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FocusJunior.itScuolaItalianoGrammaticaFigure retoriche nella poesia

Figure retoriche nella poesia

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Figure retoriche nella poesia
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Le figure retoriche sono molto utilizzate in letteratura, e anche la poesia ne è ricca. Scopriamo insieme come riconoscerle!

Quando si parla di figure retoriche a scuola si rischia di fare confusione: non solo ci sono moltissimi concetti e nomi da imparare, come metafora (e qual è la differenza tra metafora e similitudine?), ossimoro, iperbole o epiteto, ma è necessario anche essere capaci di individuarle e fare esempi concreti. Per questo vogliamo aiutarti con le figure retoriche poesia: come riconoscere le figure retoriche nelle poesie? Quali poesie possono aiutarti a impararle?

Poesie con figure retoriche

Riconoscere le figure retoriche è una questione di allenamento. Più studi, più ti sarà semplice individuarle all’interno del testo che stai analizzando e più ti risulterà semplice provare a utilizzarne, create da te. Esistono figure retoriche di suono, figure retoriche di posizione, figure retoriche di significato. Vediamo insieme quali figure retoriche poesia esistono tra le poesie più conosciute.

Figure retoriche ne L’assiuolo di Pascoli

L’assiuolo di Giovanni Pascoli recita così:

Dov’era la luna? ché il cielo

notava in un’alba di perla,

ed ergersi il mandorlo e il melo

parevano a meglio vederla.

Venivano soffi di lampi

da un nero di nubi laggiù;

veniva una voce dai campi:

chiù...

Le stelle lucevano rare

tra mezzo alla nebbia di latte:

sentivo il cullare del mare,

sentivo un fru fru tra le fratte;

sentivo nel cuore un sussulto,

com’eco d’un grido che fu.

Sonava lontano il singulto:

chiù...

Su tutte le lucide vette

tremava un sospiro di vento:

squassavano le cavallette

finissimi sistri d’argento

(tintinni a invisibili porte

che forse non s’aprono più?...);

e c’era quel pianto di morte...

chiù...

In questa poesia le figure retoriche sono molte. La più riconosciuta e amata tra le figure retoriche è sicuramente l’onomatopea, cioè una figura retorica di suono che letteralmente significa "creare un nome”. Serve a riprodurre il suono di un animale, quello di un’azione o prodotto da un oggetto.

In questo caso le onomatopee sono diverse:

  • “finissimi sistri d’argento” che sta a descrivere il rumore delle cavallette simile ai sistri, degli antichi strumenti musicali
  • “chiù”, il verso dell’assiuolo
  • “fru fru di fratte” che indica il rumore fatto dai cespugli smossi

Abbiamo anche delle metafore, ovvero una figura retorica di significato che indica un’analogia. Si tratta di parole che non c’entrano niente col contesto eppure danno l’idea, per esempio:

  • “alba di perla”
  • “nebbia di latte”
  • “sospiro di vento”

Nella poesia di Pascoli sono presenti inoltre molte altre figure retoriche. La sinestesia, “soffi di lampi”, la similitudine, “com’eco d’un grido che fu”, l’antitesi “nero di nudi” e “nebbia di latte”, l’anafora “chiù”, oppure "sentivo" inteso in senso fisico poi in senso psicologico.

Il chiasmo, figura retorica nella poesia

Il chiasmo è una figura retorica poesia molto diffusa, che troviamo per esempio in Pace non trovo e non ho da far guerra, uno dei sonetti più famosi di Petrarca, contenuto nel suo Canzoniere.

Pace non trovo, et non ò da far guerra;

e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio;

et volo sopra ’l cielo, et giaccio in terra;

et nulla stringo, et tutto ’l mondo abbraccio.

Tal m’à in pregion, che non m’apre né serra,

né per suo mi riten né scioglie il laccio;

et non m’ancide Amore, et non mi sferra,

né mi vuol vivo, né mi trae d’impaccio.

Veggio senza occhi, et non ò lingua et grido;

et bramo di perir, et cheggio aita;

et ò in odio me stesso, et amo altrui.

Pascomi di dolor, piangendo rido;

egualmente mi spiace morte et vita:

in questo stato son, donna, per voi.

Il chiasmo è una figura retorica poesia molto diffusa, che prevede nell’accostare due gruppi di parole che sono legate da ragioni di concetto. In pratica, due frasi contrappongono concetti simili. Qui il chiasmo è “pace non trovo e non ho da far guerra”: pace è la prima parola, guerra è l’ultima, nel mezzo non trovo e non ho.

Altri esempi di chiasmo in poesia sono:

  • “Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori” / le cortesie, l’audaci imprese io canto…” che altro non è che l’incipit dell’Orlando Furioso di Ariosto
  • Ovidio è il terzo, e l’ultimo è Lucano”, dall’Inferno di Dante Alighieri
  • odi greggi belar, muggire armenti”, da Il Passero Solitario di Leopardi

La pioggia nel pineto figure retoriche

Analizziamo adesso un'altra poesia amatissima, La pioggia nel pineto di Gabriele D'Annunzio. Puoi trovare il testo, come sai molto lungo, sul sito del dizionario Zanichelli.

La pioggia nel pineto figure retoriche è un tema molto caro alla scuola, perché la poesia di D'Annunzio è davvero molto ricca. Si tratta in gran parte di figure retoriche di suono, come onomatopea e allitterazione (i suoni della natura) ma puoi trovare anche figure retoriche di significato e figure retoriche di ordine. Eccone alcune:

  • Anafora: il verbo "piovere" è posizionato sempre all'inizio del verso, mentre ascoltare è sempre coniugato alla seconda persona dell'imperativo
  • Iterazione: "piove su" viene ripetuto più volte per dare ancora più la sensazione di pioggia
  • Allitterazione: ce ne sono diverse, per esempio nei versi "salmastre ed arse", "ciel cinerino", "piove sui pini", "umida ombra remota"
  • Onomatopea: crepitio, crosciare
  • Sinestesia: "freschi pensieri", dove freschi attiene al tatto e pensieri alla mente
  • Climax: come "risorge, trema, si spegne"
  • Similitudine: numerose facili da individuare grazie al "come", per esempio "son come mandorle acerbe"

Adesso puoi divertirti tu a trovare tutte le figure retoriche in La pioggia nel pineto di D'Annunzio!

A Zacinto, figure retoriche

A Zacinto è uno dei sonetti più celebri di Ugo Foscolo, dedicato proprio all'isola greca di Zacinto. Ecco il testo:

Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell'onde
del greco mar da cui vergine nacque

Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l'inclito verso di colui che l'acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.

Ecco le figure retoriche che puoi trovare in A Zacinto:

  • Anastrofe: Né più mai toccherò, greco mar, che l’acque cantò fatali, vergine nacque Venere, o materna mia terra, prescrisse il fato, il canto avrai del figlio
  • Metafora: ove il mio corpo fanciulletto giacque
  • Ossimoro: le tue limpide nubi
  • Ipallage: sacre sponde, che l'acque cantò fatali, illacrimata sepoltura
  • Apostrofe: o materna mia terra

A Silvia figure retoriche

Analizziamo adesso la poesia di Giacomo Leopardi A Silvia, figure retoriche:

Silvia, rimembri ancora
quel tempo della tua vita mortale,
quando beltà splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
e tu, lieta e pensosa, il limitare
di gioventù salivi?

Sonavan le quiete
stanze, e le vie d’intorno,
al tuo perpetuo canto,
allor che all’opre femminili intenta
sedevi, assai contenta
di quel vago avvenir che in mente avevi.
Era il maggio odoroso: e tu solevi
così menare il giorno.

Io gli studi leggiadri
talor lasciando e le sudate carte,
ove il tempo mio primo
e di me si spendea la miglior parte,
d’in su i veroni del paterno ostello
porgea gli orecchi al suon della tua voce,
ed alla man veloce
che percorrea la faticosa tela.
Mirava il ciel sereno,
le vie dorate e gli orti,
e quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
Lingua mortal non dice
quel ch’io sentiva in seno.

Che pensieri soavi,
che speranze, che cori, o Silvia mia!
Quale allor ci apparia
la vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotanta speme,
un affetto mi preme
acerbo e sconsolato,
e tornami a doler di mia sventura.
O natura, o natura,
perché non rendi poi
quel che prometti allor? perché di tanto
inganni i figli tuoi?

Tu pria che l’erbe inaridisse il verno,
da chiuso morbo combattuta e vinta,
perivi, o tenerella. E non vedevi
il fior degli anni tuoi;
non ti molceva il core
la dolce lode or delle negre chiome,
or degli sguardi innamorati e schivi;
né teco le compagne ai dì festivi
ragionavan d’amore.

Anche perìa fra poco
la speranza mia dolce: agli anni miei
anche negaro i fati
la giovinezza. Ahi come,
come passata sei,
cara compagna dell’età mia nova,
mia lacrimata speme!
Questo è il mondo? questi
i diletti, l’amor, l’opre, gli eventi,
onde cotanto ragionammo insieme?
questa la sorte delle umane genti?
All’apparir del vero
tu, misera, cadesti: e con la mano
la fredda morte ed una tomba ignuda
mostravi di lontano.

Ecco alcune delle figure retoriche in A Silvia:

  • Assonanza: “quinci… lungi”
  • Climax: “Che pensieri soavi/ che speranze, che cori,…”
  • Anafora: “Anche…/…anche”
  • Allitterazione: per esempio nella prima strofa.
  • Enjambement: nei versi 7 e 8 per mettere in evidenza la parola “quiete” e nell’ultima strofa
  • Metonimia: "sudate carte", "lingua mortal", "sguardi innamorati e schivi"
  • Ossimoro: lieta e pensosa
  • Personificazione: "o natura o natura… perché non rendi poi quel che prometti allor?"
  • Zeugma: "porgea gli orecchi al suon della tua voce / ed alla man veloce"

Altri esempi figure retoriche poesia

Le figure retoriche sono un modo di giocare con la lingua italiana che arricchisce i testi, in particolare le poesie che, a differenza della prosa, anche oggi, permettono di essere molto creativi. Ecco altri esempi di figure retoriche poesia:

  • S’i’ fosse foco di Cecco Angiolieri contiene una ripetizione di S’i’ fosse… e quindi rappresenta un’anafora
  • Nel famoso verso “naufragar m’è dolce in questo mare” contenuto nell’Infinito di Leopardi compaiono due figure retoriche, una metafora che paragona il mare all’infinito e un ossimoro, perché l’annullamento di sé è considerato qualcosa di dolce
  • L’infinito di Leopardi contiene anche molti enjambement, cioè versi “spezzati” che si concludono con l’inizio del successivo, come per esempio “spazi di là da quella, e sovrumani / silenzi, e profondissima quiete / io nel pensier mi fingo”
  • I Limoni di Montale ci offre un’ellissi (cioè l’omissione di una o più parole che è possibile sottintendere) con i versi “la luce si fa avara / amara l’anima”
  • Eugenio Montale ha scritto anche “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale”, che altro non è che un’iperbole, dato che non si scendono milioni di scale!

Altre poesie ricche di figure retoriche che puoi analizzare sono:

  • X agosto di Giovanni Pascoli
  • In morte del fratello Giovanni di Ugo Foscolo
  • Tanto gentile e tanto onesta di Dante Alighieri
  • Alla sera di Ugo Foscolo
  • Il sabato del villaggio di Giacomo Leopardi

Le figure retoriche poesia sono davvero tantissime. Divertiti a trovare metafore, similitudini, antitesi, chiasmi, anastrofe e molto altro ancora, e magari a scrivere delle poesie con figure retoriche da leggere in classe!

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