Donna Moderna
FocusJunior.it > Scienza > Spazio > La Luna di Galileo: come lo scienziato descriveva il nostro satellite

La Luna di Galileo: come lo scienziato descriveva il nostro satellite

Stampa
La Luna di Galileo: come lo scienziato descriveva il nostro satellite
Ipa-Agency

Descritta in una lettera del 1611 la Luna di Galileo rivoluzionò le concezioni dei suoi contemporanei. Eppure era bastato semplicemente osservarla!

Tra i tanti scienziati che si sono occupati delle cose celesti, Galileo Galilei è stato sicuramente uno dei più importanti della Storia, capace di gettare le basi del metodo scientifico e così "rivoluzionario" da prendere un'invenzione proveniente dall'Olanda - il cannocchiale - e puntarla verso le stelle.

Grazie a questo semplice gesto infatti, Galileo aprì la strada ad un nuovo corso di scoperte astronomiche che avrebbero rivelato i segreti del cielo. Ovviamente, la Luna fu uno dei primi oggetti astronomici ad essere indagati...

LA LUNA DI GALILEO

Galileo si interessò subito al nostro satellite  e le sue osservazioni portarono ad una prima descrizione scientificamente accurata delle caratteristiche lunari.

Tutte le considerazioni sulla luna di Galileo - di cui nella foto in cima all'articolo vediamo degli schizzi disegnati dallo stesso scienziato italiano - vennero raccolte nel 1610 in un trattato latino, il Sidereus Nuncius (traducibile con "il Messaggero degli Astri"), ma una delle considerazioni più famose riguardo l'oggetto lunare comparvero in una lettera del 1611 destinata a Gallanzone Gallanzoni.

«Hora - scriveva Galileo - per dire brevemente quanto mi occorre, dico che io ho sin qui, insieme con tutti i filosofi et astronomi passati, chiamo Luna quel corpo, il quale, sendo per natura atto a ricevere et ritenere, senza trasmettere, il lume del sole, alla vista del quale egli è continuamente esposto, si rende per tanto a noi visibile sotto diverse figure, secondo che egli è in varie posizioni situato rispetto al sole et noi, le quali figure, hora falcate, hora semicircolari et hora rotonde, ci rendono sicuri, quello essere globoso et sferico: et di questo tale corpo, dal sole illuminato et da noi veduto, hanno sin qui la maggior parte de i filosofi creduto che la superficie fosse pulita, tersa et assolutissimamente sferica; et se alcuno disse di credere che ella fusse aspra e montuosa, fu reputato parlare più presto favolosamente che filosoficamente. Hora io di questo istesso corpo lunare, da noi veduto mediante la illuminazione del sole, asserisco il primo, non più per immaginazione, ma per sensata esperienza et per necessaria dimostrazione, che egli è di superficie piena di innumerabili cavità et eminenze, tanto rilevate che di gran lunga superano le terrene montuosità».

In poche parole, in questo testo scritto in un italiano antico (e complicato), Galileo spiega le caratteristiche principali della Luna:

  • Si rende visibile a seconda dell'esposizione alla luce del Sole
  • È una sfera ("globoso et sferico")
  • Ha una superficie per nulla regolare, ma solcata da crateri e parecchie catene montuose.

Probabilmente adesso un simile elenco ci appare come una grande banalità, ma per i tempi era una novità sconvolgente, al punto che la Chiesa, poco incline e mutare le proprie secolari posizioni riguardo il cosmo e il suo ordine precostituito, contrastò aspramente le scoperte di Galileo, soprattutto quando si iniziò a parlare di una Terra che gira intorno al Sole e non viceversa.