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Divina Commedia: scopriamo i mostri dell’Inferno di Dante

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Durante il suo viaggio nell'aldilà Dante Alighieri incontra le creature spaventose - ma decisamente affascinanti - che custodiscono il regno dei dannati. Scopriamole insieme

I MOSTRI DELL'INFERNO DI DANTE

Nell'Inferno della Divina Commedia Dante Alighieri descrive il viaggio allegorico che compie tra i dannati, osservando le terribili punizioni riservate alle anime perdute e alcuni tremendi personaggi che farebbero accapponare la pelle a chiunque.

Per sua fortuna Dante non è da solo in questa impresa: ad accompagnarlo c'é Virgilio, il celebre poeta latino che viene in soccorso del Sommo Poeta per conto di Beatrice, l'amata donna-angelo che vuole salvare l'anima di Dante. Virgilio avrà il ruolo di rassicurare Dante - che non è proprio un cuor di leone - di fronte ad alcune tremende creature che si metteranno sul loro cammino.

Prima di cominciare a scoprire i mostri dell'Inferno di Dante però è bene precisare una cosa: auesta "avventura" è in realtà un viaggio allegorico, ossia un percorso di fantasia in cui i personaggi e gli avvenimenti raccontati dal Sommo Poeta in realtà simboleggiano concetti più profondi o descrivono la visione di Dante riguardo la società in cui vive.

LE CREATURE INFERNALI

  • Caronte
  • Minosse
  • Cerbero
  • Pluto
  • Flegias
  • Minotauro
  • Gerione
  • Malebranche
  • Il gigante Anteo
  • Lucifero

CARONTE

Tra i mostri dell'Inferno di Dante, il primo personaggio oscuro compare nel III canto è Caronte, lo spietato barcaiolo che traghetta le anime al di là dell'Acheronte, il fiume infernale, per entrare nell'Inferno. Questo demone, descritto come un vecchio dall'aspetto terrificante «che 'ntorno a li occhi avea di fiamma rote» (quindi con occhi infuocati) è uno dei tanti "prestiti" che Dante attinge dalla mitologia classica. Lo stesso Virgilio, guida di Dante, lo aveva inserito nel suo poema - l'Eneide - con lo stesso ruolo di traghettatore dell'aldilà, anche se il vecchio descritto nella Commedia è molto più brutale, tanto che non si risparmia d'insultare e frustrare coloro che sono già destinati alle pene infernali.

Caronte dunque sbarra il passaggio a Dante, poiché si accorge subito che il poeta non è ancora un defunto. Toccherà a Virglio sbloccare la situazione, dicendo che il viaggio di Dante è voluto da Dio. A queste parole il demone non può far altro che rassegnarsi e accompagnare i due personaggi verso l'altra sponda.

MINOSSE

Giunti all'ingresso del secondo cerchio dell'Inferno Dante e Virgilio incontrano Minosse, il giudice infernale. Questo è un personaggio molto conosciuto della mitologia greca: si tratta del leggendario re di Creta, potente e saggio legislatore (per questo Dante lo usa come giudice) che incorse nelle ire di Poseidone quando anziché sacrificare uno splendido toro che il Dio gli aveva inviato, scelse di tenerlo nelle sue stalle. Il dio dei mari, infuriato, lo punì facendo sì che la moglie di Minosse s'innamorasse di quel toro, arrivando a generare il terribile Minotauro (che Dante incontrerà più avanti).

Nell'Inferno di Dante Minosse viene descritto con tratti bestiali («Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia») e un'orrenda coda che serve a stabilire la pena da infliggere al dannato. Minosse infatti avvolge l'anima da giudicare facendo tanti giri quanti sono i gironi da discendere per arrivare a quello stabilito.

Anche Minosse si chiede che ci faccia Dante tra i morti, ma come per Caronte è Virgilio a prendere la parola e a spiegare la situazione.

CERBERO

Nel sesto canto è la volta di Cerbero, il mitologico cane a tre teste che, per gli antichi, stava a guardia degli Inferi per impedire che i defunti scappassero. Dante riprende questo tratto ma rende la creatura più adatta alla concezione che i medievali avevano dei mostri (tratti umani "mixati" con caratteristiche bestiali), per cui il Cerbero dantesco ha occhi rossi «la barba unta e atra, 'l ventre largo, e unghiate le mani» e con questi artigli tormenta le anime dei golosi, i quali sono sprofondati in una fanghiglia maleodorante e flagellati da un'eterna pioggia incessante.

Cerbero, le cui tre teste nel medioevo avevano assunto i significati allegorici di superbia, invidia e ingordigia, si scaglia contro Dante ma ancora una volta Virgilio interviene e placa la creatura gettandogli della terra tra le fauci.

PLUTO

No, non c'entra il cane di Topolino. Pluto è infatti l'abbreviazione di Plutone, che è il nome sia del dio della ricchezza che del dio degli Inferi. L'equivoco è grande poiché comparendo nel settimo canto dove vengono descritte le pene degli avari e dei prodighi (gli spendacioni), entrambe le figure ci starebbero a pennello.

In ogni caso il Pluto dantesco che si presenta urlando l'oscura frase «Pape Satàn, Pape Satàn aleppe"» è un demone deformato dalla rabbia e dall'avidità. Infatti dante sceglie Pluto per impersonare il vizio capitale dell'avarizia.

FLEGIAS

All'ottavo canto Dante e Virgilio si trovano nuovamente ostacolati da una palude - il fiume infernale Stige - che li separa dalla Città di Dite. In questo fiume sono intrappolati gli accidiosi, immersi totalmente nel fango, e gli iracondi, che invece riescono a riaffiorare dall'acqua e strepitano rabbiosamente.

Il traghettatore dello Stige è Flegias (o Flegiàs), un personaggio dell'antichità noto per aver dato fuoco ad un tempio d'Apollo durante un'accesso d'ira e che quindi Dante trasforma in un demone crudele, simbolo della rabbia più ceca. Dante non si sofferma molto sull'aspetto di Flegias, che però dobbiamo immaginarci sfigurato dall'ira quando capisce che dovrà permettere al poeta di passare la palude.

MINOTAURO

Nel dodicesimo Canto Dante descrive il suo arrivo nel primo girone del settimo cerchio infernale, dove vengono puniti i violenti contro il prossimo. Qui incontra il Minotauro, il mostro mitologico con corpo di uomo e testa di toro che è l'emblema della violenza bestiale che può far smarrire la ragione all'essere umano. Il Minotauro cerca subito di aggredire Dante ma Virgilio lo calma spiegandogli che Dante non è Teseo, l'ateniese che secondo il mito lo uccise nel celebre labirinto con l'aiuto di Arianna, sorella del Minotauro.

I CENTAURI

Sempre nel dodicesimo canto i due viaggiatori s'imbattono nei centauri, gli esseri metà uomini e metà cavalli che, armati di frecce, pattugliano le rive di un fiume di sangue bollente dove sono immersi i violenti contro il prossimo e colpiscono con un dardo chi prova a emergere troppo. Avvicinatisi, Virgilio e Dante parlano con Nesso, il centauro ucciso da Ercole, Chirone, maestro di Achille, e Folo, che poi aiutano i due a guadare il fiume.

GERIONE

Nei pressi del terzo girone del settimo cerchio - dove sono puniti gli usurai. gli ingannatori e i violenti contro Dio - sulle teste di Dante e Virgilio cala Gerione, un mostro volante con la testa di uomo «giusto», ali di pipistrello, il corpo di serpente, le zampe pelose e la coda di scorpione. Questa creatura è l'allegoria della frode, l'inganno che nuoce al prossimo, e infatti il volto di uomo benevolo e rassicurante contrasta con il resto del corpo, orrendo e bestiale.

Nella mitologia greca Gerione era invece uno dei mostri che Ercole uccise nel corso della sua decima fatica.

Dopo una visita nel girone, Dante e Virgilio salgono in groppa a Gerione che li trasporta sul fondo di una precipizio, nell'ottavo cerchio infernale.

MALEBRANCHE

I più divertenti tra i mostri dell'Inferno di Dante. Nelle Malebolge, il nome dell'ottavo cerchio descritto nei canti XXI, XXII e XXIII dell'Inferno dove si puniscono i fraudolenti, Dante incontra infatti un gruppo di diavoli, i Malebranche, che tormentano con degli uncini le anime dei "barattieri" immerse nella pece bollente. Questi demoni sono molto particolari all'interno della Commedia perché pur essendo dei mostri infernali, rappresento un inatteso elemento comico. Questi diavoli infatti rappresentano la parte più "volgare" dell'essere umano, che in letteratura si traduce con il genere comico-goliardico delle canzonette popolari.

Insomma, poiché rappresentanti degli istinti più bassi dell'umanità, questi diavoletti, dicono parolacce e si comportano in modo molto comico: indimenticabile è la chiusura del canto, quando Barbariccia, uno dei diavoli, dà il segnale di partenza...Facendo una puzza («Ed elli avea del cul fatto trombetta»)!

IL GIGANTE ANTEO

Nel trentunesimo canto, Dante è nel Pozzo dei Giganti, enormi mostri puniti a rimanere conficcati nel terreno dalla cintola in già per essersi messi contro Dio. Anche nella tradizione classica i giganti si mettono contro Zeus, finendo per essere sconfitti.

Qui ci troviamo alle porte dell'ultimo girone dell'Inferno, quello più tremendo, che è completamento ricoperto di ghiaccio, e l'unico gigante a non essere incatenato è Anteo, figlio di Geo e di Nettuno, che nel mito era solito cibarsi di leone e venne ucciso da Ercole. Il gigante è libero perché era nato dopo la ribellione e quindi può aiutare Dante e Virgilio a raggiungere il fondo dell'Inferno, dove risiede Lucifero.

LUCIFERO

Lucifero è Satana, l'angelo caduto che si ribellò a Dio e che venne sprofondato nel cuore della Terra, creando l'Inferno. Questo è il più terribile tra tutti i mostri dell'Inferno di Dante, poiché tanto fu bello quando era un angelo, tanto è orrendo ora che si è dannato rivoltandosi contro Dio.

L'aspetto infatti è quello di una creatura gigantesca - Dante all'inizio lo scambia per un mulino - e pelosa, con ali di pipistrello e anch'essa intrappolata dall'ombelico in giù nella ghiacciaia che ricopre le anime dei traditori dei propri benefattori (i peccatori peggiori per Dante e per i suoi contemporanei).

Lucifero ha tre facce demoniache, una specie di Trinità blasfema che si contrappone alla Santa Trinità: una rossa (allegoria dell'impotenza infiammata dall'ira), una giallastra (l'odio) e una nera (l'ignoranza). Ogni bocca mastica per l'eternità un corpo. Si tratta dei tre traditori peggiori della storia: Giuda, che tradì Gesù, e Bruto e Cassio, che tradirono Cesare (simbolo dell'autorità politica e imperiale). Le ali di Lucifero sbattono in continuazione e creano raffiche di vento che congelano la ghiacciaia infernale.

Dante è atterrito dalla vista di Lucifero ma Virgilio lo rincuora e i due si arrampicano sui peli del mostro per entrare nella spaccatura del ghiaccio, scendere verso le gambe di Lucifero e uscire dall'altra parte «a riveder le stelle», dove il mondo si ribalta e inizia il Purgatorio.

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