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Il cavallo di Troia? In realtà era una nave!

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Il cavallo di Troia? In realtà era una nave!

 A dirlo è l'archeologo italiano Francesco Tiboni, secondo il quale all'origine dell'equivoco millenario ci sarebbe una errata traduzione del termine greco "hippos". Scopri tutto con Focus Junior!

Per secoli e secoli il mito del cavallo di Troia ha ispirato racconti, poesie e poemi, entrando nell'immaginario collettivo come fulgido esempio d'inganno e astuzia. 



Eppure potrebbe tutto essere un errore!


Secondo l'archeologo navale Francesco Tiboni infatti, il cavallo di Troia in realtà fu una nave!



 



Tra mito e realtà



La vicenda del cavallo di Troia è nota.



 



Dopo anni e anni di assedio all'inespugnabile città di Troia, gli Achei (i Greci) sono ormai stanchi e sfibrati dalla guerra. 



Il generale Odisseo (o Ulisse) allora escogita un trucco per dare una svolta decisiva al conflitto: fingere di abbandonare l'impresa di conquista e lasciare come dono ai Troiani un gigantesco cavallo di legno, dentro al quale però si sarebbero nascosti alcuni valorosi soldati.



I Troiani cadono nella trappola e, giubilanti per la partenza dei nemici, portano l'enorme cavallo dentro le mura della città. Di notte però, i greci escono dalla pancia del cavallo di legno e aprono le porte di Troia all'esercito Acheo, che è così libero di distruggere la città.



Per secoli il mito è stato tramandato e ripreso secondo questa versione


Il dottor Tiboni, italianissimo ma operativo presso l'Università di Marsiglia, è però convinto sia tutto un equivoco: gli antichi che tradussero il testo di Omero infatti riportarono il termine "hippos" con il suo significato letterale, ossia "cavallo". Si dà il caso però che "Hippos" era anche il termine utilizzato per indicare un particolare tipo di nave fenicia che ai tempi di Omero era molto conosciuta.





Secondo Tiboni dunque Omero, che era molto esperto di tecniche e strumenti di navigazione, utilizzò un termine molto specifico ma i suoi traduttori, non essendo versati come lui nelle scienze navali, fraintesero tutto.



 



Questa nuova versione in effetti darebbe un carattere più realistico all'intera vicenda, poiché in antichità non era inusuale donare navi cariche di doni e preziosi per onorare un re o propiziarsi gli Dei.



I Troiani quindi non furono proprio così tonti!


Certo, ora sarà difficile modificre una tradizione letteraria vecchia di secoli, però, la nuova chiave di lettura getta una luce diversa su uno dei poemi alla base della cultura occidentale.