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Neologismo, cos’è?

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Neologismo, cos’è?
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Neologismi, forestierismi, prestiti linguistici: ecco cosa accade quando l'italiano attinge dalle lingue straniere per formare nuove parole

Avete mai sentito parlare di neologismi? Voi ragazzi, tra l’altro, ne usate tanti. Sì, perché un bel po’ provengono proprio dalla vostra generazione. Un neologismo (dal francese néologisme, che a sua volta proviene dal greco néos e da logos, ossia “nuova parola”) è un vocabolo di nuova formazione presente in una lingua, la quale muta e si rinnova costantemente anche attraverso di essi.

IL NEOLOGISMO, FRUTTO DI ADATTAMENTI DI PAROLE STRANIERE

Spesso si tratta di termini stranieri, soprattutto inglesi, che vengono “italianizzati” e diventano poi a tutti gli effetti delle nuove parole della nostra lingua parlata e del nostro dizionario. Qualche esempio? Spoilerare, switchare, zippare, dressare, freezare, settarsi, twittare, linkare, googlare, killare, taggare, fotoscioppare, shoppare, matchare, whatsappare ecc.

Ci sono poi parole che vengono direttamente importate da altre lingue senza alcuna trasformazione. Si chiamano forestierismi (da forestiero, ossia straniero).

I FORESTIERISMI

I forestierismi sono parole straniere che entrano a far parte dell’uso comune e, di conseguenza, del dizionario di una lingua. Sono una sorta di “prestiti” che, chiaramente, non vengono restituiti al proprietario, ma entrano a far parte stabilmente del patrimonio linguistico nazionale. Già in passato ci sono stati forestierismi che poi sono diventati termini della nostra lingua (chance, computer, lobby, bunker, ecc.), ma negli ultimi anni sono stati veramente moltissimi e quasi interamente provenienti dalla lingua inglese.

Negli ultimi 15 anni, tra neologismi e forestierismi, sono entrati a far parte del nostro dizionario oltre 3.500 nuovi termini, numero che sta crescendo notevolmente negli ultimi tempi e soprattutto con i nuovi termini che si sono diffusi durante la pandemia da Covid-19.

L’ITALIANO È PIENO DI FORESTIERISMI E ADATTAMENTI

Negli ultimi anni sono diventate di uso comune nella nostra lingua le parole straniere smartphone, feedback, restyling, lockdown, account, e-book, e- commerce, anchorman, banner, benefit, briefing, caregiver, competitor, selfie, crew, mission, editor, hashtag, hub, ecc.

Quando ci sono versioni “italianizzate” della parola presa in prestito da un’altra lingua, si parla di adattamento. Per fare alcuni esempi, la parola "bistecca" (adattamento dell’inglese beefsteak), "manichino" (dal francese mannequin), "gilè" (dal francese gilet) o "cocchio" (dall’ungherese kocsi).

Un vero e proprio bombardamento di novità provenienti da altre lingue, quindi, che non cessa e non cesserà, e che arricchirà il nostro italiano. Ma sono tutti necessari questi “prestiti”? Oppure, a volte, potremmo farne a meno e usare la nostra bella lingua italiana?

I PRESTITI LINGUISTICI NECESSARI

I prestiti si dividono in necessari e di lusso. Vediamo i primi. Mentre varie parole straniere che usiamo correntemente hanno termini equivalenti in italiano che le traducono perfettamente, ci sono invece prestiti linguistici assolutamente necessari perché non hanno equivalenti italiani.

Due esempi di parole molto importanti: lo stalking e il mobbing. Due vocaboli inglesi che descrivono comportamenti di estrema gravità, costanti atteggiamenti persecutori o denigranti nei confronti di una o più persone, che minano seriamente la salute fisica e psicologica di chi li subisce. Questi due termini non hanno la possibilità di essere tradotti in italiano con una sola parola, dato che i nostri vocaboli “persecuzione” e “denigrazione” non sono sufficienti a spiegare a 360 gradi il significato (complesso) di queste due parole inglesi. In questi casi i prestiti da altre lingue sono una vera manna dal cielo, da accettare e usare subito.

Ci sono altre parole, intraducibili in italiano, prese in prestito dall’inglese: grooming (adescamento di minori), bossing (i soprusi del capo nell’ambiente lavorativo), straining (forma più leggera di mobbing). Nell’ambito sportivo: doping, trekking, footing, jogging, stretching.

In altri ambiti, sono altrettanto necessari i prestiti linguistici, ad esempio, di jeans, whisky, rock, mouse, kiwi.

I PRESTITI LINGUISTICI "DI LUSSO", NON NECESSARI

I prestiti linguistici non sono necessari quando le parole straniere usate hanno un esatto equivalente italiano. Perché, quindi, le usiamo? Per “brillare” un po’ di più, perché danno un “tono” e un certo prestigio, anche nel suono e nella provenienza.

Qualche esempio? Hotel (albergo), week end (fine settimana), supermarket (supermercato), show (spettacolo), manager (dirigente), display (schermo), rumors (voci), ecc. Alcune diventano di moda, diffondendosi poi – più o meno ampiamente – in tutto il tessuto sociale. Pensate alle parole straniere meeting (riunione, incontro), feeling (intesa), charmant (attraente, seducente), defilé (sfilata), liason (relazione): tutti prestiti non necessari.

NEOLOGISMI DALL'ITALIANO... ALL'ITALIANO

A volte si prende un sostantivo italiano e lo si fa diventare verbo, aggettivo o altro.

È il caso del neologismo "lanacaprinesco", da lana caprina; "piazzapulitismo" e "guerrasantista", rispettivamente da piazza pulita e guerra santa; "fantuttone", da fare tutto, e "spesometro", composto di “spesa” e “metro”, ossia il modo di misurare la spesa; "intrasentire", sentire dentro, percepire, intuire, avere il sentore; "impiattare", da in+piatto, mettere nel piatto (il cibo); "sbancalare" (disfare un bancale); apericena, a metà tra aperitivo e cena; "fantasticazione", l’atto del fantasticare o una fantasticheria; "geometrile", da geometra, con significato di banale, privo di originalità; "codecidere", decidere insieme ad altri; "terrapiattista" e terrapiattismo, ossia chi pensa che la terra sia piatta e il relativo movimento di pensiero; infodemia, da pandemia, ossia una pandemia dell’informazione; poliamore, amore per più di una persona; "balconare", spiare dal balcone di casa...

NEOLOGISMI RECENTI, TRA ADATTAMENTI E FORESTIERISMI

L’inventiva di un popolo è a tratti sorprendente. E quella del popolo italiano decisamente lo è. Negli ultimi anni sono stati coniati neologismi che ormai sono di uso corrente nella nostra lingua. Tra le parole recentemente “inventate” e di grande uso, troviamo "performante", adattata all’italiano dall’inglese to perform, con il significato di qualcosa di molto efficiente. "Svapare" indica invece l’utilizzo di una sigaretta elettronica, adattato dalla parola italiana vapore, per far capire appunto che il fumo prodotto da una sigaretta elettronica è meno dannoso di quello prodotto da una sigaretta di tabacco. "Bombastico", dall’inglese bombastic (roboante), che indica qualcosa di altisonante e notevole. E poi blastare, friendzonare, skillare, trollare e molti altri ancora.

IL NEOLOGISMO NON È AFFATTO UN'INVENZIONE RECENTE

I neologismi sono sempre esistiti. Nella Roma antica, il filosofo e oratore Marco Tullio Cicerone rinnovò il latino inventando nuove parole, tra le quali quantitas (quantità), humanitas (umanità), qualitas (qualità), essentia (essenza). La Divina Commedia è piena di neologismi: "fertile" – che Dante adattò dal latino ferre, ossia "produrre"; "mesto", che fece derivare dal latino mestus, triste; bolgia, inventato a partire dal gallico "bulgia", che significava "sacco", "otre", "borsa", e che oggi significa "luogo di peccato", "luogo pieno di gente", "confusione", "affollamento". E molti altri.

In tutte le lingue e in tutti i tempi si sono susseguiti i neologismi e i forestierismi. A volte anche solo per indicare (col nome nella lingua d’origine) cibi e specialità di altri Paesi. Spaghetti e pizza, ad esempio, sono rimasti tali in quasi tutte le lingue del mondo. Così come strudel, gulasch, mate, hot dog, hamburger, sacker torte, eccetera.

COME E DOVE NASCE UN NEOLOGISMO?

La maggior parte dei neologismi nasce all’interno del popolo e del parlare quotidiano. Qualcuno inventa una nuova parola il cui uso si espande, a volte con grande velocità, in un intero Paese. A volte invece un neologismo nasce dai mezzi di informazione e di comunicazione: dall’inventiva dei giornalisti, degli scrittori e dai programmi televisivi.

Il cammino dei neologismi è incessante e segue molte strade diverse, così come la lingua che è materia viva e sempre in movimento.