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A spasso nel tempo: 24 ore nella Cina di Marco Polo

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A spasso nel tempo: 24 ore nella Cina di Marco Polo
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Il “Catai” della fine del 1200 visto attraverso gli occhi di un bambino di 7 anni, abitante ad Hangzhou. Marco Polo rimase in Cina per 17 anni e divenne un altissimo funzionario dell’imperatore Qublai Kahn

Intorno alla mia città, Quinsai (oggi Hangzhou), in Cina, ci sono moltissime risaie e un grande lago. È un centro molto grande e importante, per questo il nuovo imperatore l’ha scelto come residenza provvisoria: si mormora voglia farla diventare la capitale della Cina Meridionale. Forse, però, a voi è nota perché qui soggiorna Marco Polo, il mercante veneziano: è arrivato nel 1276, con suo padre e la sua carovana.

Lo ricordo bene, anche se è passato un anno: era impolverato e stanco. Aveva percorso la Via della Seta, attraversando il deserto e molti pericoli per raggiungere il mio Paese, che lui chiama Catai. Oh, ma che imperdonabile mancanza di riguardo: non mi sono ancora presentato! La febbre di questi ultimi giorni deve avermi rincitrullito... Mi chiamo Wu Lin e ho sette anni. Tranquilli, non vi attacco nulla, adesso sto bene: non ne potevo più di stare sdraiato sulla mia stuoia di giunco.

PRONTI PER LA FESTA

Mia madre mi ha curato il raffreddore con la radice dell’elleboro e ora è di là, a prepararmi un infuso con radice di liquirizia, biancospino cinese e prugne affumicate: servirà a far mi respirare meglio e a farmi tornare l’appetito. «Se non mangi qualcosa, non ti farò uscire per la festa delle lanterne! Una ricorrenza famosa in Cina», mi dice minacciosa, porgendomi la bevanda calda.

Ora che sono grande non può più spaventarmi con la storia del demonio Yang, dai grandi occhi e dalla terribile voce, che mi rapirà se non ubbidisco: quello che mi ha detto, però, è molto più temibile! Non posso perdere la festa più bella dell’anno, che si svolge il 14°, 15° e 16° giorno della prima Luna dopo Capodanno. Tracanno l’infuso ma... accidenti, è bollente!

LAGHI, RISAIE E CANALI

Mio nonno mi dà uno scappellotto, divertito. È il padre di mio padre e ovviamente vive con me, i miei genitori, i miei fratelli più grandi e le loro mogli: tutti insieme. Mia sorella invece si è dovuta trasferire, quando si è sposata, dalla famiglia di suo marito. Ci accomodiamo sulle stuoie intorno al tavolo basso per pranzare: oggi è festa nazionale in Cina e mio padre, che fa il maestro, non lavora. Anch’io quest’anno ho cominciato ad andare a scuola: sto imparando a usare l’abaco e a scrivere e lui mi aiuta moltissimo. Sono fortunato: pensate invece se avesse fatto il barcaiolo. Adesso sarei seduto dentro un sampan, la nostra barca a fondo piatto, a guardare l’acqua sporca dei canali della mia città. Mi viene il mal di mare solo a pensarci: adoro la nostra casa di legno e bambù e il mio quartiere, dove mi sento parte di una immensa famiglia. Mia madre e le mie cognate ci servono riso, maiale e tè: mangio tutto senza fiatare, poi guardo speranzoso mio padre. Mi fa cenno che posso uscire, evviva!

Fuori di casa saluto il signor Han, che vende zuppe di frattaglie nella sua bottega. In strada c’è molta confusione: i venditori ambulanti, che scodellano cibi cotti e crudi, fanno affari d’oro oggi.

BALLI, ACROBATI E... LANTERNE!

Ovunque si sentono tamburi e musica: mi imbatto in danzatori mascherati, acrobati, musicisti e spettacoli di marionette, ma la folla è immensa e faccio fatica a camminare. Le donne hanno fiori nei capelli e vesti bianche, l’ingresso di ogni casa è decorato di ricami, lampade multicolori, tende di perle. Mentre cala il buio, da nord a sud, per più di 7 chilometri, la Via imperiale si illumina: le lanterne che preferisco sono quelle di vetro colorato, dipinte con paesaggi, fiori e animali, ma ci sono anche quelle di giada bianca, oltre alle più semplici di carta. Alcuni passanti le portano in giro appese a una lancia: da lontano sembrano stelle che danzano. E sarà così fino all’alba.

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