proprietà “radioattività”, per prima la misurai e presto scoprimmo che, oltre all'uranio, esistevano altri due più potenti elementi radioattivi: il polonio, battezzato così in onore della Polonia, la mia patria, e il radio, che brilla al buio. Non fu semplice: c'è voluto tanto durissimo lavoro...

... Ripagato da molti importanti riconoscimenti: lei è stata la prima donna a vincere un Nobel. Sarà stato elettrizzante essere l'unica scienziata in un mondo di uomini...
«Tutt'altro. È stato difficile, soprattutto dopo che Pierre è morto, nel 1906. I Francesi ce l'avevano con me perché ero straniera e molti scienziati non mi sopportavano perché ero donna. Ma quando cominciarono a dire che il radio non esisteva, lavorai senza sosta e scoprii come ricavarne una quantità sufficiente a farli stare zitti. Fu così che vinsi il mio secondo Nobel».

Eppure non ha mai brevettato la sua scoperta: ha spiegato a tutti come isolare il radio, senza farsi pagare nulla. Lo sa che avrebbe potuto farci una fortuna?
«Pierre e io abbiamo sempre creduto che le scoperte servano al progresso della scienza e al bene dell'umanità. Non a far soldi. E poi cosa avrei potuto volere di più? Ho viaggiato in molti Paesi europei, ho incontrato la regina Elisabetta II d'Inghilterra, sono stata persino due volte negli Stati Uniti. E ho avuto in dono una stupenda, velocissima automobile, marca Henry Ford: che corse folli, a 70 chilometri orari!»

Insomma: deve tutto alla radioattività...
«Sì... anche la mia morte, purtroppo. Mi sentivo sempre così stanca... era colpa delle radiazioni. È dura ammetterlo, ma il mio lavoro mi ha ucciso».

CARTA D'IDENTITÀ
Nome: Maria Skłodowska-Curie, meglio nota come Marie Curie
Soprannome: Manya
Professione: scienziata
Nata a: Varsavia (Polonia), il 7 novembre 1867
Morta a: Passy (Francia), il 4 luglio 1934
Causa di morte: anemia aplastica, dovuta al prolungato assorbimento di radiazioni
Segno zodiacale: Scorpione
Lingue conosciute: polacco, francese, inglese, tedesco
Figli: Irène (1897) ed Ève (1904)
Pregi: generosa, intelligente, dotata di ottima memoria
Difetti: inflessibile, austera, intransigente
Hobby: il giardinaggio e le passeggiate in bicicletta
La frase: “Non possiamo sperare di costruire un mondo migliore senza migliorare gli individui”

LA RADIOATTIVITÀ

Tutto ciò che ci sta attorno è composto di atomi, minuscole particelle (invisibili a occhio nudo!) formate da elementi ancora più piccoli: protoni, neutroni ed elettroni. Negli elementi radioattivi, gli atomi emettono spontaneamente radiazioni (dette “ionizzanti”). In che modo? Immagina che il loro nucleo sia un cesto pieno di mele (i neutroni) e arance (i protoni): quando sono troppe, qualcuna tende a finire fuori dal cesto. In questo modo il nucleo si trasforma, diventando più stabile. E le mele e le arance cadute? Quelle sono le radiazioni (cioè energia).