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Chi erano i gladiatori?

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Chi erano i gladiatori?
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Chi erano i guerrieri che esaltavano il popolo nelle arene dell'Antica Roma? Perché combattevano? E cosa mangiavano? Ecco tutto quello che dovete sapere sui gladiatori

Se diciamo “gladiatorI” la prima associazione mentale è con l’antica Roma. Sentite l’arena polverosa, il pubblico che grida, l’imperatore col pollice verso il basso? Vi verranno forse in mente i protagonisti di film come, per appunto, Il gladiatore o Spartacus, e ci siete vicini ma dobbiamo fare ancora un salto indietro.

I primi gladiatori

In diverse culture pre-romaniche si praticava l’arte di fare la lotta: dagli egizi agli indiani, dai cinesi ai greci. Nelle antichissime Olimpiadi, la lotta era una delle discipline che chiudeva i Giochi e la mitologia greca e quella mediorientale sono ricche di scontri fisici. Nelle tombe etrusche di Tarquinia gli archeologi hanno ritrovato dipinti raffiguranti una forma di lotta gladiatoria. Quindi i romani da dove hanno ereditato l’usanza del combattimento? Si ritiene dall’affascinante e misterioso popolo degli Etruschi, dal quale hanno appreso molte conoscenze e con cui si sono fusi nel tempo.

Perché lottare?

Oltre che per difendersi durante uno scontro, in antichità, la lotta aveva un obiettivo educativo a scopo militare. Diventò ben presto un vero sport nel quale dimostrare valore e audacia, cosicché i Romani trasformarono i combattimenti in spettacolo. Nella tradizione esisteva l’usanza di sacrificare i prigionieri nemici sulla tomba dei propri guerrieri caduti: se ne trovano molti esempi nelle tragedie greche. Omero descrive il solenne funerale di Patroclo, eroe ed amico intimo di Achille, durante la guerra di Troia. Considerata troppo atroce questa consuetudine - seppur in onore degli dèi - le vittime sacrificali vennero sostituite, col tempo, dai gladiatori.

Dal II secolo a.C. quelli che erano cerimoniali funebri divennero un vero e proprio “sport” di prestigio, come narra Gaio Svetonio Tranquillo (è il suo nome completo, non sono due aggettivi aggiunti per il suo carattere!), storico e biografo romano. Prendendo spunto da Giulio Cesare, l’imperatore Augusto avviò, tanto per i ceti patrizi quanto per il popolo, una vera organizzazione degli spettacoli gladiatori: erano considerati come dei generosi doni, simbolo della magnificenza imperiale. Una volta slegata dall’origine funeraria, la carriera del gladiatore ebbe una sorta di evoluzione, un po’ come fare il calciatore di serie A oggi.

Chi erano i gladiatori?

Se i primi gladiatori erano prigionieri e schiavi, una volta che gli spettacoli divennero un’affermata forma di intrattenimento di massa, anche gli uomini liberi - preferibilmente non cittadini romani – fecero diventare quella del gladiatore una professione. Molto spesso coloro che si vendevano agli “allenatori” lo facevano per raggiungere una certa fama o più verosimilmente proprio per fame!

C’era un giro di scommesse tra il popolo esultante; il vincitore acquisiva successo e popolarità, il favore delle donne patrizie e anche denaro, così come il suo proprietario. Inoltre uno schiavo, dopo 10 vittorie – segnate su un collare di metallo – poteva raggiungere la libertà e decidere se continuare a lottare o divenire un istruttore delle scuole di combattimento.

Tutti i gladiatori facevano il sacramentum gladiatorium, un giuramento solenne e feroce. In un’opera letteraria dell’epoca, il Satyricon, scritto da Petronio Arbitro (che non faceva l’arbitro di professione!), è riportata questa frase : “Sopporterò di essere bruciato, di essere legato, di essere morso, di essere ucciso per questo giuramento”. Per quanto terribile questa promessa spiega paradossalmente quanto la scelta di divenire un gladiatore divenne col tempo una volontà, non dissimile da altre scelte più “moderne” come, ad esempio, l’arruolarsi nella Legione Straniera, un corpo militare composto da soldati anonimi, ben addestrati, amanti del rischio e disposti ad azioni di forza nelle missioni in ogni parte del mondo.

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"Pollice verso", un dipinto olio su tela di Jean-Léon Gérôme (1872)
Credits: Getty Images

Le scuola gladiatorie (e la dieta dei campioni)

Le scuole gladiatorie garantivano l’addestramento per i combattimenti con diverse tecniche, l’alimentazione necessaria e un posto dove dormire. Solitamente intorno all’arena vi erano zone adibite al riposo: una specie di caserma dove i gladiatori dormivano insieme.

Dalle fonti dell’epoca abbiamo compreso che la dieta dei gladiatori fosse quasi vegetariana, con poca presenza di carne poiché i Romani (che ne abusavano) soffrivano di gotta, una malattia infiammatoria delle articolazioni molto dolorosa Per gli atleti l’alimentazione era ricca di legumi, cereali, latticini, cipolle ed aglio (forse per stendere i nemici con l’alito pestilenziale!), semi di finocchio, frutta e fichi secchi. Non mancavano olio ed olive, miele, vino annacquato e focacce speziate. Prima delle competizioni i gladiatori mangiavano focacce d’orzo intrise d’olio e zuccheri come cibo energetico; bevevano infusi di fieno greco (per le virtù stimolanti) e altre bevande a base di frutta fermentata ed alcool per avvertire meno la sofferenza e per essere più euforici.

La giornata del gladiatore

La politica di tutti i tempi ha sempre cercato un modo per tenere sopiti i fermenti popolari, occupare la pancia e gli spiriti di qualcos’altro, che non faccia pensare troppo alla realtà degli eventi. A Roma si definiva panem et circenses, pane e spettacolo. I giochi gladiatori iniziavano con un’elaborata parata di presentazione dei combattenti, volta all’editor, ovvero a colui che aveva finanziato l’evento e che solitamente era l’imperatore di turno o un alto magistrato.

Le manifestazioni della mattina prevedevano combattimenti simulati, - un po’ come il Wrestling moderno – o nell’esibizione di animali ammaestrati ed esotici (leoni, tigri pantere, coccodrilli, giraffe, ippopotami, rinoceronti) con cui poi si organizzavano delle cacce, chiamate venationes. In questa “attività” gli animali venivano aizzati gli uni contro gli altri e molto spesso uccisi dai bestiarii.

All’ora di pranzo, tanto per rendere più leggero lo spettacolo, avvenivano le esecuzioni dei criminali più efferati che potevano morire tramite gli scontri con gli animali, durante delle rappresentazioni mitologiche (la cui morte però avveniva realmente) o tramite gli scontri diretti coi gladiatori professionisti. Più raramente si svolgevano complesse battaglie navali chiamate naumachie, organizzate sui fiumi e sui laghi e si presume anche all’interno del Colosseo riempito d’acqua; ma i costi erano troppo elevati per mettere in scena tali combattimenti acquatici.

I condannati a queste morti atroci servivano anche come esempio educativo al pubblico, oltre che alla loro soddisfazione. Nelle descrizioni di tali esecuzioni capitali del filosofo Seneca, trapela un disgusto intellettuale non tanto per la violenza dello spettacolo quanto verso coloro che non affrontano la morte con valore e coraggio e che non sono quindi degni di rispetto.

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Illustrazione di un combattimento tra gladiatori (The Graphic, volume XXIX, n 755)
Credits: Getty Images

Le tipologie dei gladiatori

Il momento culminante dei giochi avveniva il pomeriggio: i veri scontri tra le tipologie di gladiatori, arbitrati dal lanista. A seconda dell’armatura indossata e degli strumenti a disposizione, il gladiatore combatteva per categoria: eques, mirmillone, trace, secutor, reziario, scissor, provocator, essedarius e molti altri. Ne descriviamo i più importanti:

  • Il REZIARIO, che a differenza della maggior parte dei gladiatori combattevano col gladio - una piccola spada dell’esercito romano e da cui prendono il nome dei nostri protagonisti -, aveva a disposizione una rete con dei pesi, un tridente ed un pugnale. La sua armatura era leggera, una protezione sulla spalla, era scalzo e senza elmo.
  • Il SECUTOR il cui nome descrive la sua caratteristica: quella di inseguire l’avversario. La sua arma principale era una spada e si difendeva con uno scudo liscio che lo copriva dalla testa alle ginocchia. Sul capo aveva un elmo, senza appigli, per non dare modo di essere “catturato” dalla rete del Reziario con cui spesso si scontrava.
  • Il MIRMILLONE, dotato di artiglieria pesante appariva come un colosso, dal grande elmo e con uno scudo enorme. È un uomo possente e inespugnabile che poteva essere fatto cadere probabilmente da pochi altri gladiatori tra cui i Traci.
  • Il TRACE, prende nome dalla regione di provenienza, la Tracia, l’attuale zona tra Grecia, Bulgaria e Turchia. Era un guerriero molto agile, protetto da un leggero scudo rettangolare e armato da una spada ricurva, grazie alla quale poteva colpire alle spalle, al collo, ai fianchi dell’avversario.
  • Il DIMACHAERUS, combattente tutto in attacco, non possedeva alcun tipo di protezione (elmo o scudo) ed era dotato di 2 gladi o due pugnali.

Dopo il combattimento, i feriti venivano curati poiché erano un bene da salvaguardare per i loro proprietari.
Sono quindi false credenze quelle del pollice verso che condannava a morte il gladiatore perdente perché, come già detto, era un investimento costoso da parte delle scuole gladiatorie e non avrebbe avuto senso maltrattare la propria fonte di guadagno. Nei rari casi di pollice verso da parte dell’imperatore, questi era costretto a ripagare il proprietario. I vincitori venivano premiati con palme d’oro e denaro, raggiungevano la popolarità e, seppur con fatica, anche la libertà.

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Un gladiatore ferito viene curato (illustrazione di y C Gilbert,)
Credits: Getty Images

E le donne combattevano?

Sicuramente tra il pubblico dei Giochi era molto ardita la presenza delle matrone romane ma non solo. Per quanto rare, le gladiatrici sono attestate in archeologia e nelle fonti letterarie. Nel 19 d.C. venne emanato un decreto senatoriale che vietava a uomini e donne legati da parentela verso i senatori, di mostrarsi nelle vesti gladiatorie perché era considerato disonorevole. Tale ordinanza, pervenuta su una tavoletta bronzea, conosciuta come Tabula Larinas, citava a sua volta un decreto dell’11 d.C. che proibiva alle ragazze sotto i venti anni di esibirsi nell’arena, quindi si capisce che dopo quell’età fosse consentito.

In un’iscrizione trovata a Ostia antica, un certo Hostilinianus si vantava di essere stato il primo editor a portare gladiatrici in città.

Lo storico Mark Vesley, ipotizza che le donne si allenassero nelle scuole gladiatorie ma che imparassero con degli allenatori nei collegia iuvenum (scuole riservate ai giovani sopra i 14 anni). Ogni imperatore si comportò poi come più preferiva: Nerone, nei giochi del 66 d.C.,fece esibire nell’arena donne e bambini provenienti dall’Etiopia. Settimio Severo invece bandì gli spettacoli con gladiatrici nel 200 d.C. ma non con grande successo visto i ritrovamenti archeologici successivi. Il poeta latino Giovenale, intorno al 100 d.C. nelle sue Satire, disapprovò i combattimenti delle donne: non in loro difesa (anzi non le aveva proprio in simpatia), ma per non mettere in pericolo la superiorità mascolina.

Senza dubbio combattenti femmine ce ne sono state e la prova più convincente è il bassorilievo marmoreo del I o II secolo d.C. trovato ad Alicarnasso, in Asia Minore, – ed oggi in mostra al British Museum - in cui sono rappresentate due gladiatrici della categoria provocatrices, con armature pesanti. Le gladiatrici indossano il subligaculum (una specie di mutande) e l’equipaggiamento tradizionale dei combattenti, entrambe sono armate di spada e scudo ma non indossano né elmo né tunica, sono a seno nudo. L’iscrizione indica i due pseudonimi delle valorose vincitrici: Amazon e Achillia.

Le gladiatrici rappresentate nel bassorilievo di Alicarnasso, Amazon e Achilia (British Museum)
Credits: Getty Images

Ma molte sono le storie delle donne combattenti nell’arena di Roma così come nella mitologia greca: ad esempio Diana, la dea della caccia e le Amazzoni, popolo di guerriere a cavallo.

La società ha fatto poi il suo corso, le sue scelte, i suoi spettacoli, le sue atrocità… ma questa è un’altra storia da raccontare.

FONTI

  • Petronius, Satyricon 117
  • Amy Zoll, Gladiatrix: The True Story of History's Unknown Woman Warrior
  • F. Paolucci, I dannati dello spettacolo
  • F. Guidi, Morte nell’arena. Storia e leggenda dei gladiatori
  • Donald G. Kyle, Sport and Spectacle in the Ancient World