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In matematica esistono problemi impossibili anche per le IA

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In matematica esistono problemi impossibili anche per le IA
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Uno studio ha messo in relazione un vecchio paradosso logico - irrisolvibile - con una certa caratteristica insita nell'apprendimento automatico delle intelligenze artificiali.

Non tutti i problemi possono trovare una soluzione. No, questa volta non lo dice uno studente svogliato che non ha voglia di applicarsi sul compito di matematica, ma uno studio scientifico che è andato perfino a scomodare i principi della logica.

Gli scienziati del Technion-Iit di Haifa (Israele) infatti, insieme ad altri istituti di ricerca hanno pubblicato uno studio su Nature dove si afferma l'esistenza di un paradosso - ossia un'affermazione valida ma che sembra contraddire la logica delle cose - che risiede alla base dell'apprendimento automatico delle Intelligenze Artificiali (IA).

UN MODO D'IMPARARE... PARADOSSALE

Shai Ben-David ha chiamato in causa una vecchia teoria esposta dal matematico tedesco Georg Cantor nel XIX secolo.

Secondo Cantor, non tutti gli insiemi infiniti sono uguali. L'insieme dei numeri reali - cioè di tutti i numeri, razionali e irrazionali, ad esempio appare logicamente più grande dell'insieme dei soli numeri interi (3, -3, 154, -8 ecc...) che pure è un insieme infinito.
Non potendo esiste insiemi intermedi, Cantor parlò di "continuo" e solo nel 1940 il matematico austriaco Kurt Göde giunse alla conclusione che tale problema non poteva trovare soluzione.

Ebbene, tale paradosso è applicabile anche al processo d'apprendimento automatico delle intelligenze artificiali.

Come?

Le IA possiedono algoritmi che permettono loro di imparare partendo da una serie di dati.

Questi idati vengono estrapolati da un insieme "infinito" molto più grande ma, fanno notare i ricercatori, esistono infiniti modi per scegliere un insieme sempre più piccolo, nonostante la dimensione dell'insieme "infinito" sia impossibile da conoscere.

Questo non impedisce alle IA di funzionare, ma dal punto di vista logico anche lo scienziato più brillante del mondo non può trovare risposta a questo paradosso.

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