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La storia della danza

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La storia della danza
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All'inizio era puro istinto, poi duro allenamento. Oggi è anche divertimento social

È possibile comunicare le proprie emozioni senza usare le parole? Sì, basta muovere il corpo, gesticolare. E se si segue, o s’immagina, un ritmo qualsiasi, tale movimento può in un attimo trasformarsi in ballo. Tale facilità spiega perché donne e uomini hanno iniziato a danzare fin dalla notte dei tempi, prima ancora di saper parlare o scrivere.

Per tutti i gusti

Nata come “istinto primordiale” e a lungo considerata “magica”, la danza si perfezionò a partire dalla preistoria, assumendo presto una grande importanza nei rituali religiosi. Nell’antica Grecia divenne inoltre protagonista delle rappresentazioni teatrali (a ballare erano i membri del coro) e si diffuse poi nel mondo romano. Seppur criticata dalla Chiesa, che la giudicava “peccaminosa”, continuò quindi a mietere successi nel Medioevo. La danza più famosa dell’epoca era la carola, che si ballava in gruppo, muovendosi in cerchio, ma non mancavano neanche i balli di coppia, come la “basse danse”, antenata dei “lenti”.

Dalle corti ai teatri

 

In epoca rinascimentale le conoscenze musicali si fecero più raffinate e nelle grandi corti presero forma elaborate danze che richiedevano lunghi allenamenti. Il ruolo della danza divenne così importante che i giovani nobili dovevano studiarla assieme alle tradizionali discipline, guidati da esperti “maestri di ballo” come Domenico da Piacenza (1390-1470), autore di uno dei primi trattati sul tema: De la arte di ballare et danzare. I grandi signori iniziarono poi a organizzare eventi danzanti aperti al pubblico, e il ballo divenne così un vero “show”. Il primo spettacolo moderno incentrato sul balletto si tenne alla corte di Enrico III di Francia, nel 1581. Era il Ballet Comique de la Reine, rievocava il mito della maga Circe e durava più di cinque ore. Giunse poi il sovrano-ballerino Luigi XIV, o “re Sole”, che fondò a Parigi, nel 1661, l’Académie royale de danse, dove prenderà forma la cosiddetta “danza classica”, destinata a trovare spazio in tutti i maggiori teatri.

Rottura col passato

Dopo i successi parigini, tra Sette e Ottocento la danza fu di casa a Vienna, patria del valzer, ritmato ballo di coppia che conquistò tutta l’Europa. Dopodiché la capitale “ufficiale” della danza divenne Mosca, con il suo Teatro Bolshoi, sede di balletti destinati a eterno successo, da Il lago dei cigni (1877) a Lo Schiaccianoci (1892), e dove nel Novecento emergeranno i migliori ballerini di sempre, da Nijinsky a Nureyev. Alla danza classica si era intanto affiancata quella “moderna”, dai movimenti più liberi, in barba alle regole del passato. A indicare la via fu la Isadora Duncan (1877-1927), danzatrice statunitense che cestinò tra l’altro le scarpette a punta, danzando a volte scalza. Nello stesso periodo spopolarono il tango, “danza a due” nata tra Argentina e Uruguay, la samba, frenetico ballo brasiliano, e il charleston, legato alla musica jazz, mentre già dall’Ottocento l’Occidente aveva scoperto le suggestioni della danza del ventre, già diffusa in Medio Oriente.

Successo senza fine

Nel secondo dopoguerra la danza si è adattata ai ritmi della pop music e del rock and roll, sulle cui note, negli anni Sessanta, si ballava il twist. Venne poi il boom delle discoteche, amplificato dal film La febbre del sabato sera (1977), mentre i ballerini classici continuavano a riempire i teatri (tra le stelle mondiali spicca oggi l’italiano Roberto Bolle) e molti loro colleghi spopolavano in TV (ieri nei “varietà”, oggi nei talent). In tal contesto la danza “invase” pure le strade: la cultura hip hop (“madre” del rap) lanciò infatti la break dance, o “danza di strada”, influenzando poi numerosi stili di ballo contemporanei, ricchi di acrobazie (ma negli ultimi anni sono state riscoperte anche danze “tradizionali”, come la tarantella). In attesa di nuove evoluzioni, la certezza è una: la danza fa ormai parte delle nostre vite. Una prova? Alzi la mano chi, almeno una volta, non ha ballato da solo, nella sua cameretta, muovendosi “senza freni”. La mano è alzata? Nulla di strano, lo facevano già i nostri avi qualche millennio fa.