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“Perché si dice così?”: l’origine dei modi di dire più comuni

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Come mai quando siamo delusi ce ne andiamo con le pive nel sacco? E perché mai dovremmo legarci qualcosa al dito se siamo arrabbiati con qualcuno? Ecco da dove vengono i nostri modi di dire

In ogni lingua esistono delle strani frasi, i cosiddetti "modi di dire", che tutti utilizziamo conoscendone perfettamente il senso, ma che dal punto di vista della forma, se ci si sofferma a riflettere, non c'entrano molto con ciò che vogliono esprimere. Perché, ad esempio, il mio "essere al verde" dovrebbe indicare una mancanza di denaro? Cosa c'entra il colore verde con il mio stato economico?

La spiegazione è semplice: i modi di dire traggono la loro origini da abitudini, tradizioni o eventi passati che hanno fatto sì che la gente cominciasse ad utilizzare certe espressioni che poi, con il tempo, sono rimaste nel linguaggio comune.

Ecco dunque i modi di dire più comune e la loro spiegazione

"ANDARSENE CON LE PIVE NEL SACCO"

La piva è uno strumento a fiato (simile ad un piffero o, per estensione, ad una cornamusa) tipico delle regioni dell'Italia Settentrionale. Poiché tale strumento veniva utilizzato negli eserciti per suonare durante le avanzate contro il nemico o per scandire una marcia vittoriosa, quando la piva rimaneva "nel sacco", solitamente significava che la battaglia era stata perduta e che ci si stava ritirando. Ecco perché quando qualcuno ha l'aria mesta in seguito ad una delusione di qualche tipo diciamo che ha "le pive nel sacco"!
Niccolò De Rosa

"TOCCARE FERRO"

Deriva da un’antica simbologia legata ai ferri di cavallo. Nel Medioevo si usava infatti inchiodarne uno
alla porta, fissato solo con un numero dispari di chiodi, con le due estremità rivolte verso l’alto, ritenendo che fosse un portafortuna in grado di tenere lontane streghe e fattucchiere. Col tempo è rimasta la credenza che, toccando ferro, ci si possa proteggere dalla sfortuna. Ma non è così dappertutto. In Inghilterra e in altri Paesi nordici si dice, ad esempio, “toccare legno”, un detto che potrebbe avere molteplici origini. Ad esempio la credenza pagana che gli spiriti vivano negli alberi. Ma anche un gioco da bambini (tipo "ce l’hai") in cui toccando il legno ci si mette in salvo.
Elisa Valtolina

"FREDDO CANE"

Esistono diverse interpretazioni riguardo questo detto. Qualcuno attribuisce il motto al fatto che la morsa del freddo sia simile a quella di un mastino agguerrito, ma probabilmente la più plausibile fa risalire tutto all'antichità, quando i cani non vivevano nelle case, ma venivano tenuti fuori dall'uscio. Quando arrivava l'inverno quindi, i cani erano quelli che soffrivano di più il gelo e ciò avrebbe dato vita al detto "fa un freddo cane".
Niccolò De Rosa

"GATTABUIA"

Si tratta di un termine di origine popolare, sinonimo di prigione, che probabilmente deriva da gattaiola, la porticina per far entrare e uscire i gatti da casa. Secondo alcuni studiosi, potrebbe però derivare anche dal greco katogeia (sotterraneo), da cui deriverebbe anche il termine dialettale siciliano catoio (o catoia), cioè una stanza buia, di scarso valore, seminterrata. Un po’ come il carcere, insomma.
Uno dei primi usi letterari della parola, in ogni caso, si trova nel libro Le avventure di Pinocchio, il romanzo di Collodi del 1883, quando il celebre personaggio di legno viene arrestato per avere denunciato il Gatto e la Volpe: «Il burattino (...) voleva protestare, ma i gendarmi (...) gli tapparono la bocca e lo condussero in gattabuia».
Elisa Valtolina

"NON AVERE VOCE IN CAPITOLO"

Nel Medioevo il Capitolo era l'assemblea di monaci che, all'interno di un monastero o un'abbazia, avveniva una volta al giorno per la lettura della Regola del loro ordine o per prendere decisioni importanti. La riunione avveniva in una sala chiamata appunto Sala Capitolare e benché potessero accedervi tutti i monaci, solo alcuni avevano diritto di parola nel corso di queste riunioni. I novizi e i "conversi" (coloro che si erano dati alla vita monastica solo in tarda età), ad esempio, non potevano esprimere la loro opinione. Dunque non avevano... Voce in capitolo!
Niccolò De Rosa

"LEGARSELA AL DITO"

Si riferisce a un’antichissima tradizione, secondo cui venivano legate alla mano piccole strisce di pergamena, contenenti i precetti religiosi, per assicurarsi di non dimenticarli. Anticamente, inoltre, in Turchia, i cavalieri legavano un filo d’oro al dito dell’amata, come promessa d’amore da non scordare. Col tempo, l’espressione ha perso ogni aspetto romantico e indica soltanto la volontà di non dimenticare un torto subìto, attendendo il momento della vendetta.
Elisa Valtolina

"ESSERE AL VERDE"

Nella Firenze del XVI secolo, quando si tenevano le aste di materiali preziosi (come il sale!), i banditori utilizzavano delle candele come segnatempo: quando si bruciavano completamente, l'asta era finita e bisognava pagare i lotti che ci si era aggiudicati. La base di queste candele era verde, dunque "essere al verde" era sinonimo di non avere più soldi, proprio perché c'erano i conti da saldare. Secondo una versione alternativa, invece, il detto deriverebbe dal fatto che nei portafogli di una volta la fodera interna era verde e dunque, se si riusciva a vedere, significava che il portafoglio era vuoto.
Niccolò De Rosa

"FARE UN QUARANTOTTO"

Espressione un po' vecchiotta che magari sentiamo ancora da qualche nonno. Il detto deriva dal fatto che durante tutto l'anno1848 l'Europa intera fu attraversata da un'ondata di tumulti, moti e e ribaltamenti politici che diedero una svolta al corso della Storia. Nel '48 scoppiò la Prima Guerra d'Indipendenza italiana (fallita), in Francia scoppiò una rivoluzione che portò alla proclamazione della Seconda Repubblica (che ebbe vita breve) e anche negli stati tedeschi e nell'Impero austriaco si verificarono sommosse per chiedere ai regnanti una nuova Costituzione.
Niccolò De Rosa

"VECCHIO COME IL CUCCO"

“Cucco” deriverebbe dal nome dell’ultracentenario Abacucco, un profeta minore che veniva spesso rappresentato con una lunga barba bianca e in atteggiamento pensoso. Secondo alcuni sarebbe vissuto quasi quanto il millenario Matusalemme che, per la tradizione biblica, avrebbe avuto una vita lunga 969 anni. Per altri studiosi, invece, l’origine del termine potrebbe risalire al cuco, un fischietto antichissimo in terracotta, spesso a forma di uccellino: probabilmente è il più antico giocattolo sonoro mai costruito.
Elisa Valtolina

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