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Caravaggio, storia e opere del genio “maledetto”

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Storia e vita di Caravaggio, pittore straordinario che però aveva un grande talento anche nell'arte... di cacciarsi nei guai!

Caravaggio stato uno dei più grandi pittori della storia. Per alcuni, il più grande. Ammirare un suo quadro è un’emozione incredibile, e viene da chiedersi come sia possibile esprimere tanta bellezza e tanta perfezione. Un vero Genio, con la G maiuscola, con un temperamento e un carattere a dir poco... bollenti, che lo hanno portato a commettere reati gravi, tra cui almeno un omicidio (alcuni cronisti della sua epoca dicono che abbia ucciso due persone e non una). A causa di questa sua indole molti lo chiamano il pittore maledetto. Chissà quanti altri capolavori avrebbe potuto regalare all’umanità se avesse vissuto di più (morì a soli 39 anni) non avesse impiegato così tanto tempo a mettersi nei guai...

IL VERO NOME DI CARAVAGGIO

Il suo vero nome era Michelangelo Merisi (sì, si chiamava come Michelangelo Buonarroti, che tutti conosciamo semplicemente come Michelangelo), e i suoi genitori erano di Caravaggio, una cittadina della Lombardia, vicina a Bergamo, da cui l’artista ha preso il suo soprannome. Lui, però, nacque a Milano - perché i suoi genitori si erano trasferiti lì per lavoro - il 29 settembre 1571.

Nel 1577, quando il piccolo Michelangelo aveva 6 anni, la famiglia tornò a Caravaggio a causa della peste che imperversava nel capoluogo lombardo. L’epidemia si portò via subito suo padre, e morirono anche il suo nonno e il suo zio. Dopo sette anni a Caravaggio, e quando l’epidemia di peste a Milano era terminata, la madre di Michelangelo – che si era accorta presto del suo grande talento nelle arti - decise di mandarlo “a bottega” proprio a Milano. Sì, perché i pittori imparavano l’arte nelle cosiddette botteghe di altri artisti esperti; le botteghe erano dei veri e propri studi, delle specie di scuole d’arte. E lui si recò in quella dell’artista Simone Peterzano. Già da adolescente, il suo carattere era estremamente passionale e aggressivo, un’indole sicuramente innata ma acuita dal dolore per la perdita del padre.

Quando Michelangelo aveva 19 anni, nel 1590, la madre morì e gli lasciò dei soldi, denaro con cui egli partì all’avventura stabilendosi a Roma. Secondo alcuni suoi contemporanei, tuttavia, il pittore era in realtà fuggito da Milano dopo aver ucciso una persona per motivi futili, anche se questo fatto non è stato mai confermato.

A ROMA DIVENTA LEGGENDA

A Roma andò a bottega dal pittore Lorenzo Carli, e lì rimase fino al 1596. Negli anni trascorsi nella città eterna, per un periodo fu ospite di un monsignore, che gli incaricò e comprò alcuni dei suoi dipinti più celebri. Frequentò anche un’altra bottega, quella dell’artista Giuseppe Cesari, famoso all’epoca con lo pseudonimo di Cavalier d’Arpino.

Nel 1597 conobbe il cardinale Francesco Maria Del Monte, che adorò il suo genio e gli commissionò diverse opere che fecero diventare Caravaggio una vera e propria leggenda per la sua pittura rivoluzionaria, fatta di straordinari effetti di luce e di soggetti dipinti dal vero e tratti dalle realtà più umili e per certi versi disgraziate. Il marchese Giustiniani, che divenne suo amico, fu un vero e proprio collezionista delle sue opere e il suo principale protettore, tanto che lo salvò molte volte dai “guai” in cui si cacciava, tra cui risse, offese, ferimenti: tutte vicende che spesso avevano come oggetto del contendere qualche donna.

Caravaggio veniva spesso arrestato e portato nel carcere romano di Tor di Nona. Nel 1604 fu incarcerato per possesso d’armi e denunciato per aver lanciato un piatto di carciofi in faccia ad un garzone d’osteria. L’anno dopo scappò a Genova dopo aver ferito un notaio, ancora a causa di una donna contesa dai due. Solo per citare due delle sue tante situazioni difficili. Molti lo ritenevano folle o pazzo per il suo modo di vestirsi con indumenti consunti e sporchi, per il suo “look” completamente ribelle e poco curato, per le cattive abitudini (bere, giocare clandestinamente per soldi e altre cose). In realtà Michelangelo Merisi non aveva alcun amico vero, perché la sua personalità era stata spezzata dai brutti avvenimenti di quando era molto piccolo e dal fatto che a soli 13 anni, da solo, aveva dovuto affrontare la vita di una città grande e difficile come Milano. Non aveva amici veri, dicevo. Tranne uno: il suo amato cane, l’unico essere del quale si fidava ciecamente.

SEMPRE IN GIRO CON CORNACCHIA, L'AAMTO CANE GIOCOLIERE

Michelangelo Merisi, infatti, girava per Roma in compagnia del suo cane Cornacchia, un barbone nero con cui aveva un rapporto profondissimo e che lo seguiva ovunque. Gli aveva insegnato dei bizzarri giochi con le sfere e le palle, e Cornacchia li aveva imparati così bene da diventare un vero e proprio giocoliere. Nelle cronache del tempo, si scrive che il cane di Caravaggio amava, su richiesta del suo padrone, fare dei veri e propri spettacoli di giocoleria per le strade di Roma.

Cornacchia aveva accompagnato fedelmente il suo padrone in tutti i suoi spostamenti da una città all’altra. All’epoca era difficile tenere un cane al guinzaglio o con qualcosa che funzionasse da tale. Cornacchia seguiva liberamente il suo padrone e non se ne distaccava mai, neanche per andare a dormire. Caravaggio aveva fin da piccolo la passione per gli animali, cresciuta da quando si era recato a bottega da Simone Peterzano (anch’egli amante degli animali e specialmente dei cani). In diverse pitture Caravaggio raffigura dei cani. Cani perlopiù “normali”, in pose giocose o tranquille, non i cani della mitologia che fino a quel momento venivano raffigurati nell’arte.

L'OMICIDIO PER UNA PARTITA DI PALLACORDA (E UNA DONNA)

A quel tempo gli animi si scaldavano molto alla svelta, e bastavano un affronto o uno scherzo per arrivare a ferire o ad uccidere. Il 28 maggio 1606, a Campo Marzio a Roma, Caravaggio stava giovando a pallacorda - che era un po’ il tennis di quell’epoca – contro un certo Ranuccio Tomassoni. Un punto dubbio fece nascere un’accesa discussione tra i due. Tomassoni ferì Caravaggio, il quale reagì e lo uccise. Alla base dell’odio tra i due c’era però, anche stavolta, una donna di cui entrambi erano innamorati.

Caravaggio fu condannato a morte e decise allora di fuggire da Roma con l’aiuto di Filippo Colonna, un principe amico suo. Si stabilì a Napoli per un anno, realizzando altri capolavori. Nel 1607 partì per l’isola di Malta, dove decise di voler entrare a far parte dell’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni, al fine di ottenere l’immunità e non poter più essere condannato a morte. Ma la sua aggressività lo tradì di nuovo: fu arrestato per un violento litigio con un cavaliere maltese e fu incarcerato. Riuscì ad evadere e a scappare, rifugiandosi a Siracusa, in Sicilia, dove restò per un breve periodo ospite di un amico che aveva conosciuto a Roma. Dopo aver dipinto altri capolavori, nel 1609 tornò a Napoli, dove fu sfregiato da alcuni uomini all’uscita da una locanda, perché a quanto pare aveva importunato una donna che aveva una relazione con uno degli aggressori.

Intanto il papa Paolo V stava preparando la revoca della sua condanna a morte. Così Caravaggio prese una nave per andare a Palo di Ladispoli, nel Lazio, territorio papale dove avrebbe atteso l’ufficialità della sua revoca di condanna a morte per poi poter tornare a Roma. Ma dopo lo sbarco a Palo di Ladispoli, Caravaggio si accorse di aver scordato sulla nave il suo bagaglio, ossia tre dipinti che avrebbe dovuto dare al cardinale Scipione Borghese, che si era prodigato affinché il papa revocasse la condanna a morte. Come recuperarli? La famiglia nobile degli Orsini gli offrì una barca per raggiungere Porto Ercole, in Toscana, dove la nave era diretta. La prese e lì arrivò, ma la nave era già ripartita per Napoli con a bordo i tre quadri. Caravaggio, con la febbre alta per un’infezione intestinale, dovette restare a Porto Ercole per essere curato in un sanatorio. Ma le cure non ebbero effetto, e il 18 luglio 1610 morì.

COMPLETAMENTE DIMENTICATO PER OLTRE TRE SECOLI

Ci sono cose che non riusciamo davvero a spiegare. A volte si presentano situazioni così incredibili da chiederci come possano essere possibili. Una di queste è che tutti si siano dimenticati di Caravaggio per quasi 350 anni! Nonostante avesse rivoluzionato la pittura e fosse considerato un genio leggendario; nonostante molti grandi pittori si siano ispirati a lui nel ‘600, nel ‘700 e nell’800, nessuno dopo la sua morte lo considerò degno di attenzione. Questo, in parte, fu responsabilità della Chiesa, che non lo aveva amato per i soggetti ritratti e per la sua vita piena di guai.

La riscoperta di Caravaggio è avvenuta a metà circa del ‘900, soprattutto grazie allo storico dell’arte italiano Roberto Longhi. Già durante la seconda guerra mondiale, i nazisti trafugarono molte sue opere dai musei e dalle chiese dei Paesi che invadevano. Purtroppo alcune di esse non sono più state recuperate o sono andate distrutte e perse per sempre. Dagli anni ‘60 in poi ci fu un boom di studi sul pittore lombardo, uniti anche a ricerche scientifiche sul suo metodo di pittura. Ecco che Caravaggio tornò ad essere un mito, una leggenda della storia dell’arte.

Nel 2008 si decise di riesumare i resti di Michelangelo Merisi a Porto Ercole per vedere se quelle ossa fossero veramente sue. Dopo due anni di studi approfonditi, esse risultarono essere proprio del grande artista. A Porto Ercole, nel 2014, nel luogo dove sorgeva il Cimitero di San Sebastiano (nella via che ora prende proprio il nome di Caravaggio), furono inaugurati una statua e un monumento funebre, con i resti ossei all’interno, dedicati al grande artista.

DIPINGEVA SENZA IL SOSTEGNO DEL DISEGNO: UNICO NELLA STORIA

Caravaggio non faceva alcun abbozzo di disegno sulla tela. Prendeva il pennello e dipingeva direttamente. Sulla tela (o sulla tavola), fissava con dei punti solo le dimensioni. Nessun altro artista ha fatto una cosa simile. Fino a quel momento, e anche dopo di lui, i pittori hanno sempre disegnato sulla tela le figure da dipingere. Caravaggio no.

Gli studi effettuati hanno evidenziato anche l’irruenza della pennellata del pittore, che era velocissima. Provate a pensarci: prendere una tela, osservare la persona dal vero e dipingere direttamente col pennello. Con questo metodo, Caravaggio è riuscito a realizzare capolavori di perfezione unica, di incredibile attenzione per i dettagli.

DIPINGEVA DAL VERO E USAVA LANTERNE PER LA LUCE E SOGGETTI UMILI

Una delle grandi rivoluzioni di Caravaggio consiste nella sua capacità di dipingere forme tridimensionali grazie all’illuminazione che si percepisce nelle opere. Ma come riusciva ad ottenere una luce simile dipingendo sempre dal vero? Egli preparava nel suo studio una vera e propria scenografia, come se fosse in un teatro: collocava delle lanterne nei posti che riteneva opportuni per dare risalto a determinati particolari e figure. Così le figure e i dettagli fuoriuscivano dall’oscurità dando vita alle scene del quadro, quasi come fossero sculture. I contrasti tra luci e ombre nei suoi quadri sono straordinariamente d’impatto.

Oltre ad usare le lanterne, i soggetti che dipingeva erano vecchi, a volte deformi, oppure umili donne e prostitute, tutti presi dalla vita quotidiana della strada, che egli ritraeva con le vesti di santi o di importanti donne della Bibbia. Cercava sempre di rappresentare la realtà come la vedeva, senza alterarla o filtrarla abbellendola. Così anche nell’unica natura morta che conosciamo di lui, le foglie dei frutti sono appassite. È talmente perfetta la sua pittura dei dettagli che i naturalisti e gli scienziati riescono, dai suoi quadri, a riconoscere le malattie delle piante dipinte.

NUOVE PRESUNTE OPERE SCOPERTE OGNI ANNO

È così grande il nome di Caravaggio nella storia dell’arte che stranamente, ogni anno, c’è qualcuno che dice di averne scoperto altre opere prima sconosciute. In alcuni casi, ancora oggi la paternità di alcune opere è ancora oggetto di discussione e dibattito. In realtà, nella sua breve vita cambiò così tante dimore e altrettante città, che è possibile che dei quadri suoi possano essere ritrovati. Detto questo, c’è chi cerca di “fare il furbo”, magari provando a truffare la gente e annunciando nuove “false” opere del grande artista per poter poi fare soldi.

Non molto tempo fa qualcuno dette la notizia – che fece il giro del mondo – del ritrovamento di 100 disegni di Caravaggio (non si conoscono disegni eseguiti dal pittore). Il risultato? Nessuno ha mai potuto vedere questi presunti 100 disegni. Purtroppo l’avidità, in molti esseri umani, è così forte e potente da non avere ritegno né vero amore per la bellezza e per l’arte.

LE OPERE DI CARAVAGGIO
Adesso ecco alcune tra le opere più belle e più importanti di Caravaggio che vale la pena di vedere dal vivo.Sono solo 15, ma vi assicuriamo che tutte le altre non sono da meno. Eccole:

  • I bari (1594) – si trova al Kimbell Art Museum di Forth Worth (Stati Uniti)
  • Riposo durante la fuga in Egitto (tra il 1595 e il 1597) – si trova alla Galleria Doria Pamphilj a Roma
  • Narciso (tra il 1597 e il 1599) – si trova alla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma
  • Vocazione di San Matteo (1599/1600) – si trova all’interno della Cappella Contarelli nella Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma
  • Incredulità di San Tommaso (1600/1601) – Bildergallery di Potsdam (Germania)
  • Crocifissione di San Pietro (1600/1601) – si trova nella Basilica di Santa Maria del Popolo a Roma
  • La conversione di San Paolo (1601) – si trova presso la Basilica di Santa Maria del Popolo a Roma
  • Cena in Emmaus (1601/1602) – si trova presso la National Gallery di Londra; Caravaggio dipinse nel 1606 un’altra versione del quadro, che si trova presso la Pinacoteca di Brera
  • San Matteo e l’Angelo (1602) – si trova all’interno della Cappella Contarelli nella Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma
  • Deposizione di Cristo (tra il 1602 e il 1604) – si trova nella Pinacoteca Vaticana a Città del Vaticano
  • Morte della Vergine (tra il 1604 e il 1606) – si trova al Museo del Louvre di Parigi
  • San Gerolamo penitente (1605/1606) – si trova presso il Monastero di Montserrat (Spagna)
  • San Gerolamo scrivente (1607/1608) – si trova presso la Concattedrale di San Giovanni a La Valletta, Malta
  • Decollazione di San Giovanni Battista (1608) – si trova nella Concattedrale di San Giovanni a La Valletta, Malta
  • David con la testa di Golia (tra il 1607 e il 1610) – si trova alla Galleria Borghese di Roma

FONTI