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Referendum costituzionale di ottobre, di che si tratta?

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In autunno gli italiani dovranno votare per esprimere la loro opinione su una riforma che modificherà una parte della Costituzione. Tra le principali novità un Senato con meno poteri e nuove regole per l’elezione del presidente della Repubblica.

Lo sapete che in autunno i vostri genitori andranno a votare? Saranno chiamati a esprimere la loro opinione in merito a una questione molto importante, che riguarda la nostra Costituzione (la legge fondamentale della nostra Repubblica). Il prossimo ottobre, infatti, si terrà un referendum costituzionale. In quell'occasione gli italiani con almeno 18 anni d’età dovranno decidere se approvare o respingere la riforma della Costituzione, che porta il nome dell’attuale ministra Maria Elena Boschi. La legge è lunga e complessa ma proviamo a fare un po’ di chiarezza…



Che cos’è un referendum?


Il referendum è uno strumento molto importante di democrazia diretta attraverso il quale i cittadini esprimono la loro opinione su una specifica questione. Normalmente non lo possono fare perché sono i parlamentari, eletti dal popolo, a decidere sulle leggi in nome degli elettori. Per approfondire leggete il nostro articolo: Che cos'è un referendum.



 



Cosa cambia se vince il sì?


La riforma ha come principale obiettivo la modifica del Senato. Se al referendum dovessero vincere i “sì”, l’Italia non sarà più un paese con un bicameralismo perfetto. Oggi, infatti, ogni legge deve essere approvata con lo stesso identico testo nei due rami del Parlamento, la Camera dei Deputati e il Senato, che hanno identici poteri.



 



Con la riforma, i senatori non si dovranno più occupare di gran parte delle leggi e non voteranno la fiducia al governo (ossia la loro approvazione o meno a che il governo resti in carica). Il Senato, però, potrà esprimere pareri sulle leggi approvate dalla Camera e proporre modifiche ma i deputati potranno non accogliere le proposte. L’obiettivo è far diventare la seconda camera del Parlamento un organo rappresentativo delle Regioni. In questo modo i senatori passeranno dagli attuali 320 a 100 e non saranno eletti direttamente dai cittadini. Cinque saranno scelti dal presidente della Repubblica e rimarranno in carica per 7 anni, gli altri 95, invece, saranno scelti dai Consigli regionali, che tra questi nomineranno 21 sindaci e 74 consiglieri regionali che rivestiranno anche il ruolo di senatori.



 



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Non solo il Senato…


La riforma prevede anche la modifica del Titolo V, la parte della Costituzione in cui vengono decisi i ruoli e le funzioni delle autonomie locali, ossia i Comuni, le Province e le Regioni. Con la vittoria del referendum quest’ultime vedrebbero una riduzione dei loro poteri a favore dello Stato. Con la riforma cambia anche il modo in cui i parlamentari eleggono il presidente della Repubblica: l'elezione diventerà più veloce e saranno necessari meno voti.



Chi vota cosa?


Il referendum sarà una data importante nella "battaglia politica" in Italia. Il presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, è convinto dell’importanza di questa riforma per il futuro del nostro Paese. In questi mesi ha dichiarato più volte che se dovesse essere sconfitto si ritirerà dalla politica. Tra coloro che sostengono il “no”, invece, ci sono quasi tutti i partiti di opposizione come il Movimento 5 Stelle, la Lega nord e Forza Italia