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Scovati i Buchi Neri supermassici generati dopo il Big Bang!

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Un team ricercatori guidati da uno scienziato italiano è riuscito a rilevare la presenza di giganteschi buchi neri la cui massa e velocità sono molto superiori rispetto a quelli "più giovani". Una storia un po' difficile ma entusiasmante per avvicinarci ancora un poco all'origine dell'Universo che conosciamo. Eccola per voi focusini.

In fisica, spesso, una teoria può aspettare anni e anni prima di essere confermata o smentita definitivamente. In questo caso l'intuizione di alcuni scienziati sembra essersi rivelata corretta e, anche se si tratta di una teoria molto difficile ve la presentiamo lo stesso, molto semplificata.

 

Molti studiosi pensavano che i buchi neri formatisi un miliardo di anni dopo il Big Bang si fossero generati con una velocità e una massa molto maggiore rispetto a quelli nati dopo la morte di una stella (e che sono già stati osservati dagli scienziati).

Tracce dall'universo primordiale!

Quella che fino a poco tempo fa era solo un ipotesi sembra ora trovare conferma grazie a uno studio dell'Università americana di Yale coordinato dall'italiano Nico Cappelluti. Il suo team di ricercatori ha infatti passato al setaccio i raggi X emanati dal cosmo più profondo (che si trova, cioè, ben oltre i due miliardi di anni luce di distanza che delimitano l'universo "locale") per scovare la presenza di questi buchi neri supermassicci.

 

«Alcuni lavori di fisica teorica hanno preso in considerazione le condizioni dell'universo primordiale, dove c'erano idrogeno, elio e litio. Sono gli elementi con cui si sono formati questi buchi neri enormi, centinaia di migliaia di volte la massa solare e che in un miliardo di anni possono crescere fino a raggiungere un miliardo di volte la massa solare» ha spiegato all'Ansa Cappelluti.

 

I rilevamenti sono stati eseguiti studiando il fondo cosmico infrarosso, ossia il fondo della volta celeste, stelle e galassie escluse, assieme al fondo cosmico di raggi-X.

Per confermare al 100 per 100 la scoperta serviranno ulteriori studi, anche perché la tecnologia odierna non consente osservazioni più dirette. I telescopi di nuova generazione però riusciranno a darci indizi più consistenti ed ad aprirci le porte verso un universo più antico e ancora inesplorato.

 

FONTE: Science