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Il galateo del ‘500: il viaggio all’origine delle buone maniere

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Il galateo del ‘500: il viaggio all’origine delle buone maniere
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Nel '500 chi viveva a corte doveva sapere esattamente che cosa fare e cosa non fare in ogni occasione. Per esempio Come ci si comportava a tavola o starnutire davanti tutti...

IL GALATEO

Ma quanto darà fastidio sentire qualcuno che a tavola mastica a bocca aperta facendo rumore? Oppure lo stridere di due ferri strofinati tra loro, o vedere mettersi le mani nel naso o in bocca davanti a tutti, o starnutire senza mettersi la mano o il fazzoletto davanti (specie in questi tempi di pandemia…), oppure parlare e non essere ascoltati o sentire qualcuno che parla sopra di te e ti interrompe sempre? Non siete i primi, ragazzi, ad aver notato che queste sono azioni da non fare perché danno noia.

L'IDEA VENNE A UN SIGNORE TOSCANO
No. Sicuramente molti se ne erano facilmente accorti già nei tempi antichi, ma c’è stato un signore toscano che, quasi 500 anni fa, se ne era così reso conto da scrivere un libro che, fin dalla sua prima pubblicazione, è diventato famosissimo: Galateo, ovvero de’ costumi. Un libro che tutt’oggi rappresenta una specie di guida delle buone maniere e di ciò che bisogna evitare di fare.

UN ARCIVESCOVO A DUE FACCE
Giovanni Della Casa – questo è il nome del suo autore – era nato a Borgo San Lorenzo, vicino a Firenze, nel 1503. Di famiglia nobile e molto colto, scelse la carriera ecclesiastica e diventò arcivescovo, entrando anche nella corte papale. In realtà non era esattamente una persona buonissima, visto che fu lui a fondare il Tribunale dell’Inquisizione a Venezia per perseguitare le donne definite “streghe” e bruciare i libri che secondo lui nessuno doveva leggere... Di contro a quest’aspetto negativo, era sicuramente un buon osservatore dei differenti aspetti della vita quotidiana. A poco più di 50 anni fu costretto a restare chiuso in un’abbazia perché si era ammalato di gotta, un’infezione molto brutta e, all’epoca, spesso mortale. Non sapendo cosa fare si mise a scrivere il Galateo, che fu pubblicato nel 1558, due anni dopo la sua morte. Il libro lo intitolò così perché lo dedicò ad un vescovo suo amico di nome Galeazzo Florimonte. Galeazzo, in latino, si dice “Galateus”.

IL NASO NEL BICCHIERE NO!
Oltre a quelle cose da non fare che vi ho citato all’inizio, Della Casa ne descrive molte altre. Ad esempio, non mettere il naso nel bicchiere né passare il proprio a qualcun altro dopo averci bevuto. Non riempirsi la bocca di cibo e poi parlare, magari sputando o comunque non facendo capire niente di ciò che si dice. Ma oltre alla tavola, è bene non fare molte cose quando si sta con gli altri. Ad esempio non dire parolacce né essere scortesi, non essere superbi né arroganti o prepotenti, non parlare di se stessi in modo troppo pomposo (io sono così, io sono cosà, io faccio questo, io sono bravo a fare quello e via dicendo), non dire bugie né esagerare i racconti, non vantarsi della propria condizione e delle cose che si possiedono né mostrare alcun tipo di vanità, non dire maldicenze né parlare di chi non c’è, parlare soltanto quando si sa cosa dire e non parlare troppo, non prendere in giro né fare i “maestri” degli altri, non alzare la voce, lavarsi ogni giorno e non emanare cattivo odore, non scherzare usando le mani, non ridere in modo sguaiato, non fare rumori molesti con la voce. Insomma, si potrebbe andare avanti ma credo che queste cose bastino per dimostrare quanto ciò che egli dice in questo libro sia ancora assolutamente attuale.

MA NON TUTTI I SUGGERIMENTI, FORSE, SON GIUSTI...
Ma non tutto ciò che scrive Giovanni Della Casa è da seguire come fosse oro colato. I tempi sono cambiati, e alcune cose – fortunatamente… - non valgono più. Ad esempio, egli consiglia di vestirsi come tutti gli altri e di portare acconciature non diverse dalla massa, perché altrimenti – secondo lui - significherebbe disprezzare i più. Per fortuna oggi ognuno può scegliere come vestirsi, come acconciarsi i capelli e se seguire o meno una moda, senza che per questo, se ci si veste in modo differente dalla maggior parte delle persone, ciò sia ritenuto un affronto! Inoltre consiglia di non guardare fissamente negli occhi colui o colei con cui parliamo. In verità non è per niente sbagliato guardare negli occhi il nostro interlocutore o la nostra interlocutrice. Non contraddire gli altri, dice Della Casa, ma piuttosto lasciar correre. È sempre meglio, invece, non tacere e dire la propria opinione quando non siamo d’accordo con gli altri, senza alcun timore. Se l’argomento di discussione è futile, stupido o non ci interessa, allora sì si può anche lasciar correre senza sprecare il fiato.

Fonte: Giovanni Della Casa, Galateo, ovvero de’ costumi