Donna Moderna
FocusJunior.it > Scuola > Storia > Chi era Archimede, il genio dell’antichità?

Chi era Archimede, il genio dell’antichità?

Stampa
Chi era Archimede, il genio dell’antichità?
Getty Images

Dalla geometria alla fisica: scopriamo le intuizioni di un grande uomo

Una volta saltò fuori dalla vasca e si mise a correre nudo per strada gridando «Eureka!» (ho trovato!). Un'altra volta invece disse: «Datemi un punto di appoggio e io solleverò il mondo». Basterebbero questi aneddoti un po' leggendari per darti l’idea di chi fosse Archimede, forse il più grande matematico dell’antichità e considerato ancora oggi un genio universale.

Nato a Siracusa (nella Magna Grecia) nel 287 a.C., figlio dell’astronomo greco Fidia (che gli trasmise la passione per le Scienze) completò gli studi ad Alessandria d’Egitto dove fu allievo di un altro grande, Euclide, e dedicò la vita allo studio di tutte le branche del sapere. Molto distratto, spesso si scordava di mangiare e... di lavarsi, tanto che i servitori dovevano trascinarlo a forza nel bagno e strofinarlo mentre lui si disegnava sul corpo figure geometriche. Archimede fu capace di sbalordire i suoi contemporanei ma dobbiamo ringraziarlo anche noi, perché le sue invenzioni vengono sfruttate ancora oggi!

CALCOLARE LA CIRCONFERENZA

Il pi greco (π = 3,141592653 589793238...) esprime il rapporto tra la circonferenza di un cerchio e il suo diametro, e vale per le biciclette come per le ruote panoramiche. Questo numero venne presentato da Archimede nel trattato La misura del cerchio. Semplificando, per stimarlo partì da un esagono regolare inscritto in un cerchio di raggio pari a 1 (quindi di area uguale a π) e, raddoppiando via via il numero dei lati del poligono, ne calcolò le aree man mano che le figure approssimavano, per difetto, la circonferenza.

IL CELEBRE PRINCIPIO

Perché, se in acqua spingi in basso un pallone c’è una forza che lo riporta su? È merito del principio di Archimede: «un corpo immerso in un fluido riceve una spinta dal basso verso l’alto pari al peso del volume di fluido spostato».

Secondo la leggenda, il re Gerone di Siracusa sospettava che la corona fatta dal suo gioielliere fosse d’argento ricoperto invece che d’oro. Archimede capì come risolvere il dubbio mentre era a mollo nella vasca, sentendo la spinta dell’acqua sul suo corpo: a quel punto immerse in una tinozza la corona e un lingotto d’oro e svelò... la patacca dell’orefice disonesto.

LE INVENZIONI DI ARCHIMEDE: OROLOGI E MACCHINE DA GUERRA

Archimede si appassionò al funzionamento delle leve e al comportamento dei fluidi. Inventò un “odometro” (l’antenato del contachilometri), un orologio ad acqua e, pare, anche la còclea (o vite di Archimede). Si tratta di una specie di grande “vite” capace di sollevare l’acqua. Ruotando, permetteva di muovere grandi masse liquide in modo efficiente e senza troppa fatica. Nei secoli questo strumento è servito a irrigare i campi e a bonificare ampie superfici.

Per la città greca di Siracusa, ai tempi delle guerre puniche, Archimede fu una risorsa preziosa, ma alcune delle invenzioni che lo hanno reso famoso sono quasi certamente leggenda. Per esempio i famosi specchi ustori (a destra): scudi metallici per concentrare la luce del sole e bruciare le vele delle navi romane. Così come un fantascientifico artiglio di ferro su carrucole, un mostro capace di afferrare la prua delle navi, alzarla e rovesciarla. E un sistema di balestre e catapulte per lanciare massi contro i nemici.

Archimede
illustrazione che mostra "l'artiglio" di Archimede in azione. Si trattava di una specie di gru armata di uncino che agganciata la nave nemica, grazie ad un sistema di pesi e carrucole, era in grado di ribaltarla.
Credits: Shutterstock

UNO SCIENZIATO... SPAZIALE!

Archimede realizzò anche una sorta di planetario che riproduceva il moto apparente del Sole, della Luna e dei cinque pianeti allora conosciuti. Non sappiamo come funzionasse perché è andato perduto, ma forse era simile al meccanismo di Antikythera, costruito circa 200 anni dopo. Sappiamo invece che, secondo Archimede, il diametro del Sole era 30 volte quello della Luna, mentre in realtà è di circa 400 volte maggiore: quindi anche i geni sbagliano!