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Heinrich Schliemann: l’uomo che scoprì la città di Troia

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Heinrich Schliemann: l’uomo che scoprì la città di Troia
Getty Images

Fin da piccolo Heinrich Schliemann era un appassionato dei poemi omerici. Così, un giorno, decise di scoprire Troia...

Nel 1829, all’età di sette anni, Heinrich Schliemann (sotto) vide su un libro di storia regalatogli dal padre l’immagine della città di Troia in fiamme e pensò: «Io ritroverò questa città». Indovina? Se oggi possiamo visitare le rovine dell’antica Troia è merito suo.

La rincorsa di un sogno

In realtà, da ragazzo Heinrich dovette abbandonare la scuola per lavorare in un negozio, e studiò da solo i canti omerici in cui si narra anche la guerra di Troia. Da giovane poi partì da Neubukow (Germania), dove era nato, alla volta di Amsterdam (Olanda): lì lavorò come garzone e contabile e, nello stesso tempo, studiò il russo, l’inglese e naturalmente il greco antico.

Heinrich Schliemann
Heinrich Schliemann (1822-1890).
Credits: Getty Images

Proprio grazie alla conoscenza delle lingue, Heinrich divenne un abile commerciante, mise da parte una discreta fortuna e a soli 36 anni si ritirò dal lavoro per dedicarsi all’archeologia, la sua vera passione. Schliemann viaggiò negli Stati Uniti, in Russia e in Grecia e lì visitò molte rovine antiche. E con il tempo si fece un’idea precisa di dove potesse essere la mitica Troia: secondo lui si trovava sotto la collina di Hisarlik, una cittadina vicino al mare nell’odierna Turchia. Lì nel 1871 iniziò gli scavi che secondo lui avrebbero dovuto raggiungere il livello al quale era sepolta la città al centro delle gesta narrate nell'Iliade omerica.

La scoperta della città di Troia

Dopo due anni di lavori, in effetti, l’archeologo trovò i resti dell’antica città che aveva sognato da bambino! O così pensava lui... Eh sì, perché aveva scavato troppo: quella era una Troia più antica di mille anni rispetto alle vicende del 1500-1000 a.C. raccontate nell’Iliade e nell’Odissea. La città omerica si trovava due strati più in alto, ma Schliemann non lo seppe mai perché ciò fu provato solo dopo la sua morte.

Nel 1876, lo studioso tedesco realizzò un altro pezzo del suo sogno antico scavando a Micene, in Grecia, dove scoprì una serie di tombe a fossa ricche di gioielli e suppellettili, tra cui una maschera funeraria d’oro che identificò come quella del re Agamennone.

Tesori perduti
Uno dei più importanti tesori di sempre: la maschera d’oro di re Agamennone, custodita da ne Ottocento nel Museo archeologico nazionale di Atene, in Grecia. A trovarla fu l’archeologo tedesco Heinrich Schliemann, probabilmente il "cacciatore di tesori" più importante della storia.
Credits: Ipa-agency

Ma anche questa volta Schliemann si sbagliava: le tombe erano di tre secoli più antiche. Quanti errori insomma! Tuttavia, Schliemann è stato il primo archeologo a condividere le proprie scoperte con il mondo, scrivendo libri e articoli grazie ai quali trasmise la sua passione a tantissime altre persone. Certo, le sue tecniche di scavo e di datazione non furono precise e vennero riprese e migliorate da colleghi successivi che, per esempio a Troia, ricostruirono l’area partendo dal suo lavoro. Ma l’incredibile vita di Schliemann, fatta di studio, viaggi, successi e fallimenti, ci insegna che, partendo da un sogno di bambino, si può realizzare qualcosa di grande.

Dove si trova Troia?

L’antica Troia oggi è un sito storico chiamato Truva, nella Turchia Occidentale (un tempo chiamata Anatolia). Si trova sulla costa del Mar Egeo, all’entrata dello Stretto dei Dardanelli (anticamente chiamato Ellesponto). Come vedi nella cartina sotto, non è molto distante dall’Italia: circa 1.500 km da Roma. Una bella idea per le vacanze!

Troia
Mappa della città di Troia.
Credits: Getty Images

Il suolo, custode della nostra Storia... a strati

L’archeologia moderna risale al XIX secolo ma gli scavi dell’epoca, spesso molto approssimativi, hanno rovinato tanti reperti storici: come nel caso di Heinrich Schliemann a Troia.

Il terreno è la memoria storica di tutto quello che succede nel tempo, sia in geologia sia in archeologia. Gli strati del suolo, infatti, si formano con l’erosione e l’accumulo di detriti naturali e attraverso la costruzione e la distruzione di opere umane, in un processo molto lento. La stratigrafia studia la successione cronologica di questi strati e, di solito, se il luogo non viene colpito da gravi fenomeni geologici (per esempio una frana) il livello sottostante è più antico rispetto a quello superiore.

Ogni strato può essere datato in base ai resti organici (corpi, semi, elementi lignei) e ai manufatti, come ciotole, brocche, armi, che però lasciano un certo margine di incertezza. Per questo in archeologia è frequente fare errori.

È stato davvero scoperto il tesoro di Priamo?

Nel 1873 gli scavi di Schliemann a Troia rinvennero 10mila tra collari, copricapi, bracciali, orecchini d’oro e d’argento (sotto alcuni pezzi conservati all'Heinrich Schliemann Museum di Ankershagen, in Germania).

Tesoro di Troia

Schliemann credette di aver trovato il tesoro di Priamo, re di Troia: i gioielli, però, risalivano a mille anni prima dell’epoca omerica. L’archeologo non lo seppe mai, infatti morì a Napolì nel 1890 senza mai smettere di sognare tesori: stava già organizzando una spedizione alle isole Canarie (Spagna), alla ricerca della mitica Atlantide.