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Chi era Gilgamesh, il primo supereroe dell’antichità?

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Chi era Gilgamesh, il primo supereroe dell’antichità?
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Alto cinque metri e figlio di una dea. Da oltre 4.000 anni, attorno ai falò, si raccontano le sue incredibili imprese

Che cosa resterebbe, degli antichi eroi, senza i poemi che tramandano le loro imprese? Ecco perché Gilgamesh, l'eroe più antico della storia, viene proprio dalla civiltà che ha inventato la scrittura: i Sumeri.

Fate largo a Gilgamesh, re di Uruk!

L'eroe era alto 11 cubiti, cioè cinque metri, ed era così grosso perché i suoi genitori erano una dea e un semidio. La prima storia mai scritta, nel 2200 a.C., era proprio la sua epopea, che lo rese l’eroe più famoso di tutta la Mesopotamia. Come spesso succede, ogni popolo delle città-Stato ha aggiunto poi qualcosa, moltiplicando le sue avventure in ogni dialetto e lingua della regione: l’accadico, l’assiro, il babilonese, l’ittita...

Le sue imprese

Secondo la storia Gilgamesh non era immortale come gli dèi, ma la sua super forza lo rendeva comunque invincibile, tanto che all’inizio rischiava di diventare un re piuttosto arrogante.

Così gli Anunnaki, gli dèi sumeri, decisero di dargli una lezione di umiltà. Tra i boschi delle montagne hanno creato Enkidu, un essere forte tanto quanto l'eroe spaccone. La prima volta che i due si incontrarono lottarono strenuamente, anche perché non potevano essere più diversi: Gilgamesh era re in parte dio, Enkidu un selvaggio cresciuto tra le belve. Alla fine dello scontro, però, i due divennero amici inseparabili e da quel momento Enkidu rimase al fianco del semidio per molte incredibili avventure.

Fu questo straordinario due, per esempio, ad affrontare il mostruoso Humbaba, custode della Foresta dei cedri. Gilgamesh lo sconfisse promettendogli doni in cambio dei suoi incantesimi di protezione, ma invece lo uccise a tradimento, abbattendo i preziosi alberi di cedro e portandoli a Uruk, cose che non fece molto piacere agli altri dei.

D’altro canto, se è vero che Gilgamesh aveva ereditato da loro la forza, era anche vero che degli esseri umani prese le loro debolezze...Incluso il timore di morire.

Gilgamesh
Nel 1853 tra le rovine di Ninive, capitale dell’Assiria, gli archeologi trovarono molte tavolette incise con caratteri cuneiformi (sopra), parte della biblioteca di un grande lettore, re Assurbanipal (685-626 a.C.). Su alcune era scritta un’opera antichissima, l’Epopea di Gilgamesh, che George Smith, incisore e appassionato di assirologia, tradusse in inglese nel 1872, esattamente 150 anni fa.

Mostri, dèi e altre creature fantastiche

Gli dèi sumeri, gli Anunnaki, erano infatti moltissimi. Gli altri popoli della Mesopotamia li chiamavano con nomi differenti, ma tutti innalzavano templi in loro onore. Perché fossero il più possibili vicini al cielo vennero costruite sulla cima delle ziggurat, colossali strutture a più piani fatte di mattoni d’argilla cruda. Tra gli dèi più importanti c'erano An, padrone del cielo, Enlil, signore dell’aria, Enki, dio delle acque, Dumuzi, il dio pastore.

I Babilonesi adoravanono il potente Marduk, re dei loro dèi. Gilgamesh però ne conobbe molti altri, come il solare Shamash, ma i guai peggiori li passò con Inanna, dea dell’amore e della guerra. La dea lo corteggiò a lunga, ma l'eroe la rifutò in maniera così offensiva che lei si rivolse ad An per scatenargli contro il Toro del Cielo.

Grazie all’aiuto di Enkidu (che lo bloccò per le corna), alla fine Gilgamesh ebbe la meglio ma gli Anunnaki, istigati dalla vendicativa Inanna, decisero di punirlo per l’uccisione di Humbaba e del Toro, togliendogli l'affetto più caro: Enkidu, il suo amico fraterno. Ereshkigal, sorella di Inanna e sovrana degli inferi, lo trascinò nel regno senza ritorno.

Il fiore dell’eterna giovinezza

Per la perdita di Enkidu l'eroe pian se a lungo, disperandosi per il triste destino dei mortali che voleva assolutamente evitare. Gilgamesh si mise quindi alla ricerca dell’unico uomo a cui gli dèi avevano concesso di vivere in eterno: Utnapishtim il Remoto, colui che moltissimo tempo prima era sopravvissuto al Diluvio Universale (un mito babilonese simile a quello dell'arca di Noè, ma precedente di circa 1000 anni alle scritture riportate nella Bibbia). Dopo un lungo vagare in luoghi proibiti agli uomini, Gilgamesh raggiunse il giardino paradisiaco in cui viveva l'uomo.

Utnapishtim cercò di dissuaderlo e di fargli accettare la sua natura umana, ma alla fine gli rivelò il suo segreto: in un luogo sommerso dalle acque, cresceva il Fiore della Giovinezza. Mangiarlo gli avrebbe fatto ottenere la vita eterna. Seguendo tali indicazioni, l'eroe si tuffò negli abissi con pietre ai piedi riuscì a cogliere il fiore magico. Una volta riemerso, decise che lo avrebbe con gli anziani di Uruk, ma dopo l'immersione era molto stanco e si addormentò... così un serpente si mangiò il fiore, ringiovanendo all’istante e mandando all’aria i suoi progetti!

Gilgamesh dovette così rassegnarsi e come tutti finì i suoi giorni in una tomba, anche se principesca. Alla fine però grazie alle sue impre, l’immortalità la conquistò davvero!

Un eroe eterno

Da quando è stato riscoperto, nel tardo Ottocento, Gilgamesh è sempre rimasto alla ribalta e oggi compare addirittura in fumetti e film. Come in Eternals (2021), il film Marvel in cui è un vero e proprio supereroe. Non solo: Gilgamesh fu anche il primo ad avere un sidekick, un apprendista più giovane con cui condividere vittorie e sconfitte, ossia il buon Enkidu. Dopo di lui questa divenne una vera moda fra gli eroi: Ercole aveva Iolao, Achille Patroclo e... il nostro Batman ha Robin.

Mostri mesopotamici

Ai popoli della Mesopotamia piaceva inventare creature fantastiche. Molte erano simboli degli dèi, a volte rappresentate pure come cavalcature! Nel 2019, a Faida (Kurdistan iracheno), una missione dell’Università di Udine ha scoperto un canale di 2.600 anni fa decorato con bassorilievi di una processione di divinità assire. Ognuna di loro è in piedi sul dorso di un animale che la rappresenta: la bellicosa dea Ishtar è sopra un leone; il dio della scrittura, Nabu, su un mushussu (un mix di rapace, leone e serpente); Adad, dio delle tempeste, sopra un abubu, un mostro che rappresenta il diluvio.

Sepolcri? Sì, ma di lusso

Delle varie culture dell’antica Mesopotamia ci rimangono molti reperti. Non solo le monumentali ziggurat, ma anche sculture e dipinti che testimoniano la bravura dei loro artisti. I ritrovamenti più belli e preziosi (e quasi intatti) della civiltà sumera sono stati scoperti tra i resti della città di Ur tra il 1922 e il 1934, nelle ricche tombe del “Cimitero reale”. Lì, l’archeologo britannico Leonard Woolley trovò gioielli, elmi, coppe, strumenti musicali, pugnali, statuette in oro e lapislazzuli. E lo stendardo di Ur, splendido pannello in legno intarsiato le cui due facce principali rappresentano, in 48 cm, temi della pace e della guerra.

Testi di Jacopo Olivieri. Ha collaborato Luigi Turri.