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La Grande Guerra (1914-1918) | fatti, personaggi e date della Prima Guerra Mondiale

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l'11 novembre 1918 terminava la Grande Guerra, il primo conflitto che vide coinvolte tutte le grandi potenze del pianeta e che, per quattro lunghi anni, devastò l'Europa. Ecco tutto quello che dovete sapere per una ricerca accurata sulla Prima Guerra Mondiale!

La Prima Guerra Mondiale passò alla storia come La Grande Guerra perché mai prima di allora un conflitto aveva coinvolto così tanti paesi e causato così tanta morte e distruzione.

Le Cause

All'inizio del Novecento in Europa si respirava un clima decisamente teso. Il secolo appena concluso aveva lasciato in eredità rivalità e questioni mai risolte che non facevano presagire nulla di buono.

Ne possiamo ricavare un semplice schema, con le forze della Triplice Intesa (Inghilterra, Francia e Russia) da un lato e gli Imperi Centrali (Austria e Germania) più l'Impero ottomano dall'altro:

Inghilterra vs. Germania

L'Inghilterra primeggiava sul piano economico e industriale. La nuova Germania unificata e governata dall'ambizioso "Kaiser" Guglielmo II però stava facendo passi da gigante, tanto da insidiare in molti settori il primato inglese.

Con un'industria in costante crescita, un esercito ben addestrato e una flotta capace di rivaleggiare con quella inglese, la Germania era pronta a diventare la nuova guida d'Europa. E questo all'Inghilterra non poteva andare bene

Francia vs. Germania

Il grande rilancio della Germania era andato a discapito della Francia, la quale aveva perso i territori dell'Alsazia e della Lorena durante la Guerra Franco-Prussiana (1870-71) e si vedeva assai minacciata dal sempre più potente vicino tedesco.

Austria vs. Serbia

L'Austria, o meglio, l'Impero Austro-Ungarico, era invece alla prese con la vicine Serbia, la quale contrastava gli interessi dell'Impero nei Balcani in nome della volontà di riunire tutte le popolazioni slave (come albanesi, montenegrini e macedoni) sotto un'unica bandiera.

Russia vs. Austria (e Impero Ottomano)

La difficile situazione nella penisola Balcanica aveva causato anche un contrasto tra l'Impero Austro-Ungarico e la Russia, la quale mirava al possesso dello stretto dei Dardanelli per avere finalmente uno sbocco sul Mediterraneo e per ottenerlo aveva offerto la sua protezione ai paesi balcanici che chiedevano l'indipendenza.

Tutto ciò era osservato con molta attenzione da parte dell'Impero Ottomano, l'ex potenza turca (ormai in profonda crisi) che si era avvicinata all'Austria con l'intento di riprendersi i territori che aveva perso nel corso delle due guerre balcaniche.

L'Europa come si presentava al momento dello scoppio della guerra |

E l'Italia?

Formalmente il Regno d'Italia era alleata di Germania e Impero Austro-Ungarico, con le quali aveva perfino siglato il patto della Triplice Alleanza nel 1882.

Non era un segreto però che molti italiani volessero prendersi il Trentino e il Venezia-Giulia (sotto dominio austriaco) per completare finalmente l'unificazione del paese.

Nuove ideologie

Oltre alla situazione politica, tra le cause che portarono alla guerra bisogna però ricordare che in quegli anni Europa aveva preso piede un'ideologia chiamata nazionalismo, ossia l'idea che la propria nazione fosse superiore in tutto e per tutto alle altre , giustificando anche la guerra come strumento legittimo per sancire tale dominio.

Ecco spiegato quindi perché tutte le potenze si stavano riarmando e perché  alcune nazioni (come la Germania) puntavano alla conquista di uno spazio sempre maggiore.

Insomma, nonostante la pace apparente, tutte le grandi nazioni erano in attesa di un pretesto per saltarsi alla gola le une con le altre!

Lo scoppio della Guerra

L'occasione si presentò il 28 giugno 1914 quando l'Arciduca austriaco Francesco Ferdinando fu assassinato a Sarajevo da un gruppo di nazionalisti serbi.

Immagine che ritrae l'assassinio dell'Arciduca Francesco Ferdinando. A sparare fu l'anarchico Gavrilo Princip | Ipa-agency

Benché gli attentatori non fossero stati armati direttamente dalla Serbia, l'Impero Austro-Ungarico inviò un ultimatum a Belgrado, affermando che qualora le richieste non fossero state accettate si sarebbe giunti alla guerra.

L'Austria-Ungheria voleva risolvere un volta per tutte il contenzioso con la Serbia e le richieste contenute nell'ultimatum furono volutamente scritte per risultare inaccettabili. Infatti il rifiuto serbo fu secco.

Ad un mese dall'attentato, il 28 luglio 1914, l'Impero Austro-Ungarico dichiarò guerra alla Serbia.

Fu un vero effetto domino!

Subito la Russia accorse a difendere la Serbia dichiarando guerra all'Austria-Ungheria, scatenando però la reazione della Germania che dichiarò guerra non solo allo zar, ma anche alla Francia, sua alleata.

Seguì a ruota l'impero turco, che si schierò subito al fianco dell'Alleanza soprattutto per contrastare la Russia.

Prime fasi e ingresso dell'Inghilterra

Il primo grande colpo lo batté la Germania.

L'Alto Comando tedesco pensò infatti che per concludere rapidamente il conflitto si dovesse mettere subito al sicuro il fronte ovest (il fronte occidentale), poiché la Russia, che invece stava ad est (fronte orientale) era ancora lenta e impreparata ad un'offensiva efficace.

Per questo, con una manovra a sorpresa, le truppe tedesche aggirarono le difese francesi schierate al confine e invasero il Belgio, che però si era dichiarato neutrale.

Soldati gallesi in una trincea della Somme. Le truppe passavano settimane e settimane nelle trincee, dove le condizioni di vita erano davvero estreme.
Credits: Ipa-agency

Tale mossa diede sì un sorprendente vantaggio iniziale alla Germania, ma indignò l'opinione pubblica internazionale e convinse l'Inghilterra, fino ad allora esitante, a dichiarare guerra agli Imperi Centrali il 4 agosto 1914.

Nonostante ciò l'avanzata tedesca pareva inarrestabile e dopo nemmeno un mese di battaglie sembrava che Parigi dovesse capitolare da un momento all'altro.

Offensive e controffensive

Il 5 settembre 1914 però le armate francesi, supportate da truppe inglesi, fermarono i Tedeschi nei pressi del fiume Marna, scatenando una controffensiva (Prima Battaglia della Marna, 5-12 settembre) che fece arretrare l'armata germanica fino al fiume Aisne.

Soldati russi in una trincea | Ipa-agency

Una simile vittoria, oltre che per alcuni errori dei generali tedeschi, fu dovuta al fatto che sul fronte orientale la Russia aveva finalmente rotto gli indugi aggredendo i confini austro-tedeschi.

L'invasione non riuscì grazie al genio militare dei generali tedeschi Paul Von Hindenburg e Erich Von Ludendorff, che sbaragliarono i russi nelle battaglie di Tannenberg (26-30 agosto 1914) e dei Laghi Masuri (7-14 agosto), ma privò comunque la Germania di forze decisive per opporsi a inglesi e francesi sul fronte opposto.

L'Austria-Ungheria invece subì un pesante sconfitta nella battaglia di Galizia (23 agosto-11 settembre) da parte delle truppe del Granduca Nicola Romanov e solo l'intervento dell'alleato tedesco fermò l'avanzata russa.

Anche sul fronte serbo le truppe austro-ungariche non riuscirono a sfondare.

Lo stallo e la "guerra moderna"

Dopo un inizio roboante, il conflitto che molti speravano si risolvesse rapidamente divenne una lunga guerra di posizione, dove per conquistare anche solo poche centinaia di metri ci volevano settimane di assalti.

È la cosiddetta guerra di trincea!

Le linee del fronte erano infatti composte da profonde fosse fortificate chiamate trincee. Qui un soldato poteva rimanere settimane, a volte anche mesi, in attesa di poter conquistare la trincea nemica, la quale poteva essere presa solo con frequenti assalti di fanteria che però esponevano i soldati al tiro libero delle mitragliatrici.

Ogni tentativo di conquistare una trincea era quasi sempre una carneficina.

Una trincea durante la Battaglia della Somme (1 luglio-18 novembre 1916) | Ipa-agency 

Oltre che per le sanguinose tattiche di combattimento però, la Grande Guerra viene ricordata anche come la prima "guerra totale" della storia.

Lo sforzo bellico infatti coinvolse anche l'intera società civile, dal settore economico, alle industrie, fino all'uomo della strada.

La propaganda martellante delle varie nazioni infatti non incitava solo i soldati al fronte, ma anche lavoratori, donne e perfino bambini. Tutti dovevano fare la loro parte per vincere sul nemico!

Guerra sottomarina e allargamento del conflitto

All'inizio del 1915 gli Imperi Centrali potevano vantare una certa superiorità militare sul continente, ma il blocco navale imposto dalla flotta inglese impediva ogni tipo di rifornimento via mare. Le forze dell'Intesa invece avevano un accesso pressoché illimitato alle risorse provenienti dalle varie colonie.

Per forzare il blocco navale la Germania mise in campo i suoi potenti sottomarini, che cominciarono a infestare l'Atlantico affondando navi e mercantili nemici.

Un sottomarino tedesco | Ipa-agency.com

Nel mentre, nuovi protagonisti entrano in scena, cambiando non poco gli equilibri della lotta.

La Bulgaria, alleata degli Imperi Centrali, attaccò infatti la Serbia, la quale non poté resistere alle pressioni congiunte da nord (Austria-Ungheria) e da est (Bulgaria) e venne occupata.

Congiuntamente, la Germania riusciva spazzare via i russi nella Seconda Battaglia dei Laghi Masuri (7-22 febbraio 1915) e invadere la Polonia.

Il fronte orientale

Questi furono duri colpi per l'Intesa poiché la caduta di Serbia e Polonia consegnava al nemico un'immensa striscia di territorio che tagliava da Nord a Sud l'Europa orientale, estromettendo completamente la Russia dai giochi.

Inglesi e francesi cercarono dunque di ribaltare la situazione attaccando il vitale stretto dei Dardanelli, ma la spedizione fu un fallimento, soprattutto a causa dell'intervento dell'Impero Ottomano.

Lo stesso Impero Ottomano se la dovette vedere però con la sollevazione delle popolazioni arabe, le quali erano state spinte degli inglesi alla ribellione contro la tirannia turca.

Un ruolo fondamentale nella Rivolta Araba fu giocata dal tenente colonnello inglese Thomas Edward Lawrence, il quale guidò le tribù arabe contro le forze del sultano. Per questa impresa passò alla storia come "Lawrence d'Arabia" |

Arriva l'Italia

Il 1915 è però soprattutto l'anno in cui l'Italia ruppe gli indugi e fece il suo ingresso nel conflitto (il famoso 24 maggio).

L'esercito italiano però non si schierò al fianco degli Imperi Centrali, ma diede manforte a Francia e Inghilterra, con cui il governo italiano aveva stretto un accordo segreto (il famoso Patto di Londra). Il 23 maggio 1915 quindi, il regno d'Italia dichiarava guerra all'Impero Austro-Ungarico e schierava le sue legioni sul Carso e al confine con l'Austria.

Il terzo anno di guerra

Il 1916 si aprì con una nuova offensiva su vasta scala della Germania, la quale abbandonò le posizioni difensive e si scatenò contro la Francia nella lunga Battaglia di Verdun (21 febbraio-19 dicembre 1916). Questo fu uno degli scontri più sanguinosi dell'intero conflitto (circa 700.000 caduti da ambo gli schieramenti) e vide per la prima volta l'impiego massiccio di lanciafiamme e armi a gas letale.

Nonostante l'ampio costo in termine di vite e risorse, la battaglia lasciò la situazione pressoché immutata.

Una carica "all'arma bianca" di soldati francesi. Questi assalti venivano portati contro le postazioni nemiche da soldati armati di baionetta, una lunga lama appuntita montata sulla canna del fucile. | Ipa-agency.com

Anche sul fronte austro-italiano non avvenne alcuna svolta, nonostante l'alto numero di vittime.

Nuovi fronti, nuove armi

Alla spedizione austriaca per punire l'alleanza tradita infatti corrispose una pronta risposta dell'esercito italiano, generando un continuo tiro e molla tra territori persi e territori riconquistati che non smosse granché la linea del fronte ma costò molti morti e feriti per entrambe le parti.

Nella seconda parte del 1916 fu invece il turno dell'Intesa: a luglio infatti truppe inglesi e francesi attaccarono le posizioni tedesche sul fiume Somme, replicando la carneficina i Verdun

Nella Battaglia della Somme (1 luglio-18 novembre 1916) perirono infatti più di un milione di soldati. Questa fu anche la prima battaglia che vide l'utilizzo massiccio dei carri armati, nuovi mostri bellici offerti dal progresso tecnologico.

Un carro armato inglese durante la Battaglia della Somme | Ipa-agency.com

Nel 1916 si combatté anche l'unica grande battaglia navale della Grande Guerra.

Nei pressi della penisola della Jutland (odierna Danimarca) si affrontarono le super-flotte di Inghilterra e Germania, con quest'ultima che voleva rompere il blocco britannico che stava soffocando la produzione bellica.

La Battaglia dello Jutland (31 maggio-1 giugno 1916) fu apparentemente vinta dalla flotta tedesca, che perse meno navi, ma i danni subiti furono tali che la vittoria non riuscì comunque a infrangere la supremazia inglese sui mari.

1917: l'anno della svolta

Giunti ormai al quarto anno di guerra, l'Europa era ormai allo stremo, con cibo e beni di necessità sempre più carenti e spese belliche sempre più alte. Nonostante ciò la fine delle ostilità sembrava ancora molto lontana.

Fu allora che si spostarono gli equilibri!

L'uscita di scena della Russia

Il primo grande evento che influì notevolmente sulle sorti della guerra fu la fine della Russia zarista.

Gravata da fame e miseria, la Russia del 1917 era infatti sull'orlo del baratro.

Le pesanti sconfitte subite sul fronte tedesco avevano fatto precipitare la situazione di un paese arretrato e per molti versi ancora semi-medievale.

Nonostante ciò lo zar Nicola II continuava a governare con il pugno di ferro, incurante del malcontento popolare.

Nel febbraio del 1917 però scoppiò una violenta rivolta nella capitale e la mancata reazione delle forze militari innescò la storica Rivoluzione Russa che nel giro di pochi mesi portò all'instaurazione di un nuovo regime comunista.

Il nuovo governo sotto la guida di Lenin pose fine alle ostilità con la Germania e fece uscire la Russia dal conflitto con il trattato di Brest Litovsk.

L'intervento americano

La sempre più grave carenza di risorse dovute al blocco inglese aveva spinto la Germania ad inasprire la battaglia sottomarina, con sempre più navi (anche di paesi neutrali) affondate ogni settimana.

Questo portò all'irritazione degli Stati Uniti, i quali nel 1915 si erano anche visti affondare dai tedeschi il transatlantico Lusitania con a bordo 128 cittadini americani.

La situazione peggiorò quando altri cinque mercantili battenti bandiera statunitense vennero colpiti dai sommergibili tedeschi.

Il 6 aprile 1917 gli Stati Uniti del presidente Woodrow Wilson dichiararono guerra alla Germania.

Manifesto di propaganda che ritrae un soldato americano in procinto di lanciare una granata contro il nemico | Ipa-agency.com

La situazione italiana

In Italia intanto l'aria si faceva rovente e non solo per le vicende del fronte.

Il paese era agitato da scioperi e proteste per la scarsità di pane che degenerarono rapidamente in un acceso dibattito tra chi voleva continuare la guerra e coloro che invece chiedevano la fine dell'impegno bellico.

Tale situazione naturalmente generò un clima di incertezza generale che indebolì sia il Governo che il morale delle truppe.

Soldati austriaci su territorio italiano
Credits: Interfoto/AlamyIPa

Nell'ottobre del '17 poi l'Austria-Ungheria scatenò una nuova offensiva e le schiere italiane, confuse e mal gestite dall'Alto Comando, incorsero in una serie di sconfitte, tra cui la gravissima disfatta di Caporettoche causò l'allontanamento del generale Cadorna , fino ad allora comandante supremo delle forze armate, in favore del generale Armando Diaz.

La fine della guerra

Nonostante la chiusura del fronte russo - che avrebbe permesso alla Germania di concentrarsi solo sull'invasione della Francia -e i successi austriaci al confine italiano, le cose non si stavano mettendo bene per gli Imperi Centrali.

Fiaccati dal blocco continentale ad opera dei britannici, oppressi da spese belliche esorbitanti e ormai non più sostenibili, Austria-Ungheria e Germania dovettero subire la rivalsa degli Alleati, finalmente uniti in un unico Comando Generale presieduto dal generale francese Ferdinand Foch.

La sconfitta degli Imperi

In pochi mesi infatti i tedeschi vennero ricacciati da inglesi, francesi e americani nelle posizioni di inizio mano, vanificando mesi di fatica e (tante) vittime.

Sul fronte orientale invece la Bulgaria venne attaccata da forze congiunte inglesi, serbe, francesi e greche (la Grecia aveva cambiato sovrano e quindi schieramento) e capitolò, interrompendo le linee di comunicazione tra gli Imperi centrali e l'Impero ottomano, che rimase isolato.

Tali avvenimenti accrebbero ulteriormente la pressione sull'Impero Austro-Ungarico, anche se le preoccupazioni principali arrivarono dal fronte italiano.

Soldati italiani spingono un grosso cannone attraverso le montagne | Ipa-agency

L'esercito di Armando Diaz era infatti riuscito a riorganizzarsi e in pochi mesi aveva riguadagnato parecchio terreno, tanto da giungere alla decisiva offensiva a a Vittorio Veneto (la famosa Riscossa di Vittorio Veneto, 24 ottobre-4 novembre 1918) che sancì la definitiva sconfitta dell'Austria Ungheria.

La resa, che di fatto decretò anche la fine del secolare impero asburgico, fu firmata il 3 novembre 1918 con il trattato di Villa Giusti.

Anche l'Impero ottomano, ormai logoro e senza risorse, dovette rassegnarsi all'impossibilità di continuare la guerra e il 30 ottobre 1918 proclamò la propria resa alle forze dell'Intesa. Questo fu l'ultimo atto del Sultanato alla guida dell'Impero, che da lì a poco si sarebbe dissolto per far posto alla moderna Turchia.

Siamo ai titoli di coda...

Rimasta sola e afflitta da un'ondata di malcontento generale, la Germania continuava a resistere, ma anche per lei il destino era già segnato.

L'11 novembre 1918 la Germania, ormai diventata una repubblica dopo l'abdicazione dell'imperatore Guglielmo II, firmò l'armistizio di Compiègne-Rethondes.

La Grande Guerra era finita e, oltre ad aver decretato la caduta di ben 4 imperi (Ottomano, Austro-Ungarico e Tedesco, più il caso particolare della Russia zarista) e causato tra i 16 e i 17 milioni di morti (più milioni di feriti e mutilati), aveva incoronato gli Stati Uniti come nuova guida per l'Occidente.

 

FONTI: Elementi di Storia, Camera-Fabietti; Treccani; Focus