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A spasso nel tempo: 24 ore con gli indiani d’America in compagnia di Pocahontas

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A spasso nel tempo: 24 ore con gli indiani d’America in compagnia di Pocahontas
Giovanni Garattoni

Abbiamo passato una giornata con gli indiani d'America e la piccola Wetamoo, sorella di Pocahontas, ci ha raccontato i primi incontri tra nativi americani e coloni inglesi

Nella tribù degli indiani d'America...

Ho un segreto. Eh no, non ve lo dico: non posso proprio, mi spiace, ma... E va bene, se insistete così tanto... Però non fatelo sapere a mia sorella Pocahontas. Le avevo promesso che non lo avrei spifferato a nessuno: oggi mi porterà all’accampamento dei bianchi. Anche se lei ormai è grande (ha 13 anni, 5 più di me) amiamo passare le giornate insieme, in giro per il bosco. Siamo figlie di Wahunsonacock o, come lo chiamano tutti, capo Powhatan, ma abbiamo due madri diverse: quella di Pocahontas è morta durante il parto, la mia invece faceva parte degli Appommatoc, una delle tribù della Confederazione guidata da nostro padre.

A CACCIA

Mentre mia madre accende il focolare, esco dal wigwam, la mia casa fatta di arbusti coperti di corteccia di betulla: guardo gli uomini in partenza per la caccia, armati di coltelli, clave, arco e frecce. Pocahontas, apparsa al mio fianco, mi appoggia una mano sulla spalla: è ora di andare. È scalza, con un gonnellino di pelle e i capelli legati in una lunga treccia: proprio come me ma con una splendida collana di piume al collo.

AMORE NON CORRISPOSTO

Mentre le altre donne, con le loro ceste intrecciate, vanno a raccogliere mais nei campi, noci, bacche e ghiande nel bosco, noi ci dirigiamo verso il fiume, fingendo di andare a prendere l’acqua. A un tratto, sentiamo il suono di un flauto. Ci guardiamo: «Oh no: Kocum!» esclama spazientita Pocahontas. «Ignoralo e accelera il passo, non ho alcuna voglia di parlare con lui». Povero Kocum: corteggia mia sorella e sono giorni che la segue sperando che lei lo faccia avvicinare. Io certo mi fermerei, se Kocum volesse passare del tempo con me. Continuiamo a seguire il corso del fiume incrociando un paio di canoe, poi più nessuno a mano a mano che ci avviciniamo alle paludi: è qui che i bianchi hanno deciso di costruire il loro accampamento. Sento delle voci e vedo una palizzata in lontananza: mi batte il cuore dall’emozione.

VISI PALLIDI

Pocahontas si mette un dito sulle labbra, facendomi cenno di stare zitta: ci nascondiamo ai limiti della radura per dare un’occhiata, quando all’improvviso due uomini bianchi, armati, ci sorprendono alle spalle. Urlano e ci spingono verso il loro villaggio. «Lasciatele! Non riconoscete la figlia di Capo Powhatan?».

Che fortuna aver incontrato John Smith, l’amico di mia sorella. Gli uomini fanno un passo indietro, ma non abbassano i fucili, Smith invece si avvicina e mi sorride: «E chi è questa piccola squaw che la accompagna?». «È mia sorella Wetamoo» risponde Pocahontas al posto mio. Lei conosce la loro strana lingua, l’inglese, io invece non capisco nulla di quel che si stanno dicendo: ma a un tratto Smith si fa scuro in viso e Pocahontas piange mentre ci allontaniamo. Le chiedo cos’è successo: «Gli ho detto di stare attento, perché nostro padre vuole attirarli in una trappola». «Ohhh. Perché li hai avvisati?». «Non dobbiamo attaccarli, se non vogliamo cominciare una guerra».

Non mi piacciono le armi dei bianchi e non mi piacciono nemmeno i coltelli da caccia di mio padre: Pocahontas ha ragione, non bisogna combattere.

 

INTORNO AL FUOCO

Quando arriviamo all’accampamento, i cacciatori hanno appena fatto ritorno. Hanno ucciso un cervo, due castori, alcune martore e qualche topo muschiato: nulla più del necessario per sfamare la tribù. Le donne prendono gli animali e iniziano a scuoiarli. Affumicheranno la carne e conceranno le pelli domani: stasera ci sediamo intorno al grande fuoco in mezzo al villaggio, per ascoltare in silenzio i racconti degli anziani. Eppure, in mezzo a tanta pace, non riesco a dimenticare quel fucile puntato contro di me.

PROVE INFRUTTUOSE DI CONVIVENZA

I Powhatan, la tribù degli indiani di Pocahontas, facevano parte di una confederazione, che da loro prese il nome, composta da una trentina di tribù di lingua algonchina. Vivevano nella parte orientale dell’attuale Stato della Virginia (Usa) e i primi coloni inglesi giunsero nel loro territorio nel 1607. Erano 104 e viaggiavano su tre navi: fondarono un villaggio, Jamestown, su una penisola (oggi Jamestown Island) e, almeno all’inizio, instaurarono buoni rapporti con i nativi. Gli indigeni li aiutarono offrendo loro del cibo, in cambio di perline e altri piccoli oggetti, ma quando i bianchi cominciarono a invadere le loro terre e a rubare loro i raccolti, scoppiò la guerra.

MATRIMONIO POLITICO

Il primo conflitto con gli indigeni si protrasse fino al 1613, quando Pocahontas decise di sposare un colono inglese, John Rolfe, in segno di riconciliazione fra le loro genti. La pace però fu solo temporanea: dopo la morte di Pocahontas (1617) e di suo padre (1618), nel 1622 gli scontri ripresero a intermittenza per oltre una ventina d’anni, intervallati da un breve periodo di pace nel 1632.

L’ultimo capo della confederazione, Opechancanough, fu catturato e ucciso dagli inglesi nel 1646. Con la sua morte la Confederazione si sciolse.

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