Giorno del ricordo | Che cosa sono le foibe

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Nel 2004 il Parlamento italiano ha istituito il Giorno del ricordo, un momento di riflessione per commemorare le migliaia di italiani morte in quella che la storia chiama “le foibe”. Vediamo di cosa si tratta.

Si chiamano foibe le cavità naturali, profonde anche centinaia di metri, che esistono nella regione del Carso. Lì, a partire dal crollo del regime fascista nel 1943, furono compiuti massacri contro la popolazione italiana ad opera dei partigiani (sostenitori) comunisti iugoslavi del maresciallo Tito, il rivoluzionario filo sovietico (ossia amico dell'Unione Sovietica) che, con la fine della Guerra mondiale, sarebbe diventato dittatore della Iugoslavia fino al 1980 (la Iugoslavia è la regione occidentale della penisola balcanica ed è esistita come stato indipendente fino al 2003).

Secondo quei partigiani tutti gli italiani erano fascisti o contrari al regime comunista perciò, senza andare per il sottile, tutti gli italiani non comunisti che vivevano in Istria e in Dalmazia (due zone del Friuli Venezia Giulia) furono trattati come “nemici del popolo”, torturati e poi gettati nelle fosse naturali chiamate foibe con una procedura terrificante che non vi raccontiamo. Non si sa con esattezza quanti italiani furono uccisi in modo così barbaro ma, secondo alcuni storici, forse anche 10mila persone se non di più. Vediamo l'origine di questa violenza cieca.

 

Durante la II Guerra mondiale, dopo l'armistizio di Cassibile (Siracusa) dell'8 settembre 1943, con il quale l'Italia cessò le ostilità verso gli eserciti Alleati, accadde che in Istria e Dalmazia il Governo italiano smise, di fatto, di esistere. Cominciò così una lunga serie di violenze contro la popolazione italiana residente in quei territori.

 

La ragione di queste violenze va cercata nel fatto che i partigiani iugoslavi di Tito vollero vendicarsi contro i fascisti (e contro gli italiani in genere). Infatti, dalla fine della I Guerra mondiale fino all'armistizio della II Guerra gli italiani avevano amministrato duramente quelle zone, abitate per metà da popolazioni slovene e croate, ossia di origine slava. A queste persone venne imposta un'italianizzazione forzata e con i metodi violenti dei fascisti: pestaggi e, durante la guerra, deportazioni nei campi di concentramento nazisti.

 

Come se non bastasse nel 1945, quando alla fine della Guerra mondiale Tito prese il potere in Iugoslavia le violenze contro gli italiani aumentarono. Il 1° maggio 1945 l'esercito iugoslavo occupò la città di Trieste per riprendersi i territori che, dopo la sconfitta dell'Impero austro-ungarico alla fine della I Guerra mondiale, le furono sottratti.

 

In appena due mesi gli italiani che vivevano in Istria, in Dalmazia e nella città di Fiume furono costretti ad abbandonare tutto e a fuggire in Italia. Chi non lo fece abbastanza in fretta venne ucciso dall'esercito di Tito e gettati nelle fosse delle foibe o deportati nei campi di concentramento in Slovenia e in Croazia. Si stima che, alla fine, gli esuli italiani furono almeno 250mila. 

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L'ingresso della Foiba di Basovizza (Trieste), che si trova sull'altopiano del Carso. Nel 1992 il presidente della Repubblica italiana Oscar Luigi Scalfaro ha dichiarato il pozzo monumento nazionale e inaugurato un monumento a testimonianza e ricordo di tutte le vittime degli eccidi del 1943 e 1945. | wikipedia

Il dramma della popolazione italiana nelle regioni orientali italiane non finì con la fine della guerra ma solo con il trattato di pace di Parigi, firmato il 10 febbraio 1947. La loro sorte venne decisa dalle potenze alleate che avevano vinto la guerra. Decisero che le città di Fiume, Zara così come tutta l'Istria e le isole della Dalmazia venivano annesse (unite) alla Iugoslavia. Come se no bastasse, tutti i beni dei cittadini italiani di quelle regioni vennero confiscati. Questo trattato diede origine a una fuga forzata degli italiani da quelle regioni, che abbandonando praticamente tutto ciò che avevano.

L'Italia riprese il controllo amministrativo della città di Trieste solamente il 26 ottobre 1954, quando la città cessò di essere territorio internazionale (ossia amministrato dalla comunità internazionale e dalla Iugoslavia) e tornò a fare parte dell’Italia.

 

La legge che istituisce il “Giorno del ricordo” è stata proposta dal deputato triestino Roberto Menia e approvata dal Parlamento italiano nel 2004. Viene celebrata il 10 febbraio di ogni anno (perché è anniversario del trattato di Parigi di cui vi abbiamo detto sopra) con lo scopo di conservare “la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale italiano”.

 

Fonte Focus.it

10 Febbraio 2018
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