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Perché ci ribelliamo alla chiusura della scuola

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Perché ci ribelliamo alla chiusura della scuola
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Si diffonde il movimento dei ragazzi che seguono le lezioni su tablet e computer seduti fuori da scuola per protestare contro la chiusura degli istituti e la Dad

Ci manca tutto, dicono. Ci mancano i compagni, ci mancano gli insegnanti, ci manca la possibilità di confrontarci e stare insieme. E la scuola è uno dei posti più sicuri in assoluto perché ragazzi ed insegnanti sono prudenti, stanno a distanza, indossano sempre le mascherine e, nonostante il freddo, tengono le finestre aperte per far girare l’aria.

Studiare con la Dad, la famigerata didattica a distanza, non è lo stesso e gli studenti per primi se ne rendono conto tanto che si sta allargando il movimento dei ragazzi che, armati di tablet e computer, sostano a fare lezione fuori da scuola per protestare contro quella che sentono come una profonda ingiustizia.

Hanno cominciato Anita, Lisa e Maja a Torino

ma è sono state subito seguite da altri coetanei in giro per l’Italia. Studenti delle scuole medie e delle superiori, incuranti del freddo sempre più pungente, per far notare ai grandi che andare a scuola non è una cosa superflua o che si può rimandare.

A Milano ormai da tempo gli studenti del Liceo Scientifico Volta si danno appuntamento fuori dalla sede della Regione, il Pirellone, con quelli del Carducci, dell’Einstein, del Parini e del Tito Livio, che, tutti insieme, hanno fondato il gruppo "Studenti Presenti".
I “presenti”, fortunatamente, aumentano di giorno in giorno in tutte le Regioni (rosse, arancio o gialle che siano), man mano che si diffonde la voce dell’esistenza di “Schools for future", il movimento ribattezzato così sulla scia dei "Fridays for Future" di Greta Thunberg.

Non è lo stesso limitare la movida la sera fuori dai bar e vietare ai ragazzi di andare a scuola e non solo dal punto di vista della didattica, fanno notare gli studenti.
Bisogna piuttosto intervenire sul trasporto pubblico, scaglionare gli ingressi e monitorare con attenzione la salute, come succede in molti altri Paesi, aggiungono gli animatori delle proteste sottolineando che è assurdo pensare che

sono aperte le profumerie e i parrucchieri
e non le scuole.

Sono mesi di vita che i giovani sentono di “perdere” stando sempre chiusi in casa, di non far fruttare come è giusto che sia alla loro età, con una conseguente sensazione di profonda frustrazione e sfiducia nei confronti degli adulti e del loro stesso futuro.
Per questo sono stati i ragazzi in prima persona a cominciare a muoversi per manifestare il profondo disagio in cui si trovano.
Nelle settimane passate ci sono state simboliche lezioni all’aperto a Firenze, a Modena e a Napoli mentre è nato un movimento a cui aderiscono genitori e insegnanti oltre ai ragazzi, “Priorità alla scuola”, che punta a rendere permanente la protesta ogni venerdì davanti agli istituti di tutta Italia.
Naturalmente distanziati e con le mascherine d’ordinanza.

Francesca Paola Rampinelli Rota

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