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Il “feroce” Saladino: intervista immaginaria

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Il Saladino, condottiero musulmano, riuscì a strappare Gerusalemme ai cristiani. La nostra "inviata" nel tempo è riuscita a intervistarlo.

Il saladino eccolo davanti a me, il viso brunito dal sole, gli occhi scuri e magnetici, la kefiah di cotone, bianca come il cavallo su cui siede. Eccolo qui Yusuf ibn-Ayyub: noto come Saladino (Salah al-Din, in arabo significa “integrità della religione”), il sultano e condottiero musulmano che il 2 ottobre 1187 strappò Gerusalemme ai cristiani. Ora capisco perché, quando lo vide, la moglie del re di Francia, Filippo II, se ne innamorò perdutamente... Sono così imbambolata che è lui a parlare per primo: «Ti faccio paura?».

Paura? No, perché? Guarda che alla storia del feroce Saladino non ci crede più nessuno! Hai fama di essere gentile e tollerante e persino l’arcivescovo Guglielmo di Tiro, che ti considerava un tiranno superbo, fu costretto a riconoscere che eri un uomo “dall’acuta intelligenza e generoso oltre misura”...
«Ahahahah ... Beh, non sono perfetto come dicono. Da ragazzo ero davvero terribile: incurante dei precetti religiosi, bevevo come una spugna. E, a capo della polizia di Damasco, non ero affatto tollerante. Ma avevo 14 anni quando cominciai a combattere per Norandino, il signore della Siria. A quei tempi pensavo solo al potere. E infatti, nel 1174 sei diventato sultano d’Egitto e Siria, arrivando a controllare Palestina, Yemen, Mesopotamia e alcune zone del Nordafrica».

Poi, che cosa accadde?
«Mi ammalai. Era il 1186: rischiai di morire e in quello stesso periodo persi mia moglie. Il mio consigliere mi disse: “È un monito di Dio: è ora che ti dedichi alla riconquista di Gerusalemme e alla lotta agli Stati cristiani, invece di combattere i fratelli musulmani”. Aveva ragione.

Così prendesti Gerusalemme...
«Non subito. La battaglia più importante l’ho combattuta tre mesi prima, ad Hattin, il 4 luglio 1187. I crociati ci attaccavano con violenza e le nostre truppe indietreggiavano. Allora gridai: “Satana non deve vincere!”. E il mio esercito passò al contrattacco. Quando vidi crollare la tenda di Guido di Lusignano, il re di Gerusalemme, smontai da cavallo e mi inginocchiai a ringraziare Dio. Piangevo di gioia...».

Che cosa capitò al sovrano?
«Lo feci portare nella mia tenda, insieme a  Rinaldo di Châtillon, signore di Kerak (odierna Giordania) e al gran maestro dei templari Gerardo di Ridefort. Erano stanchi e offrii da bere al re. Rinaldo gli tolse la coppa dalle mani, allora presi la sua spada e - zac! - gli tagliai la testa».

Un po’ eccessiva come punizione, non ti sembra?
«A dirla tutta, avevo un conto in sospeso con lui. Aveva assaltato una carovana musulmana durante la tregua concordata. E, nonostante le mie richieste, non liberò gli ostaggi. Promisi che l’avrebbe pagata. E così è stato».

Sei sempre stato di parola. Anche quando hai preso Gerusalemme: non hai fatto stragi e hai concesso ai pellegrini l’accesso alla città, come
promesso.
«Eppure il vostro papa, Gregorio VIII, ordinò subito una crociata, la terza, contro di me. Conobbi allora il re d’Inghilterra, Riccardo Cuor di Leone: qui in Terrasanta combatté con tale ferocia che, per farsi ubbidire, le nostre donne minacciavano i bambini di farlo venire a prenderli. Devo ammetterlo: in guerra ci sapeva fare... E nella battaglia di Arsuf ha distrutto il mito della mia invincibilità».

Allora perché, quando perse il suo destriero a Giaffa, gli mandasti uno scudiero con due cavalli da guerra?
«Non potevo tollerare che un re combattesse a piedi. Ma, per fortuna, come diplomatico era una frana. Quando volle negoziare la pace, sai che fece? Offrì sua sorella Giovanna, una cristiana, in sposa a mio fratello Safedino!».

E quand’è che trovaste un accordo?
«Il 21 settembre 1192. Siglammo una tregua di tre anni, tre mesi e tre giorni».

Cos’altro volevi fare per il tuo Dio?
«Organizzare un pellegrinaggio a La Mecca. Non feci in tempo: morii il 4 marzo 1193, per degli attacchi febbrili».

CARTA D'IDENTITÀ

Nome: Yusufibn-Ayyub
Nome onorifico: Salah-al-Din
Professione: sultano d'Egitto e Siria
Nascita: 1138
Morte: 1193
Causa di morte: attacchi febbrili
Moglie: Asimat ‘Ismat al-DinKhatun(vedovadi Norandino)
Figli: tre
Pregi: abile diplomatico, generoso, tollerante.
Difetti: in gioventù beveva molto e amava la guerra
Passioni: amava e conosceva a memoria la raccolta di poesie di Abü Tammam, Hamasa
Segni particolari: nella Divina Commedia Dante lo mette nel primo cerchio dell’Inferno, dove risiede chi ha come unica colpa quella di non essere battezzato.