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L’alfabeto Braille: cos’é?

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L’alfabeto Braille: cos’é?
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Una scrittura leggibile per chi non vede. All’apparenza potrebbe sembrare un insieme di puntini messi a caso, ma, se ci si sofferma con attenzione, è possibile notare come quei puntini abbiano un senso molto più profondo.

 

L’alfabeto Braille è oggi uno strumento essenziale per le persone non vedenti per poter leggere. Come spiegato dal sito Ability Channel, esso consiste in 6 (o 8) puntini, disposti in un rettangolo ideale, corrispondente a quello del dito indice della mano.

La disposizione dei puntini permette di distinguere una lettera dall’altra, per un totale di 64 combinazioni diverse, attraverso le quali è possibile raccontare storie, fare operazioni di matematica, comporre brani musicali e altro ancora.

La storia del piccolo Louis Braille

A inventare tutto questo è stato l’ingegno del giovane Louis Braille. Nato nel 1809 a Coupvray, a poca distanza da Parigi, il piccolo Louis si distinse per la sua curiosità, tipica dei bambini, che lo spingeva a conoscere il mondo. La cosa che lo affascinava di più, però, era il lavoro del papà, che nella sua bottega, fabbricava finimenti per cavalli e selle.

Purtroppo, un brutto giorno, ci fu un incidente nella bottega e Louis perse la vista da entrambi gli occhi. All’epoca, per le persone non vedenti l’unico destino possibile era quello di diventare mendicanti. La famiglia di Louis non si arrese e decise di iscriverlo comunque a scuola, sperando che il bambino riuscisse comunque a studiare. Purtroppo, gli istituti di allora non erano preparati ad accogliere uno studente privo della vista e per questo, Louis dovette ritirarsi dalla scuola. La famiglia non volle arrendersi e così decise di iscrivere il ragazzo in una scuola che aveva aperto i battenti da poco: l’Istituto dei Ciechi di Parigi, fondato da Valentin Haüy.

La scuola per ciechi

La scuola manteneva un rigore e un atteggiamento molto severo nei confronti degli alunni. Le lezioni consistevano principalmente in esercizi mirati a far apprendere ai ragazzi la manualità necessaria per poter diventare apprendisti di bottega, in particolare per la costruzione di mobili e sedie. Per leggere, il direttore Valentin Haüy aveva inventato un metodo particolare: applicando un filo di rame su un lato della carta, si potevano ottenere dei rilievi delle lettere del testo, che poi i bambini avrebbero potuto riconoscere col tatto.

I ciechi leggono tastando le lettere in rilievo
Credits: libreria media

La scrittura notturna

Le cose sembrarono cambiare, quando un militare di nome Charles Barbiere fece visita all’Istituto nel 1821. Egli aveva ideato un sistema di lettura che avrebbe consentito ai soldati di leggere e comunicare al buio e in silenzio. La formula adottata da Barbier consisteva nell’utilizzare dei puntini, che erano disposti allo scopo di riprodurre i suoni delle parole e non l’alfabeto. Il sistema fu giudicato infine troppo complesso per gli studenti e in breve fu abbandonato.

L’invenzione di Louis

La scrittura notturna di Barbier era troppo complicata.

Ma per Louis Braille, non tutto era da buttare, anzi...

La scrittura basata sulla combinazione di punti poteva essere una buona partenza per effettuare ulteriori sviluppi. Nacque così l’alfabeto di Louis Braille. L’invenzione ebbe un immediato successo, ma non tutti furono d’accordo nell’adottarlo: molte scuole lo bandirono, bollandolo come proibito.

Paradossalmente, il divieto di utilizzare il Braille non fece altro che alimentare la sua popolarità: le persone non vedenti lo adottarono fin da subito come un punto di riferimento.
L’alfabeto Braille oggi è uno strumento imprescindibile, utilizzato praticamente in tutti i paesi del mondo, adattato a quasi ogni lingua conosciuta, tra cui l’Albanese e lo Zulu.

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