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‘Vernici viventi’ biodegradabili dai colori di farfalle, pavoni e batteri

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‘Vernici viventi’ biodegradabili dai colori di farfalle, pavoni e batteri
Pixabay

E' possibile creare dei 'colori viventi' biodegradabili? Sì, secondo Silvia Vignolini, una ricercatrice fiorentina che lavora a Cambridge. La scienziata ha decodificato i colori delle farfalle, dei pavoni e di alcune colonie di batteri, scoprendo anche che dai geni manipolati di questi ultimi si possono ricavare vere e proprie 'vernici viventi'. Brava Silvia!

Una ricercatrice italiana che lavora a Cambridge ha decodificato i colori di farfalle, pavoni e batteri, affermando che dai geni manipolati di questi ultimi si possono ottenere vernici viventi.

 

La scienziata si chiama Silvia Vignolini, ha 37 anni ed è fiorentina: ha svelato, assieme a un team di altri giovani ricercatori del Dipartimento di Chimica dell'ateneo di Cambridge, il codice genetico dei colori strutturali. 

A Cambridge si studiano i materiali dei colori delle piume dei pavoni e delle ali delle farfalle

 

"Qui analizziamo come gli organismi creano i cosiddetti colori strutturali", ha spiegato Silvia, parlando dei colori che non sono frutto di un pigmento, ma della peculiare disposizione di strutture microscopiche che riflettono la luce.

 

Il lavoro è svolto principalmente sul materiale presente nei colori particolari che contraddistinguono le ali delle farfalle e le sgargianti piume dei pavoni. "Noi cerchiamo di capire come la natura ingegnerizza il materiale e proviamo a riprodurlo. E' un procedimento che chiamiamo bio-mimetica. Studiamo come manipolare queste strutture", ha chiarito Silvia.

E' possibile creare colori viventi biodegradabili attraverso la manipolazione genetica di alcuni batteri

 

Il team di Cambridge porta avanti un'ulteriore analisi sui geni delle colonie di batteri, che, se cambiati, mutano colore. In tal modo è possibile usarli come veri e propri 'colori viventi': da questi si possono ottenere 'vernici viventi' biodegradabili e atossiche per auto e pareti ad esempio.

 

Per queste incredibili scoperte, Vignolini e colleghi hanno anche attirato l'attenzione di una grande azienda cosmetica desiderosa di collaborare con i giovani ricercatori di Cambridge. Complimenti ragazzi!

 

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