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Universo che si espande: cambia la costante di Hubble?

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Uno studio americano ha ricalcolato la costante che misura l'espansione dell'universo, aprendo un nuovo dibattito all'interno comunità scientifica

La costante di Hubble, il "metro" utilizzato dall'astrofisica per misurare l'espansione - e quindi l'evoluzione - dell'universo, è stata messa in discussione da un nuovo studio che a breve comparirà sull'autorevole The Astrophysical Journal.

Un team di ricercatori della Chicago University ha infatti ricalcolato il valore della costante che, se confermata, sembra indicare che le galassie si stiano allontanando più velocemente di quanto pensassimo. Ma facciamo un po' di chiarezza...

CHE COS'È LA COSTANTE DI HUBBLE?

La costante di Hubble è un parametro che attribuisce all'accelerazione cosmica - ossia quanto l'universo accelera nel suo movimento - un valore costante, che non cambia mai.

Grazie ad essa l'astrofisico Edwin Powell Hubble formulò nel 1929 la legge di Hubble.Tale principio prese il nome dello studioso americano, ma in verità il primo in assoluto ad affermare che l'universo non era statico ma in continua espansione fu il sacerdote belga Georges Lemaître.

In ogni caso la costante di Hubble è importante perché ci dice a quale velocità le galassie si allontanano le une dalle altre. Tale velocità è poi proporzionale alla loro distanza: più sono lontane, più sembrano veloci nel "filarsene via"!

LA NUOVA MISURAZIONE

Da decenni gli scienziati si confrontano sull'effettivo valore della costante.

Per questo l'équipe coordinata dalla ricercatrice Wendy Freedman ha elaborato un sistema alternativo per venire a capo del problema. Invece di basare la misurazione della costante sull'osservazione delle Ceferidi (stelle variabili), il nuovo studio si è concentrato sulle giganti rosse, ossia stelle nella loro ultima fase di vita.

Durante tale fase infatti, le stelle raggiungono tutte il medesimo picco di luminosità, consentendo agli strumenti astronomici (in questo caso il Telescopio Hubble) di captare i segnali che poi vengono impiegati come un perfetto metro di paragone per misurare la distanza tra le galassie.

Grazie a questo approccio alternativo, Freedman e i suoi collaboratori sono stati in grado di fissare il tasso di espansione dell’universo ad un valore di poco inferiore a 70 chilometri al secondo per megaparsec (km/sec/Mpc). Finora alla costante di Hubble era attribuito un valore di circa 74 km/sec/Mpc.

NUOVE PROSPETTIVE

Nonostante il grande scalpore destato dalla novità, il caso non è stato chiuso definitivamente. In questa ottica grandi speranze sono affidate al Wide Field Infrared Survey Telescope (Wfirst), il nuovo telescopio spaziale che tra qualche anno la Nasa metterà in funzione per consnetire agli scienziati una visione del cielo fino a 100 volte superiore a quella di Hubble (il telescopio, non l'astronomo!).