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Scoperta una miniera d’oro spaziale!

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La notizia, freschissima, è eccezionale per molti motivi. Il più strabiliante è che, grazie alle onde gravitazionali, abbiamo scoperto come, nell'Universo, si creano metalli preziosi quali l'oro, il platino e l'uranio.

Le stelle di neutroni sono oggetti celesti così densi che il loro diametro si misura in decine di chilometri, non in migliaia, come accade per le stelle normali.



 



E nonostante siano così piccole hanno una massa anche tre volte maggiore di quella del Sole. Nascono quando le stelle “normali” smettono di brillare perché hanno esaurito la materia prima che glielo permette.



E hanno un'altra, pazzesca caratteristica: appoggiato su una stella di neutroni un oggetto qualunque, come per esempio uno Skylander, peserebbe un miliardo di tonnellate...





Beh, in una galassia posta a circa 130 milioni di anni luce da noi, nella costellazione dell’Idra, due stelle di neutroni si sono scontrate e sono esplose. Risultato? È stata liberata nel cosmo una grande onda gravitazionale, una pazzesca quantità di energia (composta anche di pericolosi raggi gamma), e una nuvola di uno dei metalli più preziosi: l'oro.



 



Una nuvola che, dicono gli scienziati, non è esattamente una “nuvoletta”, bensì una “nuvolona”, visto che contiene tanto oro quanto dieci volte la massa della Terra (ossia dieci volte la quantità di materia che compone il nostro pianeta).



 



Tutti ricchi dunque? Niente affatto: questa incredibile miniera spaziale si trova così distante da noi che non potremo mai arrivarci. La cosa interessante, dunque, non è la ricchezza dell'oro spaziale ma il fatto che questa eccezionale scoperta è stata resa possibile grazie alle onde gravitazionali, previste da Albert Einstein cent'anni fa e la cui esistenza è stata dimostrata per la prima volta nel settembre del 2015 (grazie a questa scoperta, gli scienziati che l'hanno fatta, lo scorso 3 ottobre hanno vinto il premio Nobel per la fisica).





Le onde gravitazionali sparate nell'Universo ben 130 milioni di anni fa, al momento dell'esplosione delle due stelle di neutroni sono state registrate, qui a terra, da una rete formata da ben 96 telescopi e dai due strumenti che intercettano le onde gravitazionali: l'americano Ligo e l'italiano Virgo installato a Cascina, in Toscana.



 



«Non ci eravamo mai spiegati come i metalli pesanti potessero formarsi nell'universo» ha raccontato al giornale LaRepubblica Paolo D’Avanzo, astronomo dell’Istituto nazionale di astrofisica. «Sappiamo che all'interno delle stelle gli atomi si fondono fino a generare il ferro ma non gli elementi più pesanti». Bene, ora lo sappiamo! E sappiamo, anche, che insieme all'oro, quella nube contiene altri metalli preziosi quali il platino e l'uranio.



 



L'oro e altri metalli pesanti si raccolgono poi in quelle che gli scienziati chiamano nubi interstellari e che, in un processo che dura milioni di anni, daranno poi vita ai nuovi pianeti.





Un altro grande motivo che rende questa scoperta eccezionale dipende dal fatto che, per la prima volta, un fenomeno spaziale è stato studiato, contemporaneamente, da moltissimi strumenti terrestri che, abbandonando le ricerche in corso fino a quel momento, si sono sincronizzati, hanno puntato le antenne verso la costellazione dell'Idra e hanno cominciato a lavorare, coordinati, dopo che le due antenne che captano le onde gravitazionali, Ligo e Virgo, avevano registrato una sequenza lunga 99 secondi, testimone di quel fenomeno estremo e lontanissimo. Hanno registrato un'onda gamma, ossia un'altissima diffusione di energia, e, addirittura, la luce di quell'antica esplosione.



 



Oggi, dicono gli scienziati, le due stelle di neutroni che hanno generato quella strabiliante miniera d'oro spaziale sono probabilmente diventate uno spaventoso buco nero.