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Pablo Picasso: il maestro del cubismo

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Pablo Picasso: il maestro del cubismo
Pixabay

Picasso è forse il più grande artista del Novecento. La sua genialità? Aver rivoluzionato con il cubismo il modo di dipingere, rinunciando alla visione unica frontale e rappresentando il soggetto da più punti di vista.

Tutti avrete sentito parlare di Pablo Picasso (1881-1973), considerato uno degli artisti più geniali del Novecento.

Ma comprendere le sue opere non è facile. Anzi, spesso vedendo un suo quadro non si capisce niente e viene quasi da pensare che a dipingere così ci riesce anche un bambino.
In realtà il suo lavoro non è  facile come sembra. E mentre a Palazzo Reale di  Milano si celebra fino al 17 febbraio del 2019 una grande mostra che analizza il rapporto tra Picasso e l'arte antica, vi spieghiamo che cosa vuole dirci l'artista spagnolo con i suoi dipinti.

Gli esordi

Se pensate che Picasso non sappia disegnare vi sbagliate di grosso. Intanto era figlio di un pittore e ha iniziato a impugnare i pennelli da giovanissimo, acquisendo abilità tecniche sorprendenti. Alla Scuola di Belle Arti di Barcellona, che ha iniziato a frequentare a 14 anni, stupiva già i docenti per le sue incredibili doti. Basta vedere le opere che realizza in questo periodo 'accademico' come:  "Prima comunione", 1896 e "Scienza e carità", 1897.

Parigi

Nei primi anni del Novecento Picasso inizia a cambiare stile, sotto l'influenza dei postimpressionisti francesi. In questa fase il colore diventa protagonista delle sue opere.  All'inizio predomina l'azzurro, è il cosiddetto "periodo blu", come nel "Ritratto di Jaime Sabartès" e ne "La bevitrice d'assenzio" 1901.  

Nel 1904 si trasferisce definitivamente a Parigi e inizia qui il "periodo rosa" con opere come "Famiglia di acrobati" del 1905 e "Due fratelli" del 1906.

Ma oramai è pronto per il grande salto: la rottura dell'immagine figurativa.

La rivoluzione cubista
Nel 1907 insieme al pittore francese Georges Braque, Picasso dà vita al più grande movimento d'avanguardia del primo Novecento: il Cubismo.
E' la prima grande rottura rispetto ai movimenti pittorici che hanno origine dall'impressionismo. E' una novità assoluta.
Il cubismo rivoluziona il modo di dipingere abolendo la visione unica frontale (nata con la scienza prospettica rinascimentale) e sostituendola con la veduta totale dell'oggetto.
Ecco perché le opere cubiste possono sembrare "disegni brutti" perché non rispettano la convezione del punto di vista unico. Cubismo significa rappresentare l'oggetto da diversi punti di vista, cioè si trasferisce su una superficie bidimensionale la realtà tridimensionale.
Il soggetto deve essere dipinto non come ci appare ma com'è.
In questo modo il quadro non è più un'imitazione di ciò che vediamo, ma è qualcosa d'altro. E' autonomo rispetto alla natura, è un'altra realtà.
A dare questa ispirazione è anche l'arte africana, soprattutto le maschere, oggetti magici profondamente diversi dall'immaginario occidentale.
Questa influenza si vede bene nella prima opera che segna il passo verso il cubismo:  "Les demoiselles d'Avignon" del 1907, dove i volti delle donne sembrano proprio maschere africane. 
Nel  1910, sempre insieme a Braque, elaborano la formula del "cubismo analitico": dove le componenti degli oggetti vengono totalmente scomposte in forme geometriche e cromatiche, è di questo periodo "Il poeta" del 1911.
In una seconda fase Picasso e Braque passano a una nuova elaborazione: il "cubismo sintetico" in cui si ha la ricostruzione dell'oggetto e il soggetto è più riconoscibile, la prima opera sintetica  è "Natura morta con sedia impagliata" del 1912,  la più esemplare è "I tre musicisti" del 1921 (nella foto).
Dopo il cubismo
Esaurita la vena creativa cubista, dopo il 1920 Picasso entra in una nuova fase, dove non manca l'influenza surrealista, anche se lui non aderirà mai al movimento.
Capolavoro di questi anni è "Guernica", 1937, simbolo dell'atrocità della guerra.
L'opera infatti rappresenta la cittadina basca Guernica selvaggiamente bombardata dai nazisti alleati di Franco durante la Guerra Civile spagnola.
Picasso continuerà a dipingere anche nel dopoguerra, raggiungendo nuovi universi formali, ma senza mai rinunciare a quello che aveva elaborato con il cubismo: cioè l'autonomia dell'opera artistica.
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