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La “silenziosa” caduta dell’Impero Romano d’Occidente

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La “silenziosa” caduta dell’Impero Romano d’Occidente
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Nel settembre del 476 d.C il generale Odoacre depose l'ultimo imperatore di Roma. Per convenzione, tale evento rappresenta l'inizio del Medioevo, ma ai tempi non destò particolare clamore...

Di solito a scuola, quando vogliamo classificare per sommi capi le varie epoche storiche, il 476 d.C rappresenta una data cruciale. In quell'anno infatti, il mondo assiste alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente, un evento epocale che, sempre stando alle convenzioni, pone fine all'età antica e sancisce l'inizio del Medioevo. Eppure, anche se oggi ci può apparire strano, quando l'ultimo imperatore di Roma venne deposto, in pochi ci fecero caso...

I FATTI

Come scritto su qualsiasi manuale, da tempo l'Impero Romano era diviso in due, quello d'Occidente e quello d'Oriente, con capitale a Costantinopoli e che ormai era il "vero" Impero, molto più moderno e potente e con l'autorità per influire su tutto quello che accadeva in Europa.

Il primo dei due cessò di esistere il 4 settembre del 476 d.C, quando il generale germanico e re degli Eruli Odoacre depose il giovanissimo imperatore Romolo Augustolo mandandolo in esilio a Napoli e assumendo il titolo di Rex Italiae. Detta così, però, la storia non racconta tutte le importantissime sfumature della vicenda.

IL RACCONTO DELLA FINE 

Romolo Augustolo infatti non era il sovrano fiero e cinto di alloro che di solito c'immaginiamo quando pensiamo ai grandi imperatori dell'Urbe, ma un ragazzo di tredici anni che era stato messo al potere dal padre, il generale romano Flavio Oreste. A ciò si aggiunge il fatto che l'Imperatore d'Oriente di allora, Flavio Zenone, due anni prima aveva scelto come proprio "collega" d'Occidente un certo Giulio Nepote, il quale però era stato spodestato dallo stesso Flavio Oreste. Dunque il povero Romolo Augustolo non godeva nemmeno della legittimazione di Costantinopoli, cosa che ne ridimensionava molto l'autorità a livello politico.

Un ulteriore elemento da considerare riguarda il fatto che Flavio Oreste poté sconfiggere Giulio Nepote proprio grazie agli uomini del barbaro Odoacre, il quale non era - come Attila - un invasore venuto da lontano per seminare distruzione, ma uno straniero che stava prestando servizio nell'esercito romano, che in quegli anni era quasi interamente composto da barbari e mercenari.

Quando però Odoacre, forte della vittoria, chiese per sé e per i suoi soldati un terzo delle terre d'Italia, Flavio Oreste si rifiutò categoricamente, instillando il malcontento nelle truppe mercenarie. Queste reagirono eleggendo proprio Odoacre come proprio capo e, dopo aver sbaragliato e ucciso lo stesso Flavio Oreste a Pavia, assediarono Ravenna (che allora era diventata capitale al posto di Roma) e cacciarono per sempre Romolo Augustolo.

Per completare il quadro infine, va detto che lo stesso Impero Romano d'Occidente ormai non era nemmeno più tanto "romano, visto che essenzialmente si era ridotto alla sola penisola italiana e a parte dell'attuale Austria. Il resto del glorioso dominio romano era in mano ai barbari (Visigoti in Spagna, Franchi, Burgundi e altre tribù germaniche in Gallia ecc...).

UNA LUNGA CRISI

La crisi di Roma però partiva già da un secolo prima, quando, dopo un lunghissimo periodo di migrazioni "controllate", l'impero smise di gestire con efficacia le popolazioni che premevano ai suoi confini.

Contrariamente a quanto si pensa infatti, per secoli i romani avevano permesso ai barbari di entrare e vivere all'interno del proprio territorio, controllando il flusso immigratorio e obbligando gli stranieri ad adottare usi e costumi della gens romana: non sono poche le storie di personaggi di origine barbara che fecero carriera (soprattutto in ambito militare).

Con il tempo però l'apparato statale imperiale cessò di funzionare a dovere e intere orde di stranieri iniziarono a penetrare in Europa senza integrarsi, ma invadendo e sostituendosi alle autorità locali.

Quando Odoacre reclamò il suo titolo quindi, gran parte dell'Impero era già "abituato" da un pezzo a convivere (se non ad essere governato) dai barbari, i quali avevano già saccheggiato Roma nel 410 d.C (con i Visigoti di Alarico) e nel 455 d.C (con i Vandali di Genserico), ottenendo un ruolo di primo piano nella vita politica dell'Impero ormai morente.

L'IMPERO CESSA DI ESISTERE?

La caduta dell'Impero Romano d'Occidente dunque non sconvolse più di tanto i popoli di allora, i quali, alla fine, non notarono grande differenza tra il prima e il dopo. Le fonti del tempo quasi non parlano dell'accaduto (per questo lo storico Arnaldo Momigliano parla di «caduta senza rumore») e molti tra i ceti dirigenti italici dell'epoca si trovarono perfino d'accordo con questo passaggio di consegne.

Anche perché, benché noi europei contemporanei a volte sembriamo dimenticarcelo, il "vero" Impero Romano continuò ad esistere per altri mille anni ad Est sotto il dominio di Costantinopoli, verso la quale si era spostato da diversi secoli il peso dell'eredità degli antichi splendori della Roma dei Cesari.

Anzi furono proprio gli imperatori orientali che in qualche modo legittimarono i successivi re barbari d'Europa (non Odocacre, che anzi venne soppiantato da un altro re barbaro favorito dall'imperatore d'Oriente) intrattenendo rapporti diplomatici con essi.