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La Marcia su Roma spiegata ai ragazzi

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La Marcia su Roma spiegata ai ragazzi
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Date, fatti e curiosità riguardanti la Marcia su Roma, "rivoluzione" fascista con la quale il 28 ottobre 1922 Benito Mussolini prese il potere in Italia

Nel 2023 ricorrono i 101 anni della marcia su Roma, la manifestazione armata dell'ottobre 1922 con la quale Benito Mussolini e le sue camicie nere presero il potere instaurando il ventennio fascista. Ma cosa fu davvero questo evento così importante per la storia d'Italia? Si trattò davvero di un colpo di stato rivoluzionario? E quali erano state le cause che permisero ai fascisti di salire al governo?

Che cosa è stata la marcia su Roma?

Prima di tutto inquadriamo con precisione in fatti. La Marcia su Roma, realizzatasi il 28 ottobre 1922, fu quell'evento storico in cui circa 20mila uomini, armati e appartenenti al neonato Partito Nazionale Fascista (PNF), entrarono nella capitale del Regno d'Italia con l'intento di occuparla e costringere il re Vittorio Emanuele III ad affidare il governo a Mussolini.

Lo scopo della marcia fu effettivamente raggiunto, tanto che due giorni dopo il re incaricò ufficialmente il futuro Duce di formare un nuovo governo per garantire stabilità a un Paese in tumulto. Da quel momento, Mussolini e i suoi non abbandonarono il potere per i successivi 20 anni e la Marcia su Roma venne celebrata dal nuovo regime come una rivoluzione che aveva consegnato l'Italia a un futuro libero e glorioso.

Tuttavia per comprendere appieno che cosa accadde davvero in quei giorni, occorre andare un po' più a fondo.

Qual era la situazione politica nel 1922?

Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, l'Italia era una nazione in forte crisi. Nonostante la vittoria al fianco delle forze dell'Intesa (Regno Unito e Francia in testa) infatti, il Paese non solo non aveva ottenuto tutti i territori a cui mirava al momento dell'ingresso nel conflitto (Trieste, Fiume, tutta la Dalmazia), ma era anche uscita molto impoverita dallo sforzo bellico.

Tale precarietà, combinata con l'avvento delle ideologie che predicavano la fine delle disuguaglianze e la riscossa della classe operaia (socialismo e poi comunismo), diede vita a un periodo di grande instabilità - il cosiddetto "biennio rosso" (1919-1920) - durante il quale si accese una violenta lotta tra le masse proletarie, operai e contadini che chiedevano aumenti di salari e abbassamenti dei prezzi e la classe borghese (industriali, proprietari terrieri, ecc...).

Scioperi, scontri e violenze erano all'ordine del giorno e in tale clima d'incertezza fecero la loro comparsa i fasci di combattimento guidati da Benito Mussolini: un'organizzazione para-militare (gente armata ma non inquadrata nell'esercito militare) che con manganelli e camicie nere attaccava i manifestanti e gli oppositori socialisti per riportare l'ordine nelle piazze.

L'avvento del fascismo

Benito Mussolini era un maestro di scuola, giornalista ed ex-socialista che all'indomani dello scoppio della Grande Guerra era stato espulso dal partito per le sue idee interventiste (cioè a favore dell'ingresso in guerra dell'Italia) e nazionaliste. Dopo il 1915, Mussolini si arruolò volontario nell'esercito e una volta terminata la guerra divenne il punto di riferimento per tanti ex-combattenti e nazionalisti scontenti dalla cosiddetta "vittoria mutilata" (così venivano chiamate le condizioni di pace che non riconoscevano all'Italia tutti i territori che le erano stati promessi).

Forte del suo seguito di patrioti e giovani agguerriti, nel 1919 Mussolini fondò i Fasci Italiani di Combattimento. Ben presto tali picchiatori divennero il braccio armato della borghesia, la quale usava i Fasci per stroncare gli scioperi e sedare qualsiasi forma di protesta nelle fabbriche.

Nel 1920 poi, Mussolini trasformò questo movimento in un vero partito politico, fondando, in Piazza San Sepolcro a Milano, il Partito Nazionale Fascista. Tale partito, benché privo di una vera e propria ideologia e guardato con sospetto per l'indole violenta dei suoi membri,  godeva dell'appoggio sia di una parte della classe dirigente (che come detto usava i fascisti per soffocare il malcontento), sia di una fetta della popolazione, la quale temeva che una vittoria dei socialisti avrebbe provocato una sanguinosa rivoluzione, come era accaduto in Russia nel 1917.

Come si arrivò alla marcia su Roma?

Dopo un'apertura ai socialisti del vecchio Giovanni Giolitti, probabilmente il politico più importante e influente dei primi 20 anni del Novecento italiano, nel 1921 si tennero nuove elezioni e alcuni fascisti, tra cui Mussolini, vennero eletti come deputati. Tuttavia il governo rimase debole e fragile, tanto che Mussolini e suoi iniziarono a pensare di poter prendere il potere con la forza.

Da mesi infatti, benché le "squadracce" di picchiatori fascisti terrorizzavano con la violenza gli oppositori politici, scioperi e proteste stavano incendiando il Paese e Mussolini si era convinto di essere l'unico in grado d'impedire che l'Italia cadesse nelle mani dei "rossi" (così venivano chiamati socialisti e comunisti). Fu così che nel 1922 prese sempre più piede l'idea di una "rivoluzione fascista".

Chi organizzò la marcia su Roma?

Per far sì che il Re Vittorio Emanuele III destituisse il governo in vigore per dare mandato ai fascisti, Mussolini e i suoi gerarchi volevano occupare Roma con un vero esercito di volontari e squadristi. A orchestrare le operazioni furono i capi delle milizie fasciste Emilio De Bono, Italo Balbo, Michele Bianchi e Cesare Maria De Vecchi, che vennero insigniti da Mussolini del titolo di "quadrumviri", in richiamo alla storia romana e ai più celebri triumviri Cesare, Crasso e Pompeo.

Sede delle operazioni fu la città di Perugia e il 27 ottobre 1922 treni carichi di fascisti iniziarono a confluire sulla capitale. Il giorno dopo, il fatidico 28 ottobre, circa 20mila camicie nere si erano radunati nella capitale per occupare le sedi del potere politico. Mussolini, invece, rimase a Milano a seguire l'evolversi della situazione.

marcia su roma
Fascisti durante la marcia su Roma.
Credits: Getty Images

Come si svolse la marcia su Roma?

Il giorno della marcia su Roma, quasi 30mila unità dell'esercito regio italiano erano schierate a difesa della capitale. Alle cinque del mattino Luigi Facta, capo del governo, aveva dichiarato lo stato d'assedio, un provvedimento che avrebbe dato il via libera all'esercito per attaccare e reprimere gli squadristi fascisti. Per eseguito però, tale ordine doveva essere controfirmato dal re, il quale invece si rifiutò di appoggiare la dichiarazione di Facta, lasciando che i fascisti sfilassero in città.

Se Vittorio Emanuele III avesse firmato, i soldati avrebbero presumibilmente disperso senza molti problemi le forze mussoliniane, inferiori per numero ed equipaggiamenti; tuttavia il re non si fidava molto dell'esercito e non voleva scatenare una guerra civile.

Il giorno dopo la marcia, il capo di casa Savoia si mise, dunque, in contatto con Mussolini, il quale partì verso Roma per ricevere il nuovo incarico. Il 30 settembre 1922, i due s'incontrarono e il leader del PNF ottenne di formare un nuovo governo. Nessuno lo sapeva, ma in quel giorno era iniziato il ventennio fascista, che si concluderà solo dopo una nuova e ancora più sanguinosa guerra mondiale.

Si trattò di un vero colpo di stato?

Nonostante nei 20 anni di regime il fascismo continuò a celebrare la marcia su Roma come l'inizio della rivoluzione fascista, non si trattò di un vero e proprio colpo di mano. Come abbiamo appena detto, infatti, Mussolini era già appoggiato da molti dei potenti del Paese, sovrano compreso, che speravano di poterlo controllare o, almeno, inglobare all'interno del sistema per arginare l'ondata socialista ed evitare nuove proteste da parte dei lavoratori.

Dal conto suo, lo stesso Mussolini non esitò a giurare fedeltà alla monarchia e allo stato, anche se finì per trasformarlo in una dittatura. Emblematico in tal senso fu il suo discorso di presentazione al parlamento:

«Avrei potuto fare di quest'aula sorda e grigia un bivacco di manipoli. Potevo sprangare il parlamento e costituire un governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto».

FONTI:

  • RaiScuola;
  • Storia Contemporanea - Il Novecento (Detti, Gozzini; Mondadori);
  • Fascismo. Storie e interpretazione (Emilio Gentile; Laterza)
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