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FocusJunior.itScuolaItalianoGrammaticaFigure retoriche nella poesia La pioggia nel pineto di D’Annunzio

Figure retoriche nella poesia La pioggia nel pineto di D’Annunzio

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Figure retoriche nella poesia La pioggia nel pineto di D’Annunzio
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Analizza con noi le figure retoriche della poesia La pioggia nel pineto di Gabriele D'Annunzio

L’elenco delle figure retoriche è molto lungo ed è spesso difficile ricordarsele tutte. Il miglior modo per imparare è fare pratica, e sicuramente le figure retoriche nelle poesie sono un ottimo allenamento! Oggi vediamo nel dettaglio come analizzare la poesia La pioggia nel pineto, figure retoriche comprese!

Breve ripasso: cosa sono le figure retoriche

Se ancora ti stai chiedendo cosa sono le figure retoriche, è arrivato il momento di fare un veloce ripasso: le figure retoriche sono una forma di espressione letteraria che serve a creare un particolare effetto dentro una frase o un verso. In poche parole, si usano le figure retoriche per arricchire il proprio linguaggio. E anche se l’elenco delle figure retoriche è molto lungo, ti stupirai forse scoprendo che molte le usi ogni giorno, come per esempio l'ossimoro, il chiasmo, la metafora, la similitudine...

Tipi di figure retoriche

Giusto per concludere il ripasso, ricordiamo insieme che esistono diversi tipi di figure retoriche, cioè tre gruppi distinti che si differenziano per la loro finalità, e sono:

Adesso che hai ripassato che cosa sono le figure retoriche e in quali gruppi si dividono, passiamo alle figure retoriche della poesia La Pioggia nel pineto di D’Annunzio.

La pioggia nel pineto, figure retoriche

La pioggia nel pineto è una poesia scritta da Gabriele D’Annunzio nel 1903 e fa parte della raccolta Alcyone, che è dedicata all’estate. Nella poesia, D’Annunzio è sorpreso dalla pioggia mentre passeggia in pineta con una donna, Ermione. È composta da quattro strofe, ciascuna di 32 versi liberi.

Testo La pioggia nel pineto

Taci. Su le soglie

del bosco non odo

parole che dici

umane; ma odo

parole più nuove

che parlano gocciole e foglie

lontane.

Ascolta. Piove

dalle nuvole sparse.

Piove su le tamerici

salmastre ed arse,

piove sui pini

scagliosi ed irti,

piove su i mirti

divini,

su le ginestre fulgenti

di fiori accolti,

su i ginepri folti

di coccole aulenti,

piove su i nostri volti

silvani,

piove su le nostre mani

ignude,

su i nostri vestimenti

leggeri,

su i freschi pensieri

che l'anima schiude

novella,

su la favola bella

che ieri

t'illuse, che oggi m'illude,

o Ermione.

 

Odi? La pioggia cade

su la solitaria

verdura

con un crepitio che dura

e varia nell'aria secondo le fronde

più rade, men rade.

Ascolta. Risponde

al pianto il canto

delle cicale

che il pianto australe

non impaura,

né il ciel cinerino.

E il pino

ha un suono, e il mirto

altro suono, e il ginepro

altro ancora, stromenti

diversi

sotto innumerevoli dita.

E immensi

noi siam nello spirito

silvestre,

d'arborea vita viventi;

e il tuo volto ebro

è molle di pioggia

come una foglia,

e le tue chiome

auliscono come

le chiare ginestre,

o creatura terrestre

che hai nome

Ermione.

 

Ascolta, Ascolta. L'accordo

delle aeree cicale

a poco a poco

più sordo

si fa sotto il pianto

che cresce;

ma un canto vi si mesce

più roco

che di laggiù sale,

dall'umida ombra remota.

Più sordo e più fioco

s'allenta, si spegne.

Sola una nota

ancor trema, si spegne,

risorge, trema, si spegne.

Non s’ode voce del mare.

Or s’ode su tutta la fronda

crosciare

l'argentea pioggia

che monda,

il croscio che varia

secondo la fronda

più folta, men folta.

Ascolta.

La figlia dell'aria

è muta: ma la figlia

del limo lontana,

la rana,

canta nell'ombra più fonda,

chi sa dove, chi sa dove!

E piove su le tue ciglia,

Ermione.

 

Piove su le tue ciglia nere

sì che par tu pianga

ma di piacere; non bianca

ma quasi fatta virente,

par da scorza tu esca.

E tutta la vita è in noi fresca

aulente,

il cuor nel petto è come pesca

intatta,

tra le palpebre gli occhi

son come polle tra l'erbe,

i denti negli alveoli

son come mandorle acerbe.

E andiam di fratta in fratta,

or congiunti or disciolti

(e il verde vigor rude

ci allaccia i melleoli

c'intrica i ginocchi)

chi sa dove, chi sa dove!

E piove su i nostri volti

silvani,

piove su le nostre mani

ignude,

su i nostri vestimenti

leggeri,

su i freschi pensieri

che l'anima schiude

novella,

su la favola bella

che ieri

m'illuse, che oggi t'illude,

o Ermione.

Analizziamo insieme La pioggia nel pineto, figure retoriche di contenuto, di posizione e di suono.

Figure retoriche di significato (o di contenuto) La pioggia nel pineto

  • L’antitesi contrappone due termini opposti, e qui è presente nel verso: “che ieri t’illuse, che oggi m’illude”, ripetuto due volte
  • L’apostrofe si usa per rivolgersi a qualcuno in modo enfatico, come in “Taci”, “Ascolta”, “Odi”
  • L’ipallage è una figura retorica con la quale si attribuisce una parola a un’altra cui non è direttamente riferita: qui l’esempio è “i mirti divini”
  • La metafora si basa su una similitudine per analogia, come in “il pianto che cresce”
  • La perifrasi serve per dire una cosa… dicendone un’altra! Qui gli esempi sono: “figlia dell’aria, figlia del limo”
  • La personificazione attribuisce tratti umani a cose, e si trova in: “che parlano gocciole” e “voce del mare”
  • La similitudine paragona più termini ed è spesso introdotta dal come: “come una foglia”, “come le chiare ginestre”, “come pesca intatta”, “come polle tra l’erbe, i denti negli alvèoli”
  • La sineddoche sostituisce una parola con un’altra che con essa ha una relazione di vicinanza, in questo caso “fronda” per parlare di una pineta
  • La sinestesia associa due sfere sensoriali diverse: “freschi pensieri”, “umida ombra”

Figure retoriche di suono La pioggia nel pineto

  • L’onomatopea può essere una parola che riproduce un suono oppure che lo ricorda, in questo caso “gocciole”, “crepitio”, “crosciare” e “croscio”

Figure retoriche di posizione La pioggia nel pineto

  • - L’anafora si ha quando si ripetono una o più parole, come “Ascolta”, “Piove”, “su le”, “più rade, men rade”, “ha un suono, e il mirto – altro suono”, “Ascolta, ascolta”, “più folta, men folta”, “chi sa dove, chi sa dove!”, “or congiunti or disciolti”
  • - Il polisindeto è la ripetizione di una congiunzione in più periodi, come: “E… E… E…”

Adesso che hai ripassato La pioggia nel pineto, figure retoriche e parafrasi non saranno più un problema!

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