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Chi era Cicerone? Tutto quello che devi sapere

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Chi era Cicerone? Tutto quello che devi sapere
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Politico, filosofo e, soprattutto... un gran chiacchierone: Scopriamo tutto su Marco Tullio Cicerone, uno dei personaggi più importanti dell'antica Roma

“Ti faccio da Cicerone”, “Sei il mio Cicerone”, “Parlare come Cicerone” e altri detti. Ma chi era questo Cicerone, vi chiederete. Be’, diciamo subito che era tutt’altro che un personaggetto da nulla. Nella Storia, quella con la S maiuscola, riveste un posto molto importante. Cicerone era un po’ di tutto: scrittore, oratore, poeta, politico, filosofo, avvocato e altro ancora. Insomma, una persona con molti talenti che ha avuto un ruolo di spicco nella Roma antica e nella storia della nostra cultura.

UN AVVOCATO ECCEZIONALE CON UN COGNOME DERIVATO DAI... CECI

Marco Tullio Cicerone nacque ad Arpino (vicino a Frosinone), nel Lazio, nel 106 a.C. Cicerone deriva da cicer, ossia “cece”. I cognomi che i Romani davano alle famiglie nobili erano tutti di legumi: gens Fabia (fave), i Lentuli (lenticchie), i Pisoni (dai piselli). Il cece fu abbinato a Cicerone perché un suo antenato aveva una verruca sul naso a forma di cece!

Era di famiglia benestante e fu educato a Roma giungendo ancora molto giovane ad un grado di preparazione eccezionale: dalla conoscenza della giurisprudenza alla filosofia, dall’arte oratoria alla poesia, dalla storia alla politica. Aveva soltanto 25 anni quando apparve per la prima volta in una causa legale in qualità di oratore – più o meno nelle vesti di un avvocato di oggi – vincendola grazie alla sua arringa (il suo discorso difensivo). L’anno dopo difese un romano accusato di parricidio (ossia di aver ucciso il proprio padre), e anche in questo caso vinse la disputa legale. Da questo momento in poi, collezionò moltissime cause, tutte vinte, e una notevole fama.

QUESTORE DELL'IMPERO A 31 ANNI E POI SENATORE E CONSOLE (ESILIATO)

A 31 anni, nel 75 a.C., fu eletto questore dell’Impero in Sicilia, a Lilibeo. Riconosciuto come una persona di grande onestà e integrità, fu ben voluto e stimato dai cittadini siciliani. Dopo 5 anni a Lilibeo, tornò a Roma e diventò senatore, alternando la vita politica alla stesura di molte opere di vario genere. Nel 63 a.C. fu eletto Console dell’Impero, ma fu accusato di aver fatto uccidere il suo rivale politico Catilina e altri suoi seguaci. Fu esiliato nel 58 a.C. ma poté tornare a Roma già l’anno dopo. Quest’esperienza, con l’accusa ingiusta di cui fu vittima, lo segnò così tanto da ritirarsi dalla vita politica per dedicarsi totalmente alla scrittura. Ma l’allontanamento dalla politica durò sette anni. Nel 51 a.C., infatti, fu eletto Proconsole in Cilicia. Durante la guerra civile decise di parteggiare per Pompeo contro Cesare, e quest’ultimo – vincitore – decise di perdonarlo.

FILOSOFIA, POLITICA, RETORICA ED EPISTOLE

È davvero arduo racchiudere in poche parole l’opera di un autore che ha scritto decine e decine di testi di varia natura. Diciamo che, in linea generale, la sua produzione letteraria principale si divide in orazioni, opere filosofiche, opere politiche e retoriche, epistole. Tra le orazioni le più importanti sono le Catilinarie, le Filippiche e i discorsi contro Verre. Tra le opere filosofiche, spiccano Il sommo bene e il sommo male, L’amicizia, Sulle profezie, Sulla natura degli dei, Dei doveri, La vecchiaia. Tra le opere politiche sono da ricordare Lo Stato e Le leggi. Per ciò che concerne la retorica, citiamo Sull’oratore, L’oratore e Bruto. Sono un migliaio le lettere, raggruppate in quattro epistolari: Ai familiari, Ad Attico, Al fratello Quinto, A Marco Bruto.

Cicerone
Busto di Marco Tullio Cicerone

MAESTRO DI TANTI GENERI E DIVULGATORE DELLA FILOSOFIA GRECA A ROMA

Cicerone è l’autore che ha usato la lingua latina nel modo più elegante e ricco, tanto da essere tutt’oggi preso come modello dell’insegnamento del latino nelle scuole. La sua prosa, che fu ricca di neologismi e nuovi termini mutuati dal greco, fu ammirata già nell’Antichità e nel Rinascimento. E’ riuscito ad affrontare con la stessa nitidezza e disinvoltura i più diversi generi, dalle orazioni alle opere filosofiche, dalle epistole alle opere di retorica, dai componimenti poetici alle traduzioni di opere greche. La sua profonda opera di divulgazione a Roma della filosofia greca era ritenuta da Cicerone necessaria per la formazione della classe dirigente romana.

CICERONE IL RICCO

Cicerone, che proveniva da una famiglia benestante, aumentò la sua ricchezza fino a poter diventare possessore di ben nove lussuose ville. Oltre a quella di Arpino, suo paese natale, egli ebbe due ville a Formia, una a Tuscolo, una a Pompei, a Cuma, a Pozzuoli, ad Astura e a Sinuessa. Ognuna di esse era dotata di ricche e grandi biblioteche e di statue ed oggetti greci che acquistava a caro prezzo principalmente dal suo grande amico Attico, editore e commerciante. Oltre a ciò, Cicerone aveva fatto molti altri investimenti. A Roma le sue proprietà andavano dal palazzo sul colle Palatino alla casa di famiglia nel quartiere Carinae, altri suoi possedimenti si trovavano nei quartieri dell’Argileto e sull’Aventino, che egli affittava ricavando ingenti entrate annuali.

Ma come aveva accumulato tali ricchezze? La villa di Arpino e alcune proprietà e terreni li aveva ereditati dal padre e, in più, aveva beneficiato della copiosa dote della ricca moglie Terenzia. Come avvocato non poteva percepire alcuna parcella dai suoi clienti, come stabilivano le leggi romane, ma gli era concesso ricevere da essi doni di qualsiasi tipo, dagli immobili ai soldi sotto forma di lasciti ed eredità. E infatti Cicerone accumulò a fine carriera, proprio in lasciti ed eredità, circa 20 milioni di sesterzi, una cifra enorme. Egli stesso, ad esempio, scrisse all’amico Attico di aver acquistato la villa sul Palatino grazie ai due milioni di sesterzi donatigli da Publio Silla, che egli aveva difeso vittoriosamente.

DUE MATRIMONI E DUE MOGLI RIPUDIATE

Cicerone era probabilmente, secondo le varie fonti, un uomo onesto. Ma non la stessa cosa si può dire dei suoi rapporti con le donne, tutti incentrati sull’ambizione e sulla convenienza e non sull’amore. Cicerone sposò infatti, quando aveva 29 anni, una giovane di famiglia patrizia, una ricca ereditiera di nome Terenzia alla quale non lo legava un sentimento sincero. (va ricordato però che i matrimoni di convenienza erano molto comuni all'epoca). I due ebbero due figli: Marco Tullio e Tullia, per la quale il filosofo nutriva un grandissimo affetto.

Dopo quasi trent’anni di matrimonio, nel 47 a.C. Cicerone ripudiò Terenzia accusandola di averlo trascurato durante la guerra, di non averlo neanche accolto al suo ritorno e di avergli lasciato la casa piena di debiti. Pochi mesi dopo Cicerone sposò Publilia, una ricca giovane di cui in precedenza Cicerone era stato nominato tutore e amministratore delle sue ingenti ricchezze. Ma dopo sette mesi di matrimonio Cicerone ripudiò anche Publilia, rea, secondo lui, di essersi rallegrata della morte della figlia Tullia, avvenuta pochi mesi prima per parto. Terenzia morì a 100 anni di età e Publilia morì molto anziana. Il ripudio di Cicerone non aveva certo accorciato le loro vite…

L'AMICIZIA CON ATTICO, SUO "SECONDO FRATELLO"

Cicerone ebbe principalmente un unico vero e profondo amico, che in una lettera descrive come un “secondo fratello”. Questi risponde al nome di Tito Pomponio Attico (Attico era il suo soprannome perché aveva vissuto molti anni nell’Attica, una famosa regione dell’antica Grecia il cui capoluogo era Atene). I due si erano conosciuti da giovanissimi, ai tempi della scuola. Attico era divenuto poi un grande commerciante di libri e di opere d’arte che visse per oltre vent’anni in Grecia. Fu attraverso di lui che Cicerone poté disporre di una copiosa biblioteca in ogni sua villa e di bellissime statue ed opere greche. Sono 16 i libri dell’epistolario Ad Atticum, e Cicerone dedicò all’amico i libri L’amicizia e La vecchiaia. Attico fu anche il primo grande editore romano, pubblicò opere latine e greche e molti degli scritti di Cicerone. Letterato anch’egli, a differenza di Cicerone preferì stare sempre in disparte rispetto alle questioni politiche perché convinto che ormai la politica romana fosse intrisa di corruzione, raccogliendosi a vita privata e dedicandosi allo studio e ai libri. Il fratello di Cicerone, Quinto Tullio, sposò la sorella di Attico.

L'AMICIZIA COME SENTIMENTO FONDAMENTALE DELLA VITA

Per Cicerone l’amicizia è il sentimento più importante nella vita degli uomini. Nella sua opera L’amicizia scrive:

“Da parte mia posso soltanto esortarvi ad anteporre l’amicizia a tutte le cose umane: nulla è tanto adatto alla natura umana e tanto conforme sia alla buona che alla cattiva sorte”.

Per Cicerone alla base dell’amicizia deve risiedere il disinteresse assoluto, ossia la mancanza totale di secondi fini. Deve nascere attraverso l’affinità di carattere e la stima. Ciò in un’epoca in cui a Roma ogni “amicizia” nasceva soltanto per scopi materiali, per appoggio o per favori. C’è tuttavia da dire che lo stesso Cicerone aveva agito, agli esordi della sua carriera politica, tessendo amicizie non esattamente sincere e spontanee che lo aiutarono ad ottenere cariche importanti.

LA MORTE

Cicerone parteggiò per Ottaviano contro Antonio durante la terza guerra civile romana che ebbe luogo dal 44 al 31 a.C. Dopo la morte di Giulio Cesare, infatti, il console Marco Antonio, che era stato luogotenente di Giulio Cesare in Gallia, cercò di essere il suo erede politico. Suo concorrente era il giovane Ottaviano, di 19 anni, nipote di Giulio Cesare e da questi adottato come figlio. Secondo Ottaviano, Marco Antonio aveva avuto un comportamento sospetto verso gli assassini di Giulio Cesare. Dalla parte di Ottaviano si schierò subito Cicerone, il quale esortò il senato romano a dichiarare Marco Antonio nemico pubblico (le orazioni che pronunciò prendono il nome di Filippiche). Marco Antonio fu sconfitto da Ottaviano nella battaglia di Modena del 43 a.C. e si dovette accontentare di formare un triumvirato (tre uomini al potere) con lo stesso Ottaviano e Lepido, ex ufficiale di Cesare.

I tre discussero e prepararono le liste di proscrizione, che prevedevano l’uccisione di molti nemici di Cesare o considerati tali. Nella lista comparve il nome di Cicerone per volontà del suo nemico Marco Antonio. Cicerone tentò di fuggire verso la Grecia. Ma il suo viaggio si fermò a Formia, dove fu ucciso dai sicari di Marco Antonio nel 43 a.C., quando aveva 63 anni.

Cicerone
La morte di Cicerone; illustrazione di Tancredi Scarpelli (1866 - 1937)
Credits: Getty Images

IL MAUSOLEO DI CICERONE

La tomba di Marco Tullio Cicerone si trova a Formia, città in cui fu ucciso dai sicari di Antonio il 7 dicembre del 43 a.C. Si tratta di un imponente mausoleo di addirittura 24 metri di altezza, situato sulla via Appia in direzione Roma al chilometro 139. Il lato della base quadrata misura 18 metri. La stessa base è sormontata da una torre cilindrica in pietra ricoperta da lastre di marmo. Cicerone possedeva due lussuose ville proprio a Formia. Tuttavia ci sono ancora dubbi tra gli storici: alcuni sostengono che lì sia effettivamente sepolto Cicerone, altri no.