Spazio: esistono "zoo" di futuri pianeti intorno alle stelle più giovani!

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Un nuovo strumento installato sul Very Large Telescope dell'Eso ha permesso di fotografare attorno ad un gruppo di stelle molto giovani una grande varietà di strutture, composte da gas e polveri, che sembrano l''ideale per lo sviluppo di nuovi pianeti. Tale scoperta potrebbe dirci di più anche sul passato del nostro Sistema Solare!

Le giovani stelle dell'universo potrebbero dirci com'era formato il nostro Sistema Solare all'alba dei tempi.

 

L'European Southern Observatory (ESO) ha infatti individuato un folto gruppo di stelle neonate ("appena" dieci milioni di anni di vita!) attorno alle quali si sono formate vastissime aree di gas e polveri cosmiche.

 

Tali stelle distano tra i 230 e i 550 milioni di anni luce dalla Terra e i dischi di materia cosmica che le circondano sono tutti diversi tra loro: alcuni ospitano polveri luminose, altri presentano anelli di polvere più scura, ma tutti quanti offrono condizioni favorevolissime alla nascita di nuovi pianeti.

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Immagini ESO dei vari "zoo" di polveri e gas intorno alle stelle. Quante forme e strutture diverse! | ESO/H. Avenhaus et al./E. Sissa et al./DARTT-S and SHINE

«Studiare questi dischi è fondamentale per investigare il legame tra le proprietà del disco e la formazione e la presenza di pianeti - dicono all'ESO -

I dischi intorno a queste stelle contengono gas, polvere e planetesimi, i mattoni costitutivi dei pianeti e i progenitori dei sistemi planetari

dalla Terra».

 

Tra queste "fabbriche di pianeti", ha destato particolare attenzione il disco intorno alla stella GSC 07396-00759, la quale è legata tramite la forza di gravità a una coppia di stelle che a sua volta è circondata da un altro disco già conosciuto dagli astronomi.

La formazione cosmica intorno a questa coppia è ricca di gas e sembra più evoluta rispetto a quella del disco di GSC 7396-0759, sebbene i due sistemi siano nati assieme.

Un occhio...sul passato!

La scoperta, presentata in diversi articoli pubblicati su Astronomy & Astrophysics e recante la firma dell'italiana Elena Sissa, è stata possibile grazie allo strumento SPHERE installato sul Very Large Telescope (VLT) dell'ESO in Cile, il quale ha permesso agli osservatori di escludere la luce "accecante" proveniente dalle stelle madri e dunque di poter ottenere una visuale migliore sulle regioni di spazio circostanti.

 

CREDITS IMMAGINI

Copertina: ESO/H. Avenhaus et al./DARTT-S collaboration

Foto 1: ESO/H. Avenhaus et al./E. Sissa et al./DARTT-S and SHINE collaborations

16 Aprile 2018
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