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Numeri romani: cosa sono e come funzionano

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Numeri romani: cosa sono e come funzionano
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Li ritroviamo ancora oggi sugli orologi, sui libri e su tanti antichi monumenti: i numeri romani sono stati, per secoli, il principale sistema di numerazione, e non solo in Italia. Come funzionano? Qual è la loro origine? Scopriamolo insieme.

I numeri che conosciamo oggi sono quelli del sistema di numerazione arabo. Ebbene sì, i numeri comunemente usati in tutto il mondo hanno avuto origine in Asia, per poi arrivare fino a noi, dove hanno sostituito i numeri romani. Nonostante infatti l’Antica Roma avesse un proprio sistema numerico, i numeri romani non sono durati poi molto tempo. Anche se, lo scoprirai, il loro uso è tuttora diffuso in moltissimi campi, e per questo è bene conoscerli!

Come nascono i numeri romani

Imparare i numeri romani non è difficile: ogni numero è indicato con un simbolo, o con la combinazione tra loro di alcuni di questi simboli. La storia racconta che l’origine dei numeri romani derivi dall’intaglio di tacche sul legno e altri materiali: una sola tacca rappresentava una sola unità, e così a salire, fino al cinque che è rappresentato da una V, che dovrebbe essere la mano aperta, e via ancora con altri simboli. La nascita del sistema numerico romano è legata alla nascita dell’Impero stesso, quindi si pensa risalga già al VIII secolo AC. 

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Quando si usano i numeri romani

Nel paragrafo precedente abbiamo svelato uno degli usi attuali dei numeri romani: questi sono infatti ancora molto diffusi per indicare date storiche, almeno le più antiche, oppure per numerare capitoli dei libri, i secoli, i regnanti, i papi, ecc. Se guardi la facciata di qualche edificio storico, anche del Novecento, noterai che molto spesso i numeri utilizzati sono proprio quelli romani, anche per indicare le date più recenti! Per questo è importante, ancora nel ventunesimo secolo, saper leggere questi numeri, anche i più complessi.

Come funziona il sistema di numerazione romano

La logica dietro ai numeri romani è, come abbiamo già detto, di tipo additivo/sottrattivo: significa cioè che si hanno dei simboli fissi e che, attraverso delle regole definite, si usano questi simboli (che poi sono lettere) per formare i numeri, togliendo o aggiungendo simboli. 

Se guardi l’uno (I), sembra proprio uno di quei segni che ti sei trovato a fare per indicare qualcosa, mentre il cinque (V) sembra proprio una mano aperta e il dieci (X) due mani aperte incrociate.

I simboli base

•    I = 1

•    V = 5

•    X = 10

•    L = 50

•    C = 100

•    D = 500

•    M = 1000

Il sistema numerico romano ha poche semplici regole. Se in una sequenza il primo simbolo è quello di maggiore valore, per ottenere il risultato bisogna sommare (ad esempio XVIII = 18, CXV = 115); viceversa, se il valore del primo simbolo è inferiore al secondo si deve sottrarre (ad esempio IX = 9, XL = 40).

Occorre ricordare che la sottrazione è stata introdotta solo durante il Medioevo, perché nell’antica Roma il sistema era solo additivo, e cioè i simboli venivano ripetuti fino a quattro volte per ottenere la cifra desiderata. Per esempio, in molti degli 80 ingressi del Colosseo si trova ancora il numero quattro scritto così: IIII e non così: IV.

I simboli I, X, C e M possono essere ripetuti consecutivamente, di solito massimo tre volte, mentre i simboli V, L e D non possono essere mai usati più di una volta consecutiva.

Le regole dei numeri romani

I numeri romani non prevedevano lo zero. Per ottenere le migliaia, i romani ponevano un trattino (-) sopra o sotto la lettera, e così il suo valore originale si moltiplicava per 1000. Guarda gli esempi nell’immagine qui sotto.

 

tabella-migliaia-1

| Wikipedia

Per indicare centinaia di migliaia, milioni e miliardi, gli antichi romani avevano bisogno anche di moltiplicare per 100.000: l’operazione era rappresentata da una sorta di arco su tre lati, escluso quello in basso.

Guarda gli esempi nell’immagine qui sotto.

 

tabella-migliaia-2

| Wikipedia

Infine, per moltiplicare il valore per un milione, si ponevano due trattini orizzontali sopra la lettera. Così:

 

| Wikipedia

I numeri romani non sono più comunemente in uso nella vita di tutti i giorni, ma sono comunque utilizzati in molti documenti storici o quando si vuole mantenere una certa solennità, come nel caso di Re Carlo III o Papa Benedetto XVI. Per questo è importante conoscerli e capirne il meccanismo, così da poterli leggere in fretta e non sbagliarsi!

Fonte: Biblioteca Nazionale centrale di Firenze

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