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I personaggi dell’Iliade | Gli eroi che si batterono a Troia

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I personaggi dell’Iliade | Gli eroi che si batterono a Troia

Guerrieri indomiti e uomini straordinari, ecco alcuni dei protagonisti (mortali) dell'Iliade di Omero.

Per gli antichi Greci a Troia si affrontarono i più valorosi eroi dell'umanità , dando vita ad uno scontro talmente epico  che perfino gli dei scesero dall'Olimpo e si misero a combattere al fianco dei loro protetti!
Conosciamo meglio alcuni tra i più importanti personaggi cantati da Omero nell'Iliade.

 

Achille

È l'eroe principale del poema . La sua ira è l'argomento cardine su cui ruoterà l'intera vicenda. 
Achille era figlio del re dei Mirmidoni Peleo  (infatti viene spesso chiamato "Pelide") e della ninfa Teti , e ciò faceva di lui un semidio . Era un guerriero pressoché invincibile, tranne che nel punto del tallone , dove era vulnerabile.
L'origine di tale punto debole ritrova più versioni nel corso della tradizione antica: un racconto voleva che la madre Teti lo spalmasse d' ambrosia (il cibo degli dei) di nascosto dal padre e, quando venne scoperta, per lo spavento fece cadere il figlio nel fuoco, dove si bruciò il tallone. Un'altra versione narrava che Teti avesse immerso il corpo di Achille nel fiume infernale Stige : l'unica parte non bagnata dalle acque divine fu il tallone per il quale la madre lo teneva appeso dalla riva.
Già valente comandante di eserciti, quando scoppiò la guerra di Troia, la madre Teti cercò di nasconderlo a Ulisse ed Agamennone, affinché non potessero portarlo sul campo di battaglia. Teti sapeva infatti che Achille avrebbe dovuto sceglier tra una vita lunga e felice che però sarebbe stata dimenticata e una vita breve , che sarebbe terminata a Troia, ma ricordata per sempre. 
Achille scelse la gloria eterna , e partì lo stesso.
A Troia, Achille si distinse subito per valore, ma si infuriò con il capo degli Achei, Agamennone, perché gli portò via il suo bottino di guerra e la schiava Briseide .
Colmo di rancore, Achille lasciò che i greci subissero molte sconfitte da parte dei Troiani, fino a quando non morì per mano di Ettore il suo amato amico Patroclo. Allora tornò per affrontare Ettore e lo uccise senza pietà.

 

Agamennone

Fu il re di Micene che organizzò la spedizione punitiva contro la città di Troia. Agamennone era il più potente tra i re della Grecia , ma la sua sete di potere non aveva confini, e approfittò dell'affronto subito dal fratello Menelao per distruggere il nemico rappresentato da Re Priamo e i Troiani.
La prepotenza di Agamennone divenne famosa, e non solo per lo sgarbo che fece ad Achille, ma fu comunque un grandissimo combattente , riuscendo a uccidere un gran numero di eroi nemici.

 

Menelao

Re di Sparta e fratello di Agamennone.
La guerra di Troia scoppiò perché Paride , principe dei Troiani, scappò con la moglie di Menelao, Elena, la donna più bella genere umano. Menelao allora chiese al fratello Agamennone di aiutarlo a riparare all'offesa e si recò in Asia Minore per distruggere Troia.
Durante la guerra, Menelao affrontò in duello proprio Paride, in modo che il conflitto potesse avere fine. Il combattimento volse rapidamente in favore del forte re di Sparta, ma la dea Afrodite salvò Paride dal fendente finale , facendo terminare il tutto in un nulla di fatto.  

 

Aiace

Aiace Telamonio (dal padre Telamone) nella tradizione fu l'eroe più valoroso dopo Achille.
Dotato di una strabiliante forza fisica , fu l'unico eroe ad uscire praticamente illeso da tutti i combattimenti senza l'aiuto delle divinità accorse ad aiutare i loro protetti. 
Con la sua scure difese le navi greche dalla sortita dell'esercito troiano e affrontò a più riprese lo stesso Ettore, senza però che nessuno dei due fosse riuscito ad avere la meglio.
La sua fine però non fu gloriosa: alla morte di Achille, le armi del grande guerriero passarono ad Ulisse anziché a lui, e ciò lo portò alla pazzia. Totalmente fuori di sé, Aiace massacrò un gregge di pecore durante una folle visione, perché pensava che si trattasse dell'esercito greco. Una volta rinsavito, si vergognò  tal punto del suo gesto che si tolse egli stesso la vita.
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Ulisse

Omero lo definì l'uomo dal "multiforme" ingegno, proprio a causa dell'astuzia che lo contraddistingueva. 
Salpato dall' isola di Itaca alla volta di Troia, Ulisse fu un valoroso combattente, benché la sua arma più pericolosa risiedeva nella sua mente. 
Tra le gesta da ricordare si annovera la sortita notturna per rubare ai Troiani una statua sacra di Atena e il famoso inganno del cavallo, quando fece costruire un gigantesco cavallo di legno da donare ai Troiani; dentro la pancia del cavallo però si nascondevano i guerrieri greci, i quali, una volta entro le mura, sgusciarono fuori per aprire le porte della città all'esercito Acheo. Il faticoso ritorno a casa è oggetto dell'altro famoso poema di Omero, l'Odissea (Ulisse in greco veniva chiamato Odisseo).

 

Diomede

Eroe caro alla Giustizia, Diomede guadagnò la sua fama lottando per riottenere il regno che era stato usurpato al nonno.
Spesso compagno di Ulisse nelle sue imprese (come il già citato furto del Palladio, il simulacro che proteggeva la città assediata), Diomede viene ricordato però per essere riuscito a ferire ben due divinità !
Durante il duello con l'eroe troiano Enea (quell'Enea che scapperà poi in Italia), Diomede infatti fu privato della vittoria dalla dea Afrodite , che protesse Enea dal colpo di grazia. Diomede, furibondo, non ebbe alcun timore di ferire la dea alla mano e, quando il dio della Guerra Ares fu sopraggiunto ad aiutare l'altra divinità, Diomede ebbe la meglio anche su di lui, costringendo Ares a ritirarsi con un bel taglio sulla pancia!

 

Ettore

Ettore incarna la virtù dell'eroe che, nonostante sia consapevole del suo destino, non si sottrae ai suoi doveri . Cavaliere e combattente formidabile, Ettore guidò per anni la strenua resistenza della città contro le orde greche.
Figlio del re di Troia Priamo e fratello di Paride , Ettore era la speranza di salvezza di Troia e dell'adorata moglie Andromaca, la quale però intuisce lo sventurato destino della famiglia e della città stessa.
Dopo che il principe troiano uccise Patroclo credendolo Achille (il ragazzo aveva indossato le armi del Pelide per infondere coraggio agli Achei), Ettore non si tirò indietro quando lo stesso Achille si presento di fronte alle Porte Scee bramoso di vendetta.
Nonostante il suo valore, Ettore alla fine dovette soccombere all'ira di Achille, che lo uccise e ne oltraggiò le spoglie.
Alla fine del Poema, il corpo di Ettore trova pace quando il re Priamo ottiene da Achille che gli venga restituita la salma dell'amato figlio.
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FONTE:  Iliade , trad. V.Monti
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