L'inno di Mameli e il suo significato

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L'inno nazionale italiano è stato scritto nel 1847 da Goffredo Mameli. Scopriamo insieme cosa significano le sue strofe.

Lo avrete di sicuro ascoltato - suonato e cantato (a volte anche con qualche strafalcione) - dai calciatori prima delle partite della nazionale o da altri sportivi in occasione di vittorie alle Olimpiadi e in altre importanti competizioni. Il “Canto degli italiani”, meglio conosciuto come Inno di Mameli (o “Fratelli d'Italia”), è il nostro inno nazionale. Ogni Paese ha il suo: ad esempio in Francia c'è “La Marsigliese” mentre in Gran Bretagna l'inno si intitola “God save the Queen” (“Dio salvi la Regina”).

Inno di Mameli, la storia

E proprio “La Marsigliese” fu tra le fonti di ispirazione di Goffredo Mameli, che nel 1847 scrisse le parole del testo di quello che diventerà poi l'inno della Repubblica italiana e che quest'anno compie dunque 170 anni!

Genovese e patriota, Mameli morì a soli 21 anni combattendo in difesa della Repubblica Romana, nata dopo i moti rivoluzionari del 1848. A musicare l'inno, che divenne molto popolare durante il Risorgimento, ci pensò Michele Novaro.

Dopo l'Unità d'Italia, però, l'inno scelto fu la “Marcia Reale” di Casa Savoia, la monarchia alla guida del Paese fino a dopo la seconda guerra mondiale quando, il 2 giugno 1946 tramite referendum, l'Italia divenne una Repubblica. Da allora, “Fratelli d'Italia” divenne l'inno nazionale provvisorio, un ruolo che ha conservato fino a oggi.
 

Inno di Mameli, testo e significato

Veniamo ora al significato del testo dell'Inno di Mameli. Per la spiegazione ci siamo fatti aiutare dal sito del Quirinale, sede del presidente della Repubblica che attualmente è Sergio Mattarella.

 

“Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa”
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò”


--> “L'elmo di Scipio” 
Di cultura classica, Mameli ricorda Scipione l'Africano, il generale romano che nel 202 avanti Cristo sconfisse a Zama (l'attuale Algeria) il cartaginese Annibale.
 

--> “Le porga la chioma”
La Vittoria sarà di Roma, cioè dell'Italia. Nell'antica Roma, alle schiave venivano tagliati i capelli, e così la Vittoria ("schiava") dovrà porgere la sua chioma perché sia tagliata.
 

(RITORNELLO)
“Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò”


--> “Coorte” 
Si tratta di un richiamo alle armi, all'essere pronti a morire per un ideale (come Mameli, del resto): la coorte, infatti, era la decima parte della legione romana.

 

“Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò”
(RIT)


--> “Raccolgaci” 
Nella lingua di Mameli, ottocentesca, significa “ci tenga uniti”.
 

--> “Bandiera, una speme” 
Un'unica bandiera, una speranza per l'Italia, all'epoca ancora divisa in sette Stati.
 

--> “Fonderci insieme” 
Anche questo è un richiamo all'unità nazionale

 

“Uniamoci, amiamoci,
l'unione, e l'amore
Rivelano ai popoli
Le vie del Signore.
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?”
(RIT)


--> “Per Dio” 
Un francesismo, non un'imprecazione, che significa "attraverso Dio".

 

“Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò”
(RIT)

 

--> “Legnano” 
Ogni città italiana è come Legnano, dove nel 1176 i comuni lombardi sconfissero l'imperatore Federico Barbarossa.
 

--> “Ferruccio” 
Ancora un riferimento al dominio straniero: l'uomo citato è Francesco Ferrucci, che nel 1530 difese Firenze dall'imperatore Carlo V.


--> “Balilla”
Figura che rappresenta il simbolo della rivolta popolare di Genova contro la coalizione austro-piemontese.
 

--> “Ogni squilla” 
Ogni campana, che chiamò i siciliani alla rivolta (vedi sotto).
 

--> “I Vespri” 
Nel 1282 i siciliani si ribellano ai francesi invasori: una rivolta ribattezzata Vespri siciliani.

 

“Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,
Il sangue polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò”
(RIT)

 

--> “L'Aquila d'Austria” 
L'Austria era in declino (le “spade vendute” sono le truppe di mercenari, deboli come “giunchi”) e Mameli lo sottolinea dicendo che l'aquila, simbolo austriaco, perde “le penne”.
 

--> “Il sangue polacco” 
Altro riferimento all'Austria che, alleata con la Russia (il “cosacco”), ha diviso e smembrato la Polonia, ma il sangue bevuto avvelenerà il loro cuore.

Inno di Mameli per bambini

Per legge, è prescritto l'insegnamento dell'inno nelle scuole. Ecco un modo simpatico per impararlo per intero (come molto raramente lo si ascolta), eseguito dal Piccolo coro dell'Antoniano.

Una curiosità: due anni fa fece molto scalpore un altro coro di bambini che, durante la cerimonia di apertura di Expo 2015, cambiò il finale del ritornello dell'inno di Mameli: la strofa, da “siam pronti alla morte”, divenne "siam pronti alla vita, l'Italia chiamò".

11 Agosto 2017
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