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Perché esiste l’anno bisestile?

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Perché esiste l’anno bisestile?

Il 2024, così come il 2020, è un anno bisestile. Ma che cosa significa? E perché è stato inventato?

Il 2024 è un anno bisestile. Significa che il mese di febbraio avrà un giorno in più, il 29. Ma per quale motivo, ogni 4 anni, si aggiunge un giorno a febbraio?

Gli anni bisestili esistono perché un anno nel calendario gregoriano è leggermente più breve di un anno solare, cioè la quantità di tempo necessaria alla Terra per orbitare completamente attorno al sole una volta. Un anno del calendario dura esattamente 365 giorni, mentre un anno solare dura circa 365,24 giorni, ovvero 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 56 secondi.

Se non tenessimo conto di questa differenza, per ogni anno trascorso la differenza tra l’inizio di un anno solare e quello di un anno civile si allargherebbe di 5 ore, 48 minuti e 56 secondi. Nel corso del tempo, ciò sposterebbe i tempi delle stagioni. Ad esempio, l'equinozio di primavera potrebbe finire per scivolare, col tempo, dal 21 marzo verso aprile, poi a maggio, a giugno. E se smettessimo di usare gli anni bisestili, tra circa 700 anni l’estate nell’emisfero settentrionale inizierebbe a dicembre invece che a giugno!

La soluzione? Un giorno in più

L'aggiunta di un giorno ogni quattro anni elimina in gran parte questo problema perché un giorno in più ha all'incirca la stessa lunghezza della differenza che si accumula durante questo periodo. Tuttavia, il sistema non è perfetto: guadagniamo circa 44 minuti in più ogni quattro anni, ovvero un giorno ogni 129 anni. Per risolvere questo problema, saltiamo gli anni bisestili ogni anno centenario, a eccezione di quelli divisibili per 400, come 1600 e 2000. Ma anche in questo caso, c'è ancora una piccola differenza tra anni solari e anni solari, motivo per cui sono stati introdotti anche dei secondi intercalari, che sono stati aggiunti sporadicamente a determinati anni, più recentemente nel 2012, 2015 e 2016. Ma come si è arrivati a questa soluzione?

Un po' di storia

Ai tempi di Romolo, intorno al VIII secolo a.C, l'anno civile era di 304 giorni, divisi in 10 mesi. I mesi di gennaio e febbraio furono aggiunti da Numa Pompilio, che ha così portato l'anno a 355 giorni (equivalente all'anno lunare). Tuttavia, la differenza di circa dieci giorni e mezzo fra l'anno solare e quello civile provocò col tempo una grandissima confusione tra tempo civile e tempo delle stagioni.

Giulio Cesare, nel 46 a.C. , fece a una nuova riforma seguendo le indicazioni dell'astronomo alessandrino Sosigene. Non a caso, il 46 a.C. fu definito da Cesare l'ultimus annus confusionis ossia l'ultimo anno di confusione.

Fu così inaugurato il calendario giuliano. L'anno divenne di 365 giorni e ogni quattro anni si aggiungeva un giorno in più. L'anno con il giorno aggiuntivo fu detto bisestile, perché si scelse di raddoppiare il 23 febbraio, il giorno sextus ovvero il sesto giorno prima delle calende di marzo. Doppio giorno sesto, quindi "bisesto"!

Subito dopo la morte di Cesare, si ricominciò a commettere errori, finché Augusto sistemò di nuovo le cose, anche se il calendario civile e l'anno solare continuavano a non andar molto d'accordo!

Per questo secoli dopo, nel 1582, papa Gregorio XIII fece di nuovo ordine e, calcoli alla mano, arrivò a formulare il cosiddetto calendario gregoriano, quello che usiamo tuttora. Con questa riforma divennero bisestili tutti gli anni non terminanti con due zeri e divisibili per quattro, e quegli anni terminanti con due zeri ma divisibili per 400.

Leggende e tradizioni

Secondo un detto popolare, l'anno bisestile sarebbe... un anno funesto, cioè in cui accadono disgrazie e calamità. In effetti il 2020, con lo scoppio della pandemia, non è certo stato un anno fortunato! Ma non per questo dobbiamo aspettarci il peggio anche in questo 2024: le statistiche, infatti, dimostrano che le sventure capitano con la stessa frequenza ogni anno.

La cattiva fama dell'anno bisestile deriverebbe dal fatto che febbraio, per gli antichi romani, era un mese poco allegro, ovvero il mese dei morti, il Mensis Feralis, dedicato a riti per i defunti. Questo accadeva perché, secondo il calendario arcaico, si trattava dell'ultimo mese prima del nuovo anno, che aveva inizio a marzo.  A febbraio si celebravano dunque le Terminalia, dedicate a Termine, dio dei Confini e le Equirie, le gare simbolo della conclusione di un ciclo cosmico, quindi simbolo di morte e di fine.

Un'altra motivazione è di natura psicologica e superstiziosa: le cose fuori dal comune o poco frequenti, sono percepite come diverse possono fare paura.

La tradizione popolare, piuttosto, vede gli anni bisestili come favorevoli a ogni nuova impresa, a ogni cambiamento di vita o di mestiere.

Una tradizione irlandese antichissima, ad esempio, vuole che le donne possano dichiararsi agli uomini solo il 29 febbraio. Altro che San Valentino! In caso di rifiuto poi, l’uomo doveva addolcire la delusione della donna con un bacio, un dono in denaro (una sterlina) e un paio di guanti o un abito di seta.

Dal 1980 in Francia, e solo il 29 febbraio, esce in edicola il giornale  “La Bougie du Sapeur”. I profitti della vendita vanno tutti in beneficenza.

Esiste il 30 febbraio?

Nella storia abbiamo avuto anche quello!

In Svezia il 1712 fu un anno "doppiamente bisestile", cioè con il 29 e il 30 febbraioIl 1 ottobre 1929, invece, l'Unione Sovietica iniziò ad utilizzare il calendario rivoluzionario sovietico, nel quale ogni mese aveva 30 giorni, e i rimanenti 5 o 6 giorni erano festività senza mese. Quindi nel 1930 e nel 1931 ci fu un 30 febbraio!

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