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Giacomo Puccini: da ribelle a genio dell’opera

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Giacomo Puccini: da ribelle a genio dell’opera
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“Io sono Giacomo Puccini”, il fumetto che racconta la trasformazione del compositore da giovane incompreso a genio dell'opera

Era la pecora nera della famiglia ed è diventato uno dei più grandi compositori di sempre. La storia di Giacomo Puccini, di cui ricorre quest'anno il centenario dalla morte, è particolarmente intrigante per i ragazzi perché contiene molti ingredienti comuni al processo di crescita che stanno affrontando: il difficile rapporto con la scuola, il talento, il giudizio impietoso della famiglia, il sostegno della madre, i fallimenti, il successo.

Ed è tanto più intrigante se raccontata con un mezzo molto amato, il fumetto. Per questo, il volume Io sono Giacomo Puccini, pubblicato da Edizioni Curci in collaborazione con Cidim, risulta irresistibile e un prezioso alleato per avvicinare bambini e ragazzi al mondo dell'opera lirica. L'hanno realizzato Alessandro Polito e Laura Pederzoli. Alessandro, compositore perfezionatosi all'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, pianista, direttore di coro, per cinque anni ha insegnato in Conservatorio. Poi ha deciso di dedicarsi a un'altra passione, la filosofia e ora insegna questa materia a Firenze. Fin da bambino realizzava caricature e il fumetto è la sua terza grande passione! Laura, maestro d’arte in grafica pubblicitaria e storica dell’arte, si occupa di e-learning, visual e web design. Da anni collabora con Alessandro come color artist e color designer e ora è anche la sua compagna di vita.

Un fannullone privo di talento

«Abbiamo cercato di dare una visione di Puccini che non è quella solita del donnaiolo appassionato di caccia, racconta Alessandro Polito. Essendo un insegnante mi scontro quotidianamente con le difficoltà che hanno i ragazzi di oggi, quindi ho cercato di far vedere che anche un grande compositore può partire con la marcia inceppata. Giacomo Puccini nasce a Lucca da una famiglia di quattro generazioni di compositori. Il padre muore quando Giacomo aveva cinque anni e nessuno a Lucca lo ritiene adatto a prendere il suo posto. A scuola non andava bene, non gli piaceva proprio. Lo zio gli dava calci negli stinchi accusandolo di essere un fannullone privo di talento. In realtà, contemporaneamente alla scuola, Giacomo frequentava l'Istituto Musicale e lì cominciava a farsi notare. Ma neppure la città di Lucca ha creduto in lui, e non gli hanno assegnato il posto di maestro di cappella che tradizionalmente spettava ai membri della sua famiglia. Lui si sentiva in difetto, e se non ci fosse stata la mamma a spingerlo, a sovvenzionarlo, magari avrebbe desistito. E invece, è l'unico della famiglia Puccini ad aver raggiunto una fama mondiale! Non conosciamo nessuno dei suoi avi. Lui invece è entrato nel cuore di tutti. Ma ha dovuto cambiare genere, abbandonare la sua città, la sicurezza, la rete di protezione familiare».

Parole e immagini insieme rendono tutto più semplice

Io sono Giacomo Puccini è la terza biografia a fumetti di grandi compositori, dopo quelle dedicate a Beethoven e a Giuseppe Verdi. «Alessandro ha sempre cercato con queste biografie a fumetti di dare un messaggio - spiega Laura Pederzoli -. In questo caso Puccini, considerato la pecora nera, grazie all'amore della madre è riuscito meglio degli altri... tanti ragazzi ci si possono ritrovare. Io mi sono occupata degli sfondi, della colorazione e di alcuni disegni. Grazie al fumetto i bambini possono riconoscere meglio i personaggi e i luoghi. Magari quando andranno a teatro riconosceranno la locandina, quando visiteranno la sua casa natale riconosceranno i ritratti degli avi... Per questo volume abbiamo fatto una vasta ricerca iconografica, con molti sopralluoghi. Puccini amava farsi fotografare e così siamo riusciti a recuperare moltissime fotografie grazie alle quali Alessandro è riuscito a disegnarlo da quando era bambino fino alla vecchiaia». «Il fumetto è un medium che ha una storia ormai nobile alle spalle, pensiamo che in Francia perfino le regole del condominio sono spiegate a fumetti -racconta Alessandro-. Riesce a spiegare cose difficili con un linguaggio immediato. Mettendo insieme immagini e parole ti semplifica la vita: ci vorrebbero molte più parole per farti capire la stessa cosa. Il mio libro è un saggio ma se lo avessi scritto a parole magari non saremmo qui a parlarci oggi. Ci sono un sacco di informazioni dentro, non ho fatto sconti al lettore, non ho escluso nulla o semplificato troppo. È una sintesi che mi è costata una fatica immane perché ho davvero letto tutta la bibliografia che ho indicato in fondo al libro».

Come avvicinare i bambini all'opera lirica

Avvicinare bambini e ragazzi alla musica è senza dubbio un obiettivo educativo importante, ma bisogna ammettere che l'opera lirica è un genere piuttosto difficile da comprendere e apprezzare... «In classe si potrebbe mettere in scena il fumetto -suggerisce Alessandro-: ne verrebbe fuori uno spettacolo teatrale gustosissimo. Poi si possono fare ascolti guidati, grazie alla playlist online che offriamo in fondo al volume e che è compilata per somiglianza o per contrasto con quello che viene raccontato. Nel libro spiego cos'è un'opera lirica, cerco di far capire che quando Puccini scrive, tutte le sue melodie diventano segnali per caratterizzare ogni scena. È la tecnica della reminescenza: il compositore ti fa ascoltare una melodia all'interno di un atto e in un certo contesto. Poi te la ripropone in un altro atto e così ti strega, ti fa innamorare di quell'opera». Certamente, sarebbe bello concludere il percorso con una uscita a teatro... «Mia nonna diceva che le preghiere si imparano da piccoli. Con l'opera è lo stesso, però bisogna scegliere con attenzione cosa proporre ai bambini -spiega Alessandro-. La mia esperienza ad esempio è stata disastrosa: la maestra ci portò a vedere il Simon Boccanegra di Verdi, l'ho odiato fino al mio ingresso al conservatorio perché non avevo la competenza per comprendere un'opera così complessa. Ci sono altri titoli più adatti: Il flauto magico, Così fan tutte, sono opere buffe di Mozart. Un bambino non afferra magari la trama ma adora la musica. E poi, la Boheme di Puccini: è perfetta. È veramente breve, scorre velocemente. È un punto di partenza che non ha rivali. Meglio iniziare sempre con un'opera rappresentata bene, con un bel cast, una bella regia. Magari meglio una versione tradizionale con delle belle voci, lasciando da parte le sperimentazioni».

Imparare a comporre musica con i fumetti

Alessandro e Laura sono gli autori anche di Herr Kompositor, il primo e unico metodo di composizione musicale interamente a fumetti. La serie si compone di tre graphic novel da un livello base a uno avanzato. Un modo davvero innovativo di avvicinare i ragazzi alla tecnica compositiva e alla musica di qualità. A breve uscirà un quarto volume della serie, ancora top secret. «Abbiamo fatto anche un gioco di carte che simula quello che accade durante l'atto compositivo -racconta Laura-. Due compositori si sfidano e alla fine si possono ascoltare le canzoni composte grazie ad app gratuite in rete». «Più che dedicarmi alla composizione negli ultimi anni mi sono dedicato all'insegnamento della composizione per poter fare comprendere meglio la musica contemporanea -aggiunge Alessandro-. Voglio mostrare che quando componi bene non importa il linguaggio che usi, va bene anche la musica leggera. Ci sono regole compositive all'interno della musica che condividiamo anche con alcune specie di animali, come gli scimpanzé e gli uccelli. L'ho scoperto facendo un dottorato in Uomo e Ambiente. Cercavo di capire quanto di animale c'è nell'uomo e quanto di compositore ed esteta c'è nell'animale. Comporre è un atto comunicativo di tipo istintuale. Oggi però i compositori se vogliono farsi comprendere devono conoscere i meccanismi alla base dell'atto compositivo».

Affinare il gusto musicale dei ragazzi

Ma la musica che per la maggior parte ascoltano i ragazzi di oggi è bella? «Non mi sento di dire che Puccini è meglio del trap. Ogni generazione sceglie quello che conserva e passa alla generazione successiva, in maniera naturale -risponde Alessandro-. Inoltre il concetto di bello è variato nei secoli. Non c'è un bello oggettivo cui inchinarsi. Alcuni brani scritti oggi della musica trap sono scritti maledettamente bene. Oltretutto c'è molta vicinanza tra la musica contemporanea degli anni Cinquanta in Francia e negli Stati Uniti e la musica leggera di oggi, ad esempio con l'uso del campionamento della voce parlata. È chiaro però che dobbiamo affinare il gusto musicale dei ragazzi. Il gusto si forma, non è che si nasce già con gusto o no. I ragazzi dovrebbero imparare ad ascoltare di più e a farsi più domande. Quello che i ragazzi dovrebbero fare non è tanto l'ascolto (che oggi tra l'altro è casuale) ma il ri-ascolto: ascoltare di nuovo e tentare di estendere la propria playlist. Oggi programmi come BandLab ti danno le prime 16 battute già composte in automatico. Però dubito che così possa venire fuori un Beethoven...».

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